Città del Vaticano – È difficile vederlo arrivare. Discreto, figura minuta, riesce a passare l’ingresso del Petriano, accanto al Santo Uffizio, schivando il crocchio di giornalisti che attendono al varco i cardinali che si riuniscono nelle congregazioni generali. Spesso usa la macchina, una utilitaria anonima, e poi il percorso è di poche decine di metri. Il cardinale Robert Francis Prevost abita nella curia generalizia dell’Ordine di Sant’Agostino, sulla sinistra del colonnato berniniano, un edificio che lui stesso fece costruire quando era superiore del suo ordine. Nato a Chicago 69 anni fa, è però un cardinale “romano”, nel senso che fa parte della Curia romana da quando, nella sorpresa generale, papa Francesco a gennaio del 2023 lo ha nominato a capo del potente dicastero dei vescovi.
Un teologo cosmopolita
Questo sacerdote agostiniano — un ordine noto per non essere una fucina di ultraprogressisti — qualcosa di lui dicono i suoi legami. Fu ordinato sacerdote da monsignor Jea…
Città del Vaticano – È difficile vederlo arrivare. Discreto, figura minuta, riesce a passare l’ingresso del Petriano, accanto al Santo Uffizio, schivando il crocchio di giornalisti che attendono al varco i cardinali che si riuniscono nelle congregazioni generali. Spesso usa la macchina, una utilitaria anonima, e poi il percorso è di poche decine di metri. Il cardinale Robert Francis Prevost abita nella curia generalizia dell’Ordine di Sant’Agostino, sulla sinistra del colonnato berniniano, un edificio che lui stesso fece costruire quando era superiore del suo ordine. Nato a Chicago 69 anni fa, è però un cardinale “romano”, nel senso che fa parte della Curia romana da quando, nella sorpresa generale, papa Francesco a gennaio del 2023 lo ha nominato a capo del potente dicastero dei vescovi.
Un teologo cosmopolita
Questo sacerdote agostiniano — un ordine noto per non essere una fucina di ultraprogressisti — qualcosa di lui dicono i suoi legami. Fu ordinato sacerdote da monsignor Jean Jadot, belga, esponente progressista della Curia romana dell’epoca. A Chicago ha un buon rapporto con il cardinale arcivescovo Blaise Cupich, porporato lontanissimo da Donald Trump. In Perù conobbe e apprezzò padre Gustavo Gutierrez, il fondatore della teologia della liberazione. «Era sempre molto affabile, dotato di un certo senso dell’umorismo, aveva la capacità di essere vicino alle persone», ha raccontato a Repubblica Prevost al momento della sua morte.
Papa Francesco, che lo incontrò durante il viaggio in Perù del 2018, negli anni successivi lo ha nominato membro di alcune congregazioni vaticane, per poi chiamarlo a Roma come prefetto del dicastero dei vescovi. In quel ruolo Prevost è anche presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina. «È un uomo che sa ascoltare, sa affrontare i problemi in modo pragmatico», racconta chi ha lavorato con lui. Riesce a essere apprezzato da cardinali progressisti e conservatori, nonché dalle tre donne che, tra lo sconcerto dei più, Bergoglio ha nominato nel suo dicastero: donne che hanno il potere di scegliere pastori rigorosamente maschi.
Visibilità mondiale
In un Conclave dove molti cardinali non si conoscono, è uno dei pochi cardinali che ha ormai visibilità mondiale: ha selezionato tutti i vescovi nominati negli ultimi due anni e mezzo, ha ricevuto numerosi episcopati in visita ad limina apostolorum a Roma, ha accompagnato il Papa in diversi viaggi internazionali. «Mi considero ancora missionario», confidò lui appena arrivato a Roma. «Ora ho una missione molto diversa ma anche una nuova opportunità di vivere una dimensione della mia vita che semplicemente è stata sempre rispondere “sì” quando ti chiedono un servizio».