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Witkoff tre ore da Putin: “Pronti a un accordo”. Kiev frena sulla Crimea

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L’inviato Usa per la quarta volta al Cremlino: “Colloqui molto utili”. Lavrov: “Siamo ai dettagli”. Klitschko apre sulla penisola, poi ritratta
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MOSCA – L’inviato statunitense Steve Witkoff arriva a Mosca per la quarta volta in una data che non potrebbe essere più evocativa della ritrovata sintonia tra Mosca e Washington possibile preludio all’intesa sull’Ucraina: l’ottantesimo anniversario del “Giorno dell’Elba”, quando truppe sovietiche e americane s’incontrarono sul fiume a Torgau, in Sassonia, tagliando in due il Terzo Reich e anticipandone l’epilogo.

«Per tre anni le autorità statunitensi non hanno permesso ai nostri diplomatici di onorare la memoria degli eroi del ’45 davanti alla targa commemorativa al cimitero di Arlington», accusa la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova davanti alla targa gemella sulla Collina moscovita Poklonnaja nel Parco che celebra la vittoria sovietica sul nazismo. «Chi poteva impedircelo? Coloro che tradiscono la memoria degli antifascisti», dice prima di imbracciare zappa e annaffiatoio per piantare un cespuglio di lillà proprio mentre il corteo di Witkoff attraversa la cap…

MOSCA – L’inviato statunitense Steve Witkoff arriva a Mosca per la quarta volta in una data che non potrebbe essere più evocativa della ritrovata sintonia tra Mosca e Washington possibile preludio all’intesa sull’Ucraina: l’ottantesimo anniversario del “Giorno dell’Elba”, quando truppe sovietiche e americane s’incontrarono sul fiume a Torgau, in Sassonia, tagliando in due il Terzo Reich e anticipandone l’epilogo.

«Per tre anni le autorità statunitensi non hanno permesso ai nostri diplomatici di onorare la memoria degli eroi del ’45 davanti alla targa commemorativa al cimitero di Arlington», accusa la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova davanti alla targa gemella sulla Collina moscovita Poklonnaja nel Parco che celebra la vittoria sovietica sul nazismo. «Chi poteva impedircelo? Coloro che tradiscono la memoria degli antifascisti», dice prima di imbracciare zappa e annaffiatoio per piantare un cespuglio di lillà proprio mentre il corteo di Witkoff attraversa la capitale per raggiungere il Cremlino. Più vicini a un accordo sull’Ucraina? «Stiamo ristabilendo i contatti. Stiamo cercando di trovare una via d’uscita da questa terribile crisi ucraina creata dalla precedente amministrazione Usa», risponde alle poche testate estere presenti, compresa Repubblica.

Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, nell’anticipazione di un’intervista con Face the Nation che andrà in onda domenica su Cbs, era stato ancora più ottimista: «Siamo pronti a raggiungere un accordo, ma ci sono ancora alcuni elementi che vanno perfezionati. Ci sono diversi segnali che ci stiamo muovendo nella giusta direzione». Il nuovo incontro tra Witkoff e Vladimir Putin sembra confermare l’ottimismo. «Come sta, signor Presidente?», chiede Witkoff, tutto sorrisi, stringendo la mano al leader del Cremlino che risponde in una rara battuta in inglese: «Bene, benissimo, grazie!». Poi tre ore di colloqui a porte chiuse che il consigliere diplomatico presidenziale Jurij Ushakov definisce «costruttivi e molto utili» non solo «sull’Ucraina, ma anche su numerose altre questioni internazionali». In particolare, spiega, «è stata discussa la possibilità di riprendere i negoziati diretti tra i rappresentanti di Russia e Ucraina», interrotti nella primavera 2022. «Stiamo facendo progressi», ribadisce l’inviato russo per gli affari economici internazionali, Kirill Dmitriev, presente ai colloqui.

Le dichiarazioni rilasciate martedì a Time da Donald Trump, ma diffuse soltanto ieri, del resto, sono promettenti per Mosca. «La Russia manterrà la Crimea. E il presidente ucraino Volodymyr Zelensky lo capisce e tutti capiscono che non è loro da molto tempo. È stato Obama ad aver ceduto la Crimea, non Trump. La guerra è iniziata quando gli ucraini hanno iniziato a parlare di Nato». E prima di partire per Roma per partecipare ai funerali di Papa Francesco, si dice fiducioso: «Non c’è scadenza per la conclusione dei colloqui di pace. Voglio soltanto chiuderli il più velocemente possibile».

Zelensky però lo smentisce: «Stiamo facendo tutto ciò che i nostri partner hanno proposto, tranne ciò che è contrario alla Costituzione ucraina sull’integrità territoriale del Paese», afferma riferendosi alla Crimea. Ma il sindaco di Kiev Vitalij Klitschko non chiude. «Uno degli scenari sarebbe l’abbandono dei territori. È ingiusto, ma per il bene della pace, anche se temporanea, forse è una soluzione temporanea», ammette a Bbc, primo politico ucraino ad aprire a una concessione di territori. Parole che fanno infuriare i social e lo costringono a rettificare: «Siamo consapevoli che lo scenario delle concessioni territoriali contraddice i nostri interessi nazionali e dobbiamo lottare fino all’ultimo contro la sua attuazione». Ma intanto una crepa si è aperta.

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