✕

Esercito, asset e truppe europee: tre proposte di Zelensky per tornare al tavolo dei negoziati

(ansa)

Ascolta l'audio

Nessuna restrizione alle forze armate, un contingente di garanzia e riparazioni di guerra sono le richieste in cambio di un apertura sui territori
2 minuti di lettura

CITTÀ DEL VATICANO – Con una forsennata agenda di incontri bilaterali, tutti concentrati nell’arco di poche ore prima e dopo le esequie papali in Vaticano, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nella trasferta di Roma si rimette al centro della scena diplomatica internazionale. Lì da dove il Putin, e in un certo senso anche Trump, lo vorrebbero allontanare. Il primo colloquio è stato proprio con il tycoon all’interno della basilica di San Pietro, in mattinata: quindici minuti durante i quali Zelensky ha potuto illustrare per sommi capi la sua controproposta al piano di tregua americano per raggiungere il cessate il fuoco con la Russia. Per entrambe le parti, il dialogo è stato «produttivo».

Nella versione di Zelensky, come rivela il New York Times, la road map verso la tregua si raggiunge con un compromesso basato su tre punti: nessuna restrizione alle dimensioni delle forze armate ucraine e, anzi, a garanzia per Kiev di non essere invasi di nuovo dall’esercito russo, vorrebbe…

CITTÀ DEL VATICANO – Con una forsennata agenda di incontri bilaterali, tutti concentrati nell’arco di poche ore prima e dopo le esequie papali in Vaticano, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nella trasferta di Roma si rimette al centro della scena diplomatica internazionale. Lì da dove il Putin, e in un certo senso anche Trump, lo vorrebbero allontanare. Il primo colloquio è stato proprio con il tycoon all’interno della basilica di San Pietro, in mattinata: quindici minuti durante i quali Zelensky ha potuto illustrare per sommi capi la sua controproposta al piano di tregua americano per raggiungere il cessate il fuoco con la Russia. Per entrambe le parti, il dialogo è stato «produttivo».

Nella versione di Zelensky, come rivela il New York Times, la road map verso la tregua si raggiunge con un compromesso basato su tre punti: nessuna restrizione alle dimensioni delle forze armate ucraine e, anzi, a garanzia per Kiev di non essere invasi di nuovo dall’esercito russo, vorrebbe mettere in campo «un contingente di sicurezza europeo» sostenuto dagli Stati uniti. Infine, terzo punto, gli asset russi congelati dovranno essere utilizzati come riparazioni di guerra.

Secondo il giornale americano, queste tre disposizioni difficilmente saranno considerate dal Cremlino un livello di partenza accettabile per il negoziato, anche perché contraddicono le richieste avanzate nell’«offerta finale» di Steve Witkoff, l’inviato di Trump che ancora pochi giorni fa era a Mosca per inteloquire direttamente con il presidente russo. Tuttavia alcune parti della controproposta ucraina suggeriscono la ricerca di un terreno comune e possono essere valutate come passi in avanti.

Non si fa cenno, per esempio, al pieno recupero da parte dell’Ucraina di tutto il territorio conquistato dalla Russia in questi tre anni di guerra (si tratta delle quattro regioni del Kherson, Donetsk, Lugansk e Zaporizhzhia, occupate parzialmente, più la Crimea che è stata annessa unilateralmente dalla Russia nel 2014) né all’insistenza sull’adesione dell’Ucraina alla Nato, due questioni che Zelensky ha da tempo dichiarato non essere oggetto di negoziati.

La controproposta, di cui il leader ha parlato a Trump, era stata presentata al vertice di Londra mercoledì scorso, dove oltre a Regno Unito, Francia e Germania ha partecipato l’altro inviato di Trump, Keith Kellog.

Lo schema è stato tra gli argomenti degli incontri che Zelensky ha avuto col premier inglese Starmer, col presidente francese Macron e con la presidente dell’Ue Ursula von der Leyen. La distanza con le concessioni che Trump intende fare a Putin in cambio della fine del conflitto, però, sono evidenti.

L’«offerta finale» del presidente americano prevede infatti il riconoscimento statunitense della Crimea come parte della Russia e il riconoscimento “de facto” dell’autorità russa sulle aree occupate. Una soluzione che non convince Zelensky, il quale ancora ieri, nei suoi colloqui, ha ripetuto che la Crimea appartiene all’Ucraina e che la posizione di Kiev a riguardo non è cambiata.

Leggi i commenti