Corea del Nord, nella lista Unesco il monte Paektu: la vetta della dinastia di Kim Jong-un
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - È la vetta sacra, mitologica, la vetta della propaganda. È lì che Kim Il-sung, fondatore della Corea del Nord e leader “eterno”, basò la sua campagna militare anti-giapponese. È lì che - come falsamente afferma il regime - è nato Kim Jong-il, padre dell’attuale dittatore. Ed è lì che in questi suoi anni al potere Kim Jong-un ama farsi fotografare ogni tanto in sella ad uno dei suoi cavalli bianchi.
Il Monte Paektu, la leggendaria montagna della dinastia dei Kim, è stato da poco inserito dall’Unesco nella lista dei Geoparchi Globali. Un raro riconoscimento internazionale per Pyongyang, che lo utilizzerà di certo per rafforzare il culto della personalità costruito attorno alla famiglia che dal 1948 comanda sul Regno eremita.
Montagna più alta della penisola coreana, uno stratovulcano attivo al confine tra la Corea del Nord e la Cina, il Paektu è anche considerato il luogo di nascita di Dangun, il mitico fondatore del primo regno di Corea oltre 4mila anni fa. La propaganda gl…
PECHINO - È la vetta sacra, mitologica, la vetta della propaganda. È lì che Kim Il-sung, fondatore della Corea del Nord e leader “eterno”, basò la sua campagna militare anti-giapponese. È lì che - come falsamente afferma il regime - è nato Kim Jong-il, padre dell’attuale dittatore. Ed è lì che in questi suoi anni al potere Kim Jong-un ama farsi fotografare ogni tanto in sella ad uno dei suoi cavalli bianchi.
Il Monte Paektu, la leggendaria montagna della dinastia dei Kim, è stato da poco inserito dall’Unesco nella lista dei Geoparchi Globali. Un raro riconoscimento internazionale per Pyongyang, che lo utilizzerà di certo per rafforzare il culto della personalità costruito attorno alla famiglia che dal 1948 comanda sul Regno eremita.
Montagna più alta della penisola coreana, uno stratovulcano attivo al confine tra la Corea del Nord e la Cina, il Paektu è anche considerato il luogo di nascita di Dangun, il mitico fondatore del primo regno di Corea oltre 4mila anni fa. La propaganda glorifica la famiglia Kim per la sua discendenza da questa montagna divina. “Il Maestoso compagno Kim Jong-un sceso dal cielo e concepito dal Monte Paektu”, scriveva il 20 dicembre del 2011 il quotidiano di Stato Rodong Sinmun, salutando il nuovo leader.
L’Unesco ha riconosciuto il versante nordcoreano della montagna per il suo “affascinante patrimonio geologico, con paesaggi spettacolari modellati dalle eruzioni vulcaniche e dall'erosione glaciale. Il Monte Paektu si trova nel cuore del geoparco ed è un sito fondamentale per comprendere l'attività vulcanica. È stato teatro di una delle più grandi eruzioni della storia documentata, l'eruzione del Millennio avvenuta intorno al 1000 d.C., che ha diffuso cenere vulcanica fino al Giappone e ha creato straordinarie caratteristiche geologiche, tra cui il Lago Chon, un suggestivo lago calderico situato a 2.190 metri sul livello del mare”. L’anno scorso l’Unesco aveva fatto lo stesso per il versante cinese, dove il monte prende il nome di Changbaishan.
Simbolo per tutti i coreani, del Nord e del Sud, tanto che Kim nel 2018 portò l’allora leader di Seul Moon Jae-in proprio in visita alla montagna, il Paektu è soprattutto però il simbolo della propaganda comunista. I libri di testo scolastici e i dipinti dei musei raffigurano la pianura intorno alla montagna come il campo di battaglia dove i guerriglieri coreani guidati da Kim Il-sung combatterono i colonialisti giapponesi. Pyongyang sostiene inoltre che Kim Jong-il sia nato in uno dei “campi guerriglieri segreti” presenti in quella zona: in realtà secondo gli storici sarebbe nato in Russia. Quando Kim Jong-il morì, nel 2011, i giornali di Stato scrissero che “il ghiaccio spesso del lago si era rotto con un rumore così forte da sembrare scuotere il cielo e la terra”.
“Associando la famiglia Kim al Monte Paektu, la Corea del Nord costruisce un'origine nazionale sacra che rafforza la lealtà ideologica e giustifica la leadership ereditaria”, ha dichiarato Han Ki-ho, professore presso l'Ajou Institute for Unification, al sito NK News.
La certificazione dell’Unesco potrà servire anche a rianimare il settore turistico, quando la Corea del Nord deciderà di riaprirsi ai viaggiatori internazionali. Ai piedi del Paektu si trova infatti la città “santa” di Samjiyon, dove stanno nascendo complessi residenziali, hotel, stazioni sciistiche, strutture commerciali, culturali e mediche. Una “utopia socialista”, come la chiama il regime, costruita, secondo le testimonianze di alcuni disertori e organizzazioni umanitarie, grazie a giovani sfruttati come “schiavi”.