Da Mar-a-Lago ad Epstein, l’esistenza rotta di Virginia Giuffre, la farfalla che causò l’uragano
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA – Il 9 agosto 1983, nella californiana Sacramento, Virginia Giuffre – all’anagrafe Virginia Roberts – nasce in una “broken family”. Una famiglia a pezzi. Anche la sua tragica vita si frantuma presto. Sin da piccola, con i suoi capelli dorati e gli occhi oceanici. Molestata sessualmente da un caro amico di famiglia a 7 anni, poco dopo il trasferimento in Florida, a Palm Beach. Dove il padre Sky supervisiona le riparazioni a Mar-a-Lago, nel principesco club e magione dell’allora imprenditore Donald Trump. Allora, a 13 anni, Virginia scappa di casa. Inizia a vivere in strada, si converte al “santuario” hippy di Haight-Ashbury a San Francisco. Subisce nuove violenze, stupri, abusi, tra fame e sopravvivenza quotidiana. Poi torna in Florida, a Miami. Incontra un 65enne, Ron Eppinger. Va a vivere con lui. Dopo sei mesi, l’Fbi arresta Eppinger per traffico e sfruttamento della prostituzione.
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LONDRA – Il 9 agosto 1983, nella californiana Sacramento, Virginia Giuffre – all’anagrafe Virginia Roberts – nasce in una “broken family”. Una famiglia a pezzi. Anche la sua tragica vita si frantuma presto. Sin da piccola, con i suoi capelli dorati e gli occhi oceanici. Molestata sessualmente da un caro amico di famiglia a 7 anni, poco dopo il trasferimento in Florida, a Palm Beach. Dove il padre Sky supervisiona le riparazioni a Mar-a-Lago, nel principesco club e magione dell’allora imprenditore Donald Trump. Allora, a 13 anni, Virginia scappa di casa. Inizia a vivere in strada, si converte al “santuario” hippy di Haight-Ashbury a San Francisco. Subisce nuove violenze, stupri, abusi, tra fame e sopravvivenza quotidiana. Poi torna in Florida, a Miami. Incontra un 65enne, Ron Eppinger. Va a vivere con lui. Dopo sei mesi, l’Fbi arresta Eppinger per traffico e sfruttamento della prostituzione.
Il primo impiego alla Mar-a-Lago di Trump
Sbandata e afflitta, a 14 anni Virginia torna dall’odiata famiglia. Il padre le trova un lavoretto nella Mar-a-Lago di Trump, dove la ragazza diventa usciera della spa. Qualche anno dopo, nell’estate del 2000, proprio lì Roberts incontra la donna che la condannerà all’abisso: Ghislaine Maxwell, socialite inglese amica dei potenti (Trump incluso) e figlia del mostro Robert, editore del Daily Mirror che obbligava famiglia e sottoposti alle peggiori depravazioni. Ghislaine nota un libro di massaggi che Virginia legge nei momenti morti. Le offre un lavoro da masseuse nella vicina villa di tale Jeffrey Epstein: «Ti pagheremo 200 dollari a massaggio e ne farai tanti al giorno…». Offerta irrinunciabile: Roberts guadagna 9 dollari all’ora da Trump.
Il rito di iniziazione è proprio con Epstein, che si fa trovare nudo sul lettino. Maxwell le spiega come comportarsi, come reclutare altre minorenni, come soddisfare il compagno e i suoi amici. Virginia diventa presto schiava sessuale della coppia e dei loro ospiti, molti vip, da soli o in orge: in Florida, sul jet Lolita Express del pedofilo miliardario, nel maestoso palazzo di Epstein a Manhattan, nel paradisiaco inferno dell’isola privata Little Saint James.
La fuga da Epstein
Epstein e Maxwell iniziano a passarla «a tutti come un piatto di frutta», dirà Virginia in una deposizione. Ma nel settembre 2002 Roberts scappa. Prova a rinascere. Maxwell la manda in Thailandia per un corso di massaggi e lì la giovane conosce l’istruttore australiano di arti marziali Robert Giuffre: «Ghislaine, addio, non torno più», le annuncia al telefono. Virginia e Robert si innamorano, si sposano, si trasferiscono in Australia, hanno tre figli: Christian, Noah ed Emily.
La foto con Andrew e il patteggiamento
Prima, però, l’incontro che sconvolge la Royal Family. Marzo 2001: Virginia è ancora minorenne e, secondo il suo resoconto, Ghislaine Maxwell la conduce nella discoteca Tramp nel cuore di Londra per conoscere e ballare con l’allora 41enne principe Andrea: «Comportati come se fosse Jeffrey». Poi a notte fonda i tre, insieme ad Epstein, vanno a casa di Maxwell, nel quartiere posh di Belgravia. Jeffrey scatta la foto che castigherà per sempre il fratello di re Carlo, nonostante i disperati tentativi di cassarla come un falso: le mani del principe intorno alla vita della ragazza, il ghigno di Ghislaine sullo sfondo. Prima del presunto sesso nella vasca da bagno, seguito da altri due stupri da parte di Andrea, secondo Virginia: a New York e in un’orgia con altre minorenni a Little Saint James.
Andrea ha sempre negato di aver fatto sesso con Virginia. Ma alla fine ha ceduto a un risarcimento di almeno dieci milioni per chiudere una lacerante vicenda. Perché Roberts era davvero una «guerriera», come l’ha definita ieri la sua famiglia annunciandone il suicidio: prima vittima di Epstein a uscire dall’anonimato nel 2015 (nome in codice “Jane Doe 102”), ha sfidato i potenti in ogni tribunale per ottenere giustizia. Per lei e le altre giovani vittime. Una missione nata il 7 gennaio 2010, «quando nacque mia figlia Emily», aveva rivelato Virginia: «Allora capii che non potevo più rimanere in silenzio».
Circa 5 anni dopo, Roberts Giuffre fonda l’associazione Victims Refuse Silence, oggi Speak Out, Act, Reclaim: una farfalla morfo blu come icona, simbolo della trasformazione da vittime a sopravvissute. Virginia Roberts Giuffre è stata una farfalla che ha scatenato un uragano, e che ieri è volata via, per sempre.