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Trump minaccia Zelensky: “Ho l’accordo con la Russia. Pace ora o perderai il Paese”

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Il leader Usa mette con le spalle al muro l’ucraino: “Vicina l’intesa con Putin, accettala”. Nel piano la cessione della Crimea e dei territori occupati. Vance: “È equo”. No di Kiev
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LONDRA – Kiev è spalle al muro. All’angolo. Donald Trump lancia l’ultimatum a Volodymyr Zelensky: «Ho l’accordo con la Russia» aggiungendo: ma è difficile trattare con il presidente ucraino. Secondo Trump quelli del leader ucraino sono «atteggiamenti incendiari, che portano il suo Paese al disastro. Zelensky non ha carte da giocare: può ottenere la pace o combattere per altri tre anni prima di perdere tutta l’Ucraina. Così, non farà altro che prolungare lo sterminio».

Trump esplode perché Zelensky ha appena dichiarato che la cessione della Crimea alla Russia «non è negoziabile». «Inaccettabile», tuona la Casa Bianca. La (poca) pazienza di “The Donald” è finita: si deve chiudere l’accordo con Putin, il prima possibile. Lo conferma il vicepresidente J.D. Vance: «Abbiamo presentato una proposta equa e una richiesta molto esplicita sia ai russi che agli ucraini. Ora tocca a loro dire sì. O gli Stati Uniti lasceranno i negoziati».

Il vertice di Londra

Gli alleati europei intanto cerca…

LONDRA – Kiev è spalle al muro. All’angolo. Donald Trump lancia l’ultimatum a Volodymyr Zelensky: «Ho l’accordo con la Russia» aggiungendo: ma è difficile trattare con il presidente ucraino. Secondo Trump quelli del leader ucraino sono «atteggiamenti incendiari, che portano il suo Paese al disastro. Zelensky non ha carte da giocare: può ottenere la pace o combattere per altri tre anni prima di perdere tutta l’Ucraina. Così, non farà altro che prolungare lo sterminio».

Trump esplode perché Zelensky ha appena dichiarato che la cessione della Crimea alla Russia «non è negoziabile». «Inaccettabile», tuona la Casa Bianca. La (poca) pazienza di “The Donald” è finita: si deve chiudere l’accordo con Putin, il prima possibile. Lo conferma il vicepresidente J.D. Vance: «Abbiamo presentato una proposta equa e una richiesta molto esplicita sia ai russi che agli ucraini. Ora tocca a loro dire sì. O gli Stati Uniti lasceranno i negoziati».

Il vertice di Londra

Gli alleati europei intanto cercano disperatamente di salvare la barca che affonda. Britannici, francesi e tedeschi (italiani assenti) fanno muro con Kiev, dopo che Rubio e il negoziatore trumpiano Witkoff ieri hanno disertato il vertice di Londra, lasciando da solo l’inviato americano per l’Ucraina, il generale Kellogg. Nessun accordo con Putin, hanno rimarcato ieri gli europei nel summit, senza un cessate il fuoco preventivo e senza le garanzie di sicurezze Usa - deterrente militare e nucleare - affinché Putin non attacchi mai più in Ucraina. Stesso monito del consigliere di Zelensky, Andriy Yermak, anche lui a Londra: «Per noi un cessate il fuoco totale è il primo indispensabile passo per i negoziati con la Russia».

Ma europei e ucraini sembrano impotenti. Trump non ha fornito alcuna garanzia di sicurezza, come richiesto per mesi dal primo ministro britannico Keir Starmer e dal presidente francese Emmanuel Macron, entrambi a capo della “Coalizione dei Volenterosi” e pronti a schierare soldati in Ucraina dopo il cessate il fuoco. Il portavoce di Starmer ripete: «Sta agli ucraini decidere». Ma il piano da sette punti presentato ieri da Kellogg a Londra è un boccone amarissimo da digerire. Per tutti.

I sette punti del piano

Secondo le bozze circolate ieri, la roadmap di Trump da sette punti è «decisamente sbilanciata a favore della Russia», come titolava in serata il New York Times. Qualcosa di inaccettabile e scandaloso per molti a Kiev, e non solo. Tra i fedelissimi di Zelensky c’è chi preme per non cedere a quella che potrebbe essere una clamorosa resa dell’Ucraina.

Per gli americani, invece, non bisogna perdere il “momentum”. Nelle ultime ore, Putin ha concesso due apparenti aperture: la disponibilità di sedersi al tavolo con Zelensky (senza la preventiva rimozione di quest’ultimo) e la possibilità di congelare le zone di occupazione attuali, senza rivendicare l’interezza delle quattro province contese (Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia). Ma i sette punti della proposta di pace americana restano pesantissimi, come ha scritto il Telegraph.

Primo: riconoscimento ufficiale della Crimea come russa, affronto clamoroso alle leggi internazionali. Secondo: il riconoscimento de facto americano degli altri territori ucraini occupati da Mosca. Terzo: niente Nato per Kiev (ma sì all’ingresso in Ue). Quarto: la centrale nucleare di Zaporizhzhia sotto il controllo Usa. Quinto: accordo per lo sfruttamento americano di minerali e terre rare dell’Ucraina. Sesto: drastica riduzione delle sanzioni statunitensi alla Russia (ma qui l’Ue può fare pressione grazie alle centinaia di miliardi di asset russi congelati) e addirittura cooperazione energetica tra Washington e Mosca.

A Putin, che domani riceverà di nuovo l’inviato Usa Witkoff, invece, verrà semplicemente richiesto il ritiro della Russia da alcune zone occupate, come quelle intorno a Kherson, ridando così accesso agli ucraini al fiume Dnipro. Troppo poco, in questa nuova ora più buia dell’Europa. Sperando che non sia un’altra pace di Monaco.

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