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Tre bimbe deportate dagli Usa: non le salva essere americane

(reuters)

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Dalla Louisiana in Honduras con le madri, nonostante i padri siano cittadini regolari. Una di loro è malata di cancro
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Tre bambine di 2, 4 e 7 anni, tutte cittadine americane, sono state deportate con le loro madri, senza rispettare le leggi degli Stati Uniti, secondo la denuncia fatta dai loro legali al Washington Post. Una, quella di 4 anni, è malata di cancro allo stadio 4, ma è stata comunque trasferita in Honduras senza le sue medicine e senza poter contattare il proprio medico. Sono i limiti alla decenza umana che l’amministrazione Trump è pronta a violare, pur di portare avanti la sua politica contro l’immigrazione.

Secondo quanto ha rivelato il Washington Post, le tre bambine appartengono a due famiglie diverse. Da quanto si è capito, le madri non sono cittadine americane mentre i padri sì. Le figlie sono tutte nate negli Usa e quindi hanno la cittadinanza automatica, per la regola dello ius soli. Le madri si erano presentate a un regolare controllo a New Orleans, parte dell’Intensive Supervision Appearance Program, che consente agli individui di restare nelle proprie comunità, mentre seguono…

Tre bambine di 2, 4 e 7 anni, tutte cittadine americane, sono state deportate con le loro madri, senza rispettare le leggi degli Stati Uniti, secondo la denuncia fatta dai loro legali al Washington Post. Una, quella di 4 anni, è malata di cancro allo stadio 4, ma è stata comunque trasferita in Honduras senza le sue medicine e senza poter contattare il proprio medico. Sono i limiti alla decenza umana che l’amministrazione Trump è pronta a violare, pur di portare avanti la sua politica contro l’immigrazione.

Secondo quanto ha rivelato il Washington Post, le tre bambine appartengono a due famiglie diverse. Da quanto si è capito, le madri non sono cittadine americane mentre i padri sì. Le figlie sono tutte nate negli Usa e quindi hanno la cittadinanza automatica, per la regola dello ius soli. Le madri si erano presentate a un regolare controllo a New Orleans, parte dell’Intensive Supervision Appearance Program, che consente agli individui di restare nelle proprie comunità, mentre seguono l’iter burocratico necessario per l’immigrazione.

Le due donne però sono state fermate e trasferite ad Alexandria, un centro a circa tre ore di strada da New Orleans. Non hanno potuto comunicare né con i padri delle loro figlie né con i legali, e sono state destinate alla deportazione immediata in Honduras. Secondo l’amministrazione Trump, a quel punto le madri hanno deciso di portare con loro le bambine, nonostante essendo cittadine americane avessero tutto il diritto di restare nel Paese con i padri. Le donne però non hanno avuto alcuna possibilità di comunicare con i genitori delle figlie prima di essere deportate, o con gli avvocati. I contatti sono stati possibili solo dopo l’arrivo in Honduras.

Secondo i legali delle due famiglie, questa procedura ha violato le leggi in vigore negli Stati Uniti. Non c’è alcuna prova che le madri abbiano deciso di far deportare le figlie, anche perché non hanno potuto parlare con i padri di cittadinanza americana.

Quindi i diritti dei due genitori maschi sarebbero stati violati, perché le loro figlie con passaporto Usa sono state cacciate senza nemmeno informarli. Gli avvocati hanno prodotto i documenti della bambina di 2 anni, identificata solo come V.M.L., che dimostrano come sia nata a Baton Rouge, in Louisiana. Sul certificato di nascita ci sono i nomi del padre americano e della madre, quindi non era difficile confermare quali fossero i suoi diritti come cittadina. Per non parlare poi della bambina di 4 anni malata di cancro, che secondo i legali è stata deportata senza avere con sé le sue medicine e senza poter contattare il proprio medico, mettendo quindi a serio rischio la sua stessa sopravvivenza.

Il giudice federale Terry Doughty, nominato da Trump, ha ricevuto il procedimento d’urgenza per annullare le deportazioni. Quindi ha emesso un ordine in cui esprime il timore che V.M.L. sia stata cacciata contro la volontà del padre, sottolineando che è «illegale e incostituzionale» deportare americani.

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