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Kerry: “Su clima e migranti papa Francesco era straordinario. La sua impronta resterà”

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Intervista all’ex senatore, candidato presidenziale, segretario di Stato e inviato speciale per il clima americano che, arrivato a Roma per le esequie, traccia un bilancio degli effetti del pontificato di Bergoglio
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ROMA – Dal clima all’Ucraina, dai dazi alle migrazioni, passando per Gaza e la Cina, è lunga la lista dei temi su cui Francesco non la vedeva come Donald Trump. John Kerry non vuole scendere troppo nei dettagli della politica, parlando alla vigilia del funerale del Papa su una terrazza con meravigliosa vista su San Pietro, però il messaggio che lancia l’ex senatore, candidato presidenziale, segretario di Stato e inviato speciale per il clima, è molto chiaro: «Usando una metafora calcistica, dovremmo smetterla di farci autogol».

Lei ha incontrato molte volte Francesco. Cosa ricorda di lui e quale sarà la sua eredità più importante?

«L’ho trovato straordinario, incredibilmente umile, con i piedi per terra, schietto e caloroso. Tutto ciò si è visto anche pubblicamente, nel corso del pontificato, e conferma quanto fosse una persona autentica. Era anche molto pastorale, mi ricordava Giovanni XXIII che ammiravo da bambino. Credo che avrà un impatto di lungo termine sulla Chiesa, e n…

ROMA – Dal clima all’Ucraina, dai dazi alle migrazioni, passando per Gaza e la Cina, è lunga la lista dei temi su cui Francesco non la vedeva come Donald Trump. John Kerry non vuole scendere troppo nei dettagli della politica, parlando alla vigilia del funerale del Papa su una terrazza con meravigliosa vista su San Pietro, però il messaggio che lancia l’ex senatore, candidato presidenziale, segretario di Stato e inviato speciale per il clima, è molto chiaro: «Usando una metafora calcistica, dovremmo smetterla di farci autogol».

Lei ha incontrato molte volte Francesco. Cosa ricorda di lui e quale sarà la sua eredità più importante?

«L’ho trovato straordinario, incredibilmente umile, con i piedi per terra, schietto e caloroso. Tutto ciò si è visto anche pubblicamente, nel corso del pontificato, e conferma quanto fosse una persona autentica. Era anche molto pastorale, mi ricordava Giovanni XXIII che ammiravo da bambino. Credo che avrà un impatto di lungo termine sulla Chiesa, e non solo, sui temi a cui era molto appassionato, come poveri, svantaggiati, migranti. Parlava davvero come la coscienza del mondo, e penso che molte persone di altre religioni siano rimaste colpite da lui».

Sul clima, a partire dall’enciclica “Laudato Si”, eravate alleati. È possibile continuare i progressi con Trump presidente?

«Assolutamente sì. Su questo tema le posizioni di Francesco erano basate sulle verità scientifiche, non solo sulla fede. È una questione più grande di qualsiasi governo. In tutto il pianeta i leader politici, e negli Usa le istituzioni governative non federali, gli stati, le città, continuano a fare ciò che le leggi richiedono, ovvero andare verso le fonti rinnovabili di energia. Alla fine del primo mandato di Trump erano il 75% della elettricità prodotta negli Usa, ora sono il 90%. Quindi anche il popolo americano continua il cammino. È anche una questione di lavoro, benessere, sicurezza, salute, forza militare. Perché mai dovremmo lasciare alla sola Cina la possibilità di avvantaggiarsi di queste nuove tecnologie? Crisi energetica e climatica creano il più grande mercato che il mondo abbia mai conosciuto. Ci sono miliardi di persone senza elettricità, o che hanno bisogno di reti digitali, e questa è un’occasione economica. Sono appassionato di calcio, ma un autogol è un autogol, ovunque avvenga. E ne vedo molti negli Usa, che si danno la zappa sui piedi. Altri leader continueranno la transizione, col settore privato. Non credo che alcun Paese dovrebbe voler perdere questo tipo di opportunità».

Parlando di Cina, Trump sta imponendo dazi agli alleati di cui avrebbe bisogno per contrastarla. Ha senso?

«Spero che il presidente trovi un modo per fare qualcosa di utile e che i negoziati accelerino significativamente, perché il mercato è estremamente instabile. Ci sono grandi perdite di produttività, capitali e investimenti, che non convengono a nessuno».

Qualche mese fa il Papa aveva mandato ai vescovi americani una lettera sull’immigrazione molto dura. Cosa pensa di quanto sta accadendo negli Stati Uniti su questo tema?

«Credo che dovremmo vivere secondo la nostra Costituzione e le nostre leggi. Non penso che si debbano tenere le persone fuori dalle aule, arrestarle nelle strade, metterle su un aereo e deportarle. Questo, a mio giudizio, è incostituzionale. Abbiamo violato le nostre stesse leggi e dovremmo passare invece attraverso i tribunali. Sappiamo come andrà a finire. Tutti in America sentono che dobbiamo affrontare la questione dell’immigrazione in modo più efficace. Il presidente Biden aveva intensificato questo sforzo prima di andarsene, ma dobbiamo farlo in un modo che ci ricordi chi siamo come americani».

Il capo della Conferenza episcopale americana, Timothy Broglio, ha criticato anche la linea sull’Ucraina. Cosa ne pensa?

«Il presidente è impegnato nelle trattative e non ho intenzione di intromettermi nel processo. Gli auguro di avere successo. Spero che trovi la strada da seguire, e credo che esista. Però è molto, molto importante che gli Stati Uniti, l’Europa e gli altri Paesi riconoscano la posta in gioco. Non penso che dovremmo andare dove stiamo andando. Il mondo deve preoccuparsi del fatto che un Paese possa invaderne un altro - violando i confini, contro le leggi delle relazioni internazionali - ed essere ricompensato per questo. Credo si debba trovare un modo per avere un risultato equilibrato ed equo, che onori i sacrifici fatti dagli ucraini, ma soddisfi anche il quadro più ampio in cui si inserisce la questione. È in gioco l’intera struttura dei comportamenti nata dopo la Seconda guerra mondiale. Ci sono cose che il presidente Putin vuole, di cui ha bisogno, e penso esista una strada da percorrere. L’Ucraina deve avere un approccio ragionevole. Ogni negoziato richiede di trovare il giusto equilibrio e nessuno sarà completamente contento del risultato, ma devi cercare soluzioni accettabili da tutti».

Trump ha detto che la Crimea tornerà russa. Cosa ne pensa?

«Non sono d’accordo col mettere sul tavolo in maniera automatica una modifica così significativa, prima ancora di sapere cosa possono accettare le parti, cosa considerano ingiusto e quali risultati sarebbero equilibrati. Come mediatore non penso sia utile annunciare il tuo punto di arrivo prima di iniziare. Applaudo il presidente per il fatto che persegue il negoziato e gli auguro il meglio. È importante che l’amministrazione prosegua lo sforzo, ma puntando a ciò che è giusto».

Francesco voleva anche la fine della guerra a Gaza, con il diritto per Israele di vivere in pace e per i palestinesi di avere uno Stato. È ancora possibile, con Trump?

«Assolutamente. Servono però parti disponibili alla trattativa e alle soluzioni eque».

Cosa si augura, come cattolico, dal Conclave? E teme che Trump interferisca?

«Da credente laico, preferisco non dare consigli. L’80% dei cardinali è stato nominato da Francesco, ma non vuol dire: sarà lo Spirito Santo a guidarli».

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