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Gaza, raid Idf sulle tende degli sfollati

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Quarantanove vittime in 24 ore tra sabato e ieri, di cui almeno tre donne e cinque bambini
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GERUSALEMME – Quarantanove vittime in 24 ore tra sabato e ieri, di cui almeno tre donne e cinque bambini. È il bilancio di una serie di raid israeliani tra Gaza City e altre aree della Striscia secondo quando riferito dall’Ospedale Shifa, citato da Haaretz.

Secondo l’agenzia di stampa palestinese Wafa, quattro persone sono rimaste uccise ieri sera quando aerei israeliani hanno bombardato una tenda per sfollati nella zona di Al-Tha’abin a Deir al-Balah, nella Striscia di Gaza centrale. Un’altra tenda è stata colpita ad Hamad City, nella zona di Khan Younis.

Secondo il Ministero della Salute (controllato da Hamas), dalla fine della tregua il 18 marzo, a Gaza sono stati uccisi oltre duemila palestinesi. Oltre 51.400 i morti - tra civili e miliziani - da quando è iniziata la guerra dopo gli attacchi organizzati dal gruppo il 7 ottobre 2023.

La situazione nella Striscia diventa sempre più critica anche dal punto di vista degli approvvigionamenti. Il World Food Programme delle Nazioni…

GERUSALEMME – Quarantanove vittime in 24 ore tra sabato e ieri, di cui almeno tre donne e cinque bambini. È il bilancio di una serie di raid israeliani tra Gaza City e altre aree della Striscia secondo quando riferito dall’Ospedale Shifa, citato da Haaretz.

Secondo l’agenzia di stampa palestinese Wafa, quattro persone sono rimaste uccise ieri sera quando aerei israeliani hanno bombardato una tenda per sfollati nella zona di Al-Tha’abin a Deir al-Balah, nella Striscia di Gaza centrale. Un’altra tenda è stata colpita ad Hamad City, nella zona di Khan Younis.

Secondo il Ministero della Salute (controllato da Hamas), dalla fine della tregua il 18 marzo, a Gaza sono stati uccisi oltre duemila palestinesi. Oltre 51.400 i morti - tra civili e miliziani - da quando è iniziata la guerra dopo gli attacchi organizzati dal gruppo il 7 ottobre 2023.

La situazione nella Striscia diventa sempre più critica anche dal punto di vista degli approvvigionamenti. Il World Food Programme delle Nazioni Unite venerdì ha lanciato l’allarme dichiarando che le mense per la distribuzione di aiuti alimentari potrebbero presto rimanere senza cibo. Da quasi due mesi, Israele ha bloccato l’ingresso dei rifornimenti nella Striscia, accusando Hamas di appropriarsene.

Secondo immagini circolate sui social media domenica si sono rinnovate le proteste a Beit Lahia per chiedere la fine della guerra, del blocco degli aiuti e del regime di Hamas, con i video che mostrano una grande partecipazione anche tra donne e bambini.

Intanto, secondo quanto dichiarato dal premier del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al Thani in una conferenza stampa congiunta con il Ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, si sarebbe registrato “qualche progresso” nei colloqui per il cessate il fuoco. Dal canto suo Fidan ha affermato che Hamas avrebbe dimostrato disponibilità a discutere una cornice che vada oltre il cessate il fuoco a Gaza e realizzi una soluzione permanente al conflitto israelo-palestinese.

Nel frattempo ieri Israele caccia israeliani hanno colpito Dahiyyeh, sobborgo meridionale della capitale libanese Beirut e roccaforte di Hezbollah, un’ora dopo che il portavoce dell’Idf in lingua araba Avichay Adraee aveva esortato i civili ad evacuare la zona in un post su X (ex Twitter).

“Israele non permetterà a Hezbollah di rafforzarsi e di creare una minaccia per sé, in nessuna parte del Libano,” hanno dichiarato in un comunicato congiunto il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il Ministro della Difesa Israel Katz, sottolineando che l’obiettivo colpito ospitava missili di precisione del gruppo sciita. “Il governo del Libano ha la responsabilità diretta di prevenire tali minacce.”

Dal canto suo, il presidente libanese Joseph Aoun ha condannato l’attacco. “Il continuo indebolimento della stabilità da parte di Israele potrebbe esporre la regione a reali minacce alla sua sicurezza,” ha affermato Aoun, invitando Stati Uniti e Francia a “costringere Israele” a rispettare l’accordo di cessate il fuoco (accordo che prevede che possibili minacce a Israele vengano gestite dall’esercito libanese, ma anche un certo margine di manovra dell’Idf se questo non avviene).

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