Dubbi Ue sul piano americano per l’Ucraina: “Non togliamo le sanzioni senza una pace siglata all’Onu”
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES – Un accordo di pace a queste condizioni non è accettabile. Il “Piano” per terminare la guerra in Ucraina predisposto da Donald Trump e concordato con Vladimir Putin sta già trovando due opposizioni: quella di Kiev e quella dell’Europa. Anzi, la loro opposizione è concordata.
Le linee dell’intesa tracciata sulla direttrice Washington-Mosca è infatti arrivata anche sulle scrivanie di diverse cancellerie del Vecchio continente e in quella dell’Ue. E sta destando più di una contrarietà.
Ci sono due punti fondamentale che non sono digeribili dall’Unione ma anche dalla Gran Bretagna: la consegna della Crimea a Mosca e l’eliminazione delle sanzioni economiche. Nel negoziato di questi giorni, Casa Bianca e Cremlino si sono mossi con due presupposti diversi. Gli Usa hanno puntato sul fattore tempo: Trump voleva e vuole chiudere in tempi brevi per dimostrare che la promessa fatta in campagna elettorale è stata mantenuta.
Putin, invece, ha utilizzato questa esigenza per ottenere …
BRUXELLES – Un accordo di pace a queste condizioni non è accettabile. Il “Piano” per terminare la guerra in Ucraina predisposto da Donald Trump e concordato con Vladimir Putin sta già trovando due opposizioni: quella di Kiev e quella dell’Europa. Anzi, la loro opposizione è concordata.
Le linee dell’intesa tracciata sulla direttrice Washington-Mosca è infatti arrivata anche sulle scrivanie di diverse cancellerie del Vecchio continente e in quella dell’Ue. E sta destando più di una contrarietà.
Ci sono due punti fondamentale che non sono digeribili dall’Unione ma anche dalla Gran Bretagna: la consegna della Crimea a Mosca e l’eliminazione delle sanzioni economiche. Nel negoziato di questi giorni, Casa Bianca e Cremlino si sono mossi con due presupposti diversi. Gli Usa hanno puntato sul fattore tempo: Trump voleva e vuole chiudere in tempi brevi per dimostrare che la promessa fatta in campagna elettorale è stata mantenuta.
Putin, invece, ha utilizzato questa esigenza per ottenere il massimo possibile. E quindi ha chiesto che nell’accordo fossero inserite nere su bianco almeno quattro condizioni: il riconoscimento della Crimea come Russia, il controllo dei territori occupati da tre anni a questa parte, la cancellazione delle sanzioni imposte dagli europei – in particolare quella che esclude la Russia dal circuito bancario Swift – e la rimodulazione dell’intesa sul grano ucraino. Tutte richieste accolte dall’Amministrazione statunitense.
Il nodo però si stringe proprio sul ruolo dell’Europa. Regno Unito, Francia e Ue hanno già fatto sapere che si tratta di condizioni inaccettabili. Le prime due perché compromettono la “sicurezza” del “Vecchio Continente”, le altre due perché considerano inammissibile che si stringa un patto su misure adottate dai paesi europei senza averli coinvolti nel negoziato. In sostanza il ragionamento di Parigi, Londra e Bruxelles è molto semplice: non ci hai consultato, le sanzioni non si ritirano. In particolare l’esclusione dal Swift la cui reintroduzione comporterebbe una sorta di rilegittimazione finanziaria di Mosca a livello internazionale.
Al di là dell’ottimismo proclamato dal “Tycoon”, quindi, la possibilità di aprire rapidamente un percorso di pace rischia di non essere ancora stringente. Anche perché l’Ucraina sta esortando l’Europa a offrirgli la sponda proprio per rigettare il “prendere o lasciare” di Trump. Tanto che anche tra i mediatori americani e i “facilitatori” sauditi non si esclude che il dialogo di queste ore possa contenere un piano B: un cessate il fuoco per continuare a trattare. Pure su questa ipotesi, però, esistono versioni contrastanti. Russia e Usa ritengono che il cessate il fuoco possa condurre l’Ucraina alle elezioni per sostituire Zelensky. Kiev e Bruxelles non hanno la stessa opinione.
Francia e Regno Unito, inoltre, sperano di poter utilizzare un altro strumento per far valere le loro ragioni. A loro giudizio, un patto che ridisegna i confini di due Stati sovrani – la Crimea cambierebbe l’attuale geografia politica -, dovrebbe essere sottoposto almeno al vaglio del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Una soluzione che ovviamente renderebbe l’Europa ancora più determinante con il potere di veto esercitabile proprio da Parigi e Londra.
Tra le capitali europee, poi, altri due aspetti stanno creando perplessità. Il primo riguarda proprio la richiesta di rivedere il commercio del grano ucraino. Mosca reclama in primo luogo di tornare a vendere i prodotti chimici utilizzati in agricoltura per la coltivazione dei cereali. In secondo luogo fanno notare che contestualmente gli Stati Uniti stanno discutendo anche con l’Iran per evitare la non proliferazione nucleare di Teheran. Senza però imporre agli iraniani di bloccare la fornitura di droni militari alla Russia.
Insomma, la partita-Ucraina non è ancora chiusa. L’Europa, però, sa che nei prossimi giorni Trump forzerà la mano mettendo sul tavolo un’altra carta: i dazi. Proponendo il “baratto dei due conflitti”: la fine della guerra in Ucraina con la fine della guerra commerciale. Per l’Ue non sarà facile scegliere.