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La Spagna acquista proiettili da Israele: trema la coalizione di governo. Sumar: “Noi con Gaza”

(afp)

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La vicepremier e leader della galassia di sinistra Yolanda Díaz chiede la revoca della maxi-partita da 6,6 milioni di euro prima annullata e poi confermata dal ministero dell’Interno. Izquierda Unida minaccia di uscire dall’esecutivo e Podemos invoca le dimissioni del ministro
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Scricchiola, come mai era accaduto finora, la coalizione di governo spagnola che unisce il partito socialista, Psoe, del premier Pedro Sánchez e la piattaforma progressista Sumar, della vicepremier con delega al Lavoro Yolanda Díaz. Due i temi al centro dello scontro, e neanche troppo distanti tra loro: da un lato il piano da 10,4 miliardi per portare la spesa in difesa della Spagna al 2% del Pil nel 2025 – votato ieri dal Consiglio dei ministri e bollato da Sumar come “esorbitante” – dall’altro il discusso acquisto milionario da parte del ministero dell’Interno di una partita di proiettili da Israele destinati alla Guardia Civil.

Il maxi rifornimento di 15,3 milioni di proiettili, dal valore di oltre 6,6 milioni di euro, era stato al centro del dibattito lo scorso ottobre con il ministero che si era impegnato ad annullarlo per non finanziare lo stato di Israele, autore della distruzione nella Striscia di Gaza. Si scopre però oggi, grazie a un’indiscrezione del canale Cadena Ser poi …

Scricchiola, come mai era accaduto finora, la coalizione di governo spagnola che unisce il partito socialista, Psoe, del premier Pedro Sánchez e la piattaforma progressista Sumar, della vicepremier con delega al Lavoro Yolanda Díaz. Due i temi al centro dello scontro, e neanche troppo distanti tra loro: da un lato il piano da 10,4 miliardi per portare la spesa in difesa della Spagna al 2% del Pil nel 2025 – votato ieri dal Consiglio dei ministri e bollato da Sumar come “esorbitante” – dall’altro il discusso acquisto milionario da parte del ministero dell’Interno di una partita di proiettili da Israele destinati alla Guardia Civil.

Il maxi rifornimento di 15,3 milioni di proiettili, dal valore di oltre 6,6 milioni di euro, era stato al centro del dibattito lo scorso ottobre con il ministero che si era impegnato ad annullarlo per non finanziare lo stato di Israele, autore della distruzione nella Striscia di Gaza. Si scopre però oggi, grazie a un’indiscrezione del canale Cadena Ser poi confermata dal ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska, che il governo ne ha formalizzato l’acquisto lo scorso 16 aprile.

E se dopo l’aumento per le spese militari di ieri, Díaz aveva invitato alla calma spiegando che nonostante le divergenze il governo godesse di “buona salute” e facendo capire la volontà di portare a termine la legislatura, più dura è stata la posizione sull’appalto delle munizioni da Israele. La leader di Sumar ha parlato di “una violazione flagrante degli accordi" di coalizione del governo esigendo “la rettifica immediata di questa stipula e la comparizione immediata del ministro in Parlamento per spiegare cosa è accaduto". E poi, in un comunicato, ha aggiunto: “L’impegno del governo spagnolo con il popolo della Palestina deve essere assoluto. Non ci sono sfumature nel mezzo di un massacro i cui responsabili hanno un ordine internazionale di arresto da parte della Corte Penale Internazionale".

A fragilizzare la tenuta di una coalizione mai così messa a dura prova, è arrivata anche la risposta di Izquierda Unida – uno dei partiti membri della galassia di sinistra di Sumar, dalle posizioni più antimilitariste e con una ministra, Sira Rego, nell’esecutivo – che ora lo invita a ritirare i suoi cinque ministri dal governo e che si era già espresso ieri, in tema di riarmo, parlando di volontà “di aprire una crisi di governo” del premier Sánchez. Per il partito di estrema sinistra Podemos “il governo spagnolo è collaborazionista di un genocidio”, ha commentato la segretaria Ione Belarra; mentre il portavoce Pablo Fernandez ha chiesto le dimissione del ministro dell'Interno.

Secondo quanto riportato dalla stampa, le ragioni che avrebbero spinto il ministero a non revocare il maxi-acquisto dalla società israeliana Guardian Defense & Homeland Security S.A., parte del gruppo internazionale Guardian Ltd Israel, sarebbero anche di natura legale dopo una valutazione dell’Avvocatura di Stato che avrebbe consigliato di non recidere il contratto in una fase così avanzata (in riferimento al dibattito dello scorso ottobre) per non incorrere nel pagamento di una penale cospicua. "L'annullamento avrebbe comportato pagare lo stesso il prezzo all'impresa", israeliana vincitrice dell'appalto "senza ricevere il materiale contrattato, necessario perché la guardia civile possa prestare i servizi che le sono affidati", ha spiegato più tardi in un comunicato il ministero dell'Interno ribadendo l'impegno dell'esecutivo a non acquistare o vendere armamenti allo Stato di Israele.

Infine, in queste ore, sul governo Sánchez si è abbattuta anche una polemica alimentata dai media nazionali sull’assenza del premier al funerale di papa Francesco di sabato. A rappresentare la Spagna ci saranno il re Felipe e la regina Letizia ma c’è chi ricorda che per la morte di papa Giovanni Paolo II arrivarono i sovrani, allora Juan Carlos e la regina Sofia, e il premier dell'epoca, il socialista José Luis Rodríguez Zapatero. Il leader del Partito popolare spagnolo, Alberto Núñez Feijóo, ha chiesto al premier di dare spiegazioni sulla sua assenza.

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