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Esther Ballestrino, la professoressa desaparecida che segnò la vita di Papa Francesco

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La donna, insegnante di chimica di Bergoglio quando aveva 16 anni, è stata una figura chiave nella sua formazione politica. Tra le fondatrici delle Madres de Plaza de Mayo, fu sequestrata e fatta sparire dalla dittatura argentina
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BUENOS AIRES – Nella sua autobiografia, Papa Francesco l’ha definita come la persona che “mi ha insegnato a pensare”. Ha parlato di lei come di una donna straordinaria, che gli aveva fatto capire l’importanza della politica, e di come fosse importante aiutare le persone più deboli. Esther Ballestrino è stata l’insegnante di chimica di Bergoglio quando era un adolescente, ma il loro legame è andato avanti fino alla morte della professoressa che è stata, come detto da lui stesso, una figura chiave nella sua formazione politica.

Ma Esther Ballestrino è stata molto di più. La donna infatti è stata una delle fondatrici delle Madres de Plaza de Mayo, le madri argentine che in piena dittatura militare, sono scese in piazza a Buenos Aires chiedendo a gran voce dove fossero finiti i loro figli, che erano stati sequestrati e fatti sparire dal regime di Videla. Le Madri argentine sono diventate un simbolo di lotta conosciuto in tutte il mondo e hanno rappresentato la prima crepa che ha port…

BUENOS AIRES – Nella sua autobiografia, Papa Francesco l’ha definita come la persona che “mi ha insegnato a pensare”. Ha parlato di lei come di una donna straordinaria, che gli aveva fatto capire l’importanza della politica, e di come fosse importante aiutare le persone più deboli. Esther Ballestrino è stata l’insegnante di chimica di Bergoglio quando era un adolescente, ma il loro legame è andato avanti fino alla morte della professoressa che è stata, come detto da lui stesso, una figura chiave nella sua formazione politica.

Ma Esther Ballestrino è stata molto di più. La donna infatti è stata una delle fondatrici delle Madres de Plaza de Mayo, le madri argentine che in piena dittatura militare, sono scese in piazza a Buenos Aires chiedendo a gran voce dove fossero finiti i loro figli, che erano stati sequestrati e fatti sparire dal regime di Videla. Le Madri argentine sono diventate un simbolo di lotta conosciuto in tutte il mondo e hanno rappresentato la prima crepa che ha portato alla caduta del regime militare.

Esther lavorava come insegnante nel laboratorio tecnico della scuola frequentata da Bergoglio ed era incaricata di ricevere e verificare i risultati dati dagli alunni. Quando si sono conosciuti, Bergoglio aveva solo 16 anni ma ha conservato sempre un ricordo vivido di lei, descrivendola come una donna molto rigorosa e con una profonda etica del lavoro. Nata nel 1918 in Uruguay, Esther si era interessata alla politica sin da molto giovane. Una passione che aveva trasmesso sia ai suoi alunni che ai suoi figli.

Costretta per il suo impegno politico all’esilio nel 1947 dal Paraguay, Paese in cui si era trasferita con la sua famiglia da piccola, aveva scelto di rifugiarsi in Argentina, dove aveva continuato a essere un’importante dirigente politica dei movimenti di sinistra. Nella sua casa a Buenos Aires, nonostante il pericolo rappresentato dal regime militare che allora aveva preso il potere in Paraguay, ospitava continuamente perseguitati politici delle dittature latinoamericane e non solo: come scoprirà solo anni dopo la sua famiglia, Esther continuava ad entrare clandestinamente in Paraguay per formare nuovi quadri politici nei movimenti di sinistra.

“Esther non era una fanatica, era una persona assolutamente rispettosa delle idee altrui, e aveva la pazienza – con me che ero solo un ragazzo – di spiegarmi il suo punto di vista di attivista politica”, aveva ricordato Bergoglio, che, anche quando è diventato Papa, ha continuato a conservare in casa sua un ritratto di Esther, sempre ben esposto.

Quando il 24 marzo del 1976 in Argentina ha inizio il regime militare guidato da Jorge Rafael Videla, Esther non si tira indietro e continua nella sua militanza. La dittatura è feroce e fa sparire chiunque si opponga: saranno almeno 30.000 i desaparecidos del regime. Nel giugno del 1977, i soldati sequestrano una delle figlie di Esther, Ana María, che aveva 16 anni ed era incinta di tre mesi.

