KIEV – Bisognava ricucire, riavvicinarsi, dopo lo strappo dello studio ovale che aveva incrinato la fiducia tra Washington e Kiev e gettato gli ucraini nell’angoscia della rottura con l’alleato più importante in questa guerra di liberazione. Il vertice di San Pietro tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky sembra aver colmato almeno in parte le distanze. “L’incontro dimostra che le relazioni con gli Stati Uniti rimangono solide, siamo destinati a essere partner”, dice Yehor Cherniev, 40 anni, che guida la delegazione ucraina all’assemblea della Nato e nel parlamento nazionale è il vicepresidente del comitato per la sicurezza nazionale. L’Ucraina negozierà, assicura, tenendo fede a un principio: «Non cederemo sulla nostra sovranità né in politica interna né in politica estera e di difesa».
C’è chi ha definito “storico” l’incontro in Vaticano tra Zelensky e Trump. È stato un punto di svolta?
«Vedremo presto le conseguenze di questo incontro nelle azioni concrete che verranno adottate …
KIEV – Bisognava ricucire, riavvicinarsi, dopo lo strappo dello studio ovale che aveva incrinato la fiducia tra Washington e Kiev e gettato gli ucraini nell’angoscia della rottura con l’alleato più importante in questa guerra di liberazione. Il vertice di San Pietro tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky sembra aver colmato almeno in parte le distanze. “L’incontro dimostra che le relazioni con gli Stati Uniti rimangono