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Israele, il silenzio di Netanyahu e l’ordine alle ambasciate: “Via i post di cordoglio per il papa”

(afp)

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Bufera sul premier che non ha ricordato il Papa e poi ha fatto cancellare i messaggi delle sedi diplomatiche nel mondo
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Non è stata semplice quando era vivo. Non è semplice neanche ora che è morto, la relazione fra papa Francesco e lo Stato di Israele. Lo raccontano gli eventi delle ultime ore: lunedì, mentre dai leader di tutto il mondo – compresi quelli di cui non condivideva l’agenda – arrivavano in Vaticano le condoglianze, l’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu restava in silenzio, con il messaggio ufficiale affidato al presidente della Repubblica Isaac Herzog, che parlava di un uomo di «immensa fede e grande misericordia», sorvolando sulle tante divergenze che negli ultimi mesi avevano diviso Israele e il Vaticano.

La spaccatura è venuta alla luce in tutta la sua potenza ieri, quando il ministero degli Esteri ha dato ordine di cancellare i messaggi di cordoglio che diverse rappresentanze diplomatiche avevano diffuso su X. I messaggi – proprio alla luce delle tensioni derivate dalle critiche espresse dal Papa all’offensiva su Gaza – avevano un tono neutro: “Riposi in pace, papa France…

Non è stata semplice quando era vivo. Non è semplice neanche ora che è morto, la relazione fra papa Francesco e lo Stato di Israele. Lo raccontano gli eventi delle ultime ore: lunedì, mentre dai leader di tutto il mondo – compresi quelli di cui non condivideva l’agenda – arrivavano in Vaticano le condoglianze, l’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu restava in silenzio, con il messaggio ufficiale affidato al presidente della Repubblica Isaac Herzog, che parlava di un uomo di «immensa fede e grande misericordia», sorvolando sulle tante divergenze che negli ultimi mesi avevano diviso Israele e il Vaticano.

La spaccatura è venuta alla luce in tutta la sua potenza ieri, quando il ministero degli Esteri ha dato ordine di cancellare i messaggi di cordoglio che diverse rappresentanze diplomatiche avevano diffuso su X. I messaggi – proprio alla luce delle tensioni derivate dalle critiche espresse dal Papa all’offensiva su Gaza – avevano un tono neutro: “Riposi in pace, papa Francesco”. Oppure “Possa la sua memoria essere benedetta”. Non è bastato: ieri mattina – ha scritto per primo il quotidiano Yedioth Ahronot, poi ripreso da altri media israeliani – è partito l’ordine di cancellare ogni espressione di cordoglio dai profili ufficiali dello Stato di Israele.

L’ordine - racconta lo stesso giornale - ha generato fastidio e disappunto in particolare fra i diplomatici di stanza in Paesi cattolici. «Lo abbiamo fatto solo per la sua posizione su Gaza», lamentava un funzionario in una chat interna al ministero degli Esteri citata da Yedioth. «Ci è stato ordinato di cancellarli senza spiegazioni. Alla richiesta di chiarimenti ci è stato risposto che la questione è “ancora allo studio”: questo non va bene né per noi né per il Paese che siamo chiamati a rappresentare», ribatteva un altro.

La tensione fra il Vaticano e Israele è da mesi ai livelli di guardia: a irritare Netanyahu e i suoi sono stati i costanti appelli del Papa per la pace – compreso quello di domenica nella sua ultima apparizione pubblica – e ancor più le sue telefonate alla parrocchia di Gaza, che hanno tenuta sempre accesa la luce sulla sorte della piccola comunità cristiana e di tutta la Striscia. «Ci ha chiamato l’ultima volta sabato sera per gli auguri di Pasqua – ricordava ieri il parroco, padre Gabriel Romanelli – non ci ha mai lasciati soli. C’era ormai l’ “ora del Papa”: quando sapevano che stava per chiamare, le famiglie e i ragazzi si riunivano per sentirlo, per piangere con lui, per pregare, per raccontargli le loro paure». Un’attenzione costante che ha provocato dozzine di chiamate irritate – ufficiali e non – da parte dei funzionari israeliani in Vaticano.

Negli ambienti cattolici a Gerusalemme il timore è che l’assenza dell’ombrello garantito dal Papa metta la comunità cristiana della Striscia a rischi ancora maggiori, anche alla luce della violenza con cui nelle ultime settimane è ripresa l’offensiva israeliana a Gaza.

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