New York - Il braccio di ferro tra Harvard e Donald Trump finisce davanti al giudice. La più antica università americana ha chiesto alla corte di sbloccare gli oltre due miliardi di dollari di finanziamenti federali cancellati dal presidente degli Stati Uniti per ritorsione.
Harvard: da Trump decisione arbitraria
Nelle 51 pagine dell’esposto Trump viene accusato di aver preso una decisione “arbitraria” e “incostituzionale” con l’obiettivo di “punire Harvard per aver difeso i suoi diritti costituzionali”. Lo riporta il sito americano The Harvard Crimson.
Lo scontro
La decisione arriva il giorno dopo la notizia che l’amministrazione Trump, - nel sostenere che l’università non ha contrastato l’antisemitismo tra i suoi studenti - vuole tagliare un altro miliardo di dollari di fondi e contratti con l’università, cifra che si aggiunge ai 2,2 miliardi già congelati la settimana scorsa. La denuncia mette in moto uno storico scontro legale che vede il presidente accusato di voler attaccare e demolire le istituzioni culturali che non si sono piegate alla sua volontà. Tra le condizioni che l’amministrazione aveva posto a Harvard, in una lettera che sarebbe partita per errore, c’era, non solo l’ordine di consegnare l’elenco dei nomi degli studenti stranieri che avevano partecipato alle manifestazioni pro-Gaza, ma l’accettare direttive sulla gestione di alcuni programmi scolastici, in cui la “prospettiva conservatrice” doveva essere valorizzata.
Inoltre Trump aveva chiesto che a suoi rappresentanti fosse permesso di controllare che le direttive sarebbero state rispettate. Harvard è un’università privata e non ha accettato di farsi mettere sotto tutela. “Il compromesso presentato ad Harvard e ad altre università è chiaro.- hanno scritto gli avvocati nell’esposto - permettere al Governo di gestire nel dettaglio la vostra istituzione accademica oppure mettere a rischio la capacità dell’istituzione di perseguire scoperte mediche, scoperte scientifiche e soluzioni innovative”.
Il ritorno del procuratore star
La battaglia legale segna anche il clamoroso ritorno sulla scena di Robert Hur, il procuratore che solo un anno fa era considerato una star dai trumpiani: lui è il procuratore che aveva interrogato Joe Biden, nell’inchiesta sui documenti governativi ritrovati nell'ufficio privato dell’ex presidente e nella sua residenza a Wilmington, e che nel rapporto finale lo aveva descritto come un “uomo anziano, con buone intenzioni ma dalla memoria debole”.
Intanto il presidente dell’università, Alan Garber, in un messaggio ai membri della comunità universitaria, ha sostenuto la battaglia legale: «Difendiamo la verità secondo cui college e università in tutto il Paese possono rispettare e onorare i loro obblighi legali e svolgere al meglio il loro ruolo essenziale nella società senza indebite ingerenze da parte del governo».
Il precedente
Non è la prima volta che Harvard porta Trump in tribunale. Nel 2021 l’ex presidente dell’università, Lawrence Bacow, aveva vinto una causa avviata contro l’amministrazione Trump che aveva rivendicato il diritto a cancellare i visti agli studenti che, in piena pandemia da Covid, avevano seguito i corsi online, rispettando le procedure di isolamento per evitare il contagio.