Esteri

Trump-Zelensky: quanto conta per la pace quella foto testa a testa a San Pietro

Trump-Zelensky: quanto conta per la pace quella foto testa a testa a San Pietro
(fotogramma)

Dall’agguato alla Casa Bianca alla conversazione quasi intima a margine del funerale di papa Francesco e poi all’abbraccio di Starmer e Macron: sembra quasi una resa alla necessità di negoziare. L’assenza di Meloni e von der Leyen

1 minuti di lettura

La foto del presidente americano Trump, seduto testa a testa con il detestato presidente ucraino Zelensky, ai margini delle esequie di papa Francesco, non porterà alla pace, forse neppure alla tregua tra gli invasori russi di Vladimir Putin e le truppe di Kiev ma, nell’era in cui i reel di TikTok sono la preghiera quotidiana per generazioni ha, ed avrà, un impatto importante.

I temi sono quelli noti, della diplomazia e delle armi, il piano Usa che cede a Mosca quel che vuole, il riconoscimento dell’annessione illegale della Crimea, il territorio strappato agli ucraini contro i patti di Budapest 1994, con poche carte rimaste in mano a chi resiste. Eppure, accanto all’istantanea che coglie Trump e Zelensky con l’affabile premier laburista britannico Starmer e l’elegante presidente francese Macron, ad abbracciare i due quasi a dar forza alla solidarietà europea, i pixel online faranno storia. Per chi era presente alla stretta di mano, come per chi era assente, la premier italiana Meloni e la presidente europea von der Leyen.

L’ultimo summit Trump-Zelensky era stato l’agguato, con il vicepresidente J.D. Vance a far da mastino, alla Casa Bianca, chiuso dalla clamorosa cacciata del leader ucraino da Washington. Benché Trump non abbia mutato linea, oltre le dure parole spese sui social contro “Vladimir” per il protervo attacco aereo a Kiev durante la trattativa, la sua posizione oggi è ben più fragile di quella del 20 gennaio, con la pompa del giuramento. Il blitz sulle tariffe ha innescato una débacle sui mercati, con tanto di marcia indietro, e il primo sondaggio del New York Times è negativo, la maggioranza dei cittadini boccia Trump sui dazi, contesta Musk per i licenziamenti in tronco degli impiegati statali, lo diffida sull’arresto della magistrata a Milwaukee e, con un clamoroso 93% a 6%, gli impone di rispettare le sentenze della Corte Suprema.

Trump deve prenderne atto e, concedendosi alla foto con Zelensky, rivedendolo poi dopo l’addio a Francesco, ammette l’arretramento. Anche amici di Kiev, come lo storico Usa Stephen Kotkin, ammettono adesso, a malincuore, che la guerra non può continuare per sempre e si deve negoziare: il conciliabolo sommesso, senza gli insulti e il bullismo dello Studio Ovale, ci lascia sperare, solo sperare per ora, che il manto di papa Francesco porti a una tregua almeno, senza l’umiliazione per i giusti e il trionfo per i violenti.

I commenti dei lettori