Ana María riesce a sopravvivere e, dopo quattro mesi, viene liberata. Ma, come ha ricordato, veniva sottoposta alle peggiori torture dai militari: “Mi hanno fatta sparire dentro al ‘Club Atlético’”, uno dei molti centri di tortura e sterminio dell’epoca. Mi sottoponevano continuamente alle scariche elettriche, anche se ero un’adolescente ed ero incinta”. Quando Ana María riappare, Esther fa immediatamente uscire dal Paese le sue tre figlie e le manda in esilio, per salvarle.

Lei però, nei quattro mesi di detenzione di Ana María, ha cominciato a riunirsi con decine di madri che denunciavano la sparizione dei propri figli e, insieme, decidono di fondare un gruppo, le Madres de Plaza de Mayo, che inizia a fare delle ronde pubbliche davanti alla Casa Rosada, il palazzo governativo argentino, per richiedere al regime di dire dove fossero finiti i loro figli sequestrati. È proprio in quel contesto che Esther decide di chiamare il suo ex alunno Bergoglio a cui chiede di nascondere i suoi libri più politici perché era sicura che i soldati del regime la stavano tenendo d’occhio.

E aveva ragione. Due mesi dopo la liberazione di sua figlia, Esther Ballestrino viene sequestrata e fatta sparire in uno dei più atroci e tristemente noti crimini della dittatura argentina: il crudele assassinio delle fondatrici delle Madres de Plaza de Mayo. L’8 dicembre del 1977, le fondatrici delle Madri si erano date appuntamento con altri familiari di desaparecidos, in una chiesa limitrofa alla piazza per raccogliere firme e denaro per pubblicare un annuncio dove veniva richiesta l’apparizione in vita degli scomparsi.

All’appuntamento però si era presentato uno dei peggiori aguzzini del regime, Alfredo Astiz (conosciuto come “L’Angelo della morte”) che si era infiltrato nel gruppo delle Madres, fingendo di essere il fratello di un militante scomparso. Dopo quell’incontro, le fondatrici delle Madri di Plaza de Mayo sono state sequestrate, torturate e buttate in mare ancora vive dai militari del regime. Fra loro c’era anche Esther, che aveva 59 anni.

Insieme al gruppo delle fondatrici delle Madri, i militari avevano sequestrato anche due suore francesi che aiutavano le donne: Alice Domon e Lèonie Duquet. E la sparizione di Lèonie Duquet, crudelmente uccisa insieme alla professoressa e amica di Bergoglio Eshter Ballestrino, si lega a doppio filo con l’Italia e, per un’incredibile coincidenza, alla morte di Papa Francesco. Nei giorni scorsi infatti i giornali di tutto il mondo hanno pubblicato le foto e i video di Geneviève-Josèphe Jeanningros, suora francese di 82 anni che ha rotto il protocollo vaticano per pregare vicino alla salma del defunto Papa.

Geneviève che vive da tanti anni a Ostia, fra i camper di un piccolo rifugio a fianco del Luna Park, è proprio la nipote della suora francese Lèonie Duquet, fatta sparire dal regime argentino insieme alle fondatrici delle Madri di Plaza de Mayo. Geneviève, che ha speso la vita ad aiutare i più deboli, è diventata negli anni una cara amica di Papa Francesco, che l’ha visitata più volte nei camper dove viveva. Il corpo di Lèonie Duquet, insieme a quello delle altre scomparse e di Esther Ballestrino, è stato ritrovato nel 2005 e, finalmente, le famiglie hanno potuto svolgere un rito funebre.

“Per le famiglie quel momento è stato importantissimo e doloroso. E io non potevo credere che nessuno della curia avesse preso parte, insieme a noi familiari, a quel funerale – ha detto Geneviève –. A quell’epoca Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires e io gli ho scritto una lettera molto dura, rimproverandolo per non aver partecipato alla cerimonia. Non riuscivo a credere che dopo più di 20 anni di dolore, ancora non avessero capito quanto fosse fondamentale stare vicino ai familiari delle vittime”. Bergoglio aveva risposto a quella lettera e da lì era cominciato uno scambio con suor Geneviève, che è proseguito una volta nominato Papa. Uno scambio che si è trasformato nel tempo in un’amicizia duratura e importante.

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