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L’analista Usa: “Trump non ama essere preso in giro, è pronto a colpire Mosca”

Lawrence Korb 

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Intervista a Lawrence Korb, assistente segretario alla Difesa con Ronald Reagan e oggi analista senior di politica estera al Center for American Progress: “Pensava di essere riuscito a portare Putin dalla sua parte, e invece sta accadendo l’esatto contrario”
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«Forse Putin stavolta ha davvero tirato troppo la corda. Per Trump tutto è percezione e non sopporta l’idea passare in pubblico come il fesso preso in giro. È possibile quindi che si decida finalmente ad alzare davvero la pressione sul Cremlino». Lawrence Korb, assistente segretario alla Difesa con Ronald Reagan e oggi analista senior di politica estera al Center for American Progress, interpreta così la reazione del capo della Casa Bianca dopo il colloquio a San Pietro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Trump ha scritto che valuta se cambiare strategia, lei ci crede?

«Sì. Il presidente si basa molto sulle relazioni personali. Pensava di aver stabilito un solido rapporto con Putin e di averlo convinto ad accettare un buon accordo, alle spalle degli ucraini. Ma il capo del Cremlino è diventato più aggressivo, smentendo quanto aveva detto allo stesso inviato della Casa Bianca Witkoff. Trump adesso è disilluso e irritato, perché aveva promesso di mettere fine alla guerra in 2…

«Forse Putin stavolta ha davvero tirato troppo la corda. Per Trump tutto è percezione e non sopporta l’idea passare in pubblico come il fesso preso in giro. È possibile quindi che si decida finalmente ad alzare davvero la pressione sul Cremlino». Lawrence Korb, assistente segretario alla Difesa con Ronald Reagan e oggi analista senior di politica estera al Center for American Progress, interpreta così la reazione del capo della Casa Bianca dopo il colloquio a San Pietro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Trump ha scritto che valuta se cambiare strategia, lei ci crede?

«Sì. Il presidente si basa molto sulle relazioni personali. Pensava di aver stabilito un solido rapporto con Putin e di averlo convinto ad accettare un buon accordo, alle spalle degli ucraini. Ma il capo del Cremlino è diventato più aggressivo, smentendo quanto aveva detto allo stesso inviato della Casa Bianca Witkoff. Trump adesso è disilluso e irritato, perché aveva promesso di mettere fine alla guerra in 24 ore, e il clima del colloquio in Vaticano potrebbe davvero aver cambiato la sua posizione».

Perché Putin è diventato più aggressivo?

«Era convinto che Trump lo avrebbe appoggiato comunque: al presidente Usa non piace la guerra, non ama gli ucraini, non ha avuto la firma sull’accordo per sfruttare le risorse minerarie del Paese. Il Cremlino pensava di poter accelerare l’offensiva militare, senza subire conseguenze».

E Trump si è risentito al punto di scaricarlo?

«Pensava di essere riuscito a portare Putin dalla sua parte, e invece sta accadendo l’esatto contrario. Il tono sobrio del colloquio in Vaticano, con gli alleati europei intorno, credo abbia contribuito».

Ha minacciato di imporre nuove sanzioni finanziarie e secondarie, presumibilmente su petrolio e gas. Basterebbe?

«Sì, o almeno sarebbe un primo passo. Dovete capire che per Trump molto si basa sulla percezione e davvero odia di apparire sui media come la persona presa in giro. Zelensky poi ha adottato un tono molto diverso in Vaticano, e ciò ha aiutato».

Ma guardando al futuro, le sanzioni sono sufficienti a costringere Putin a negoziare sul serio la pace?

«Come primo passo. Se però Trump si è davvero stancato di essere preso in giro, non escludo che aumenti anche le forniture militari e gli aiuti economici all’Ucraina, per far capire al Cremlino che non c’è l’alternativa a chiudere la guerra».

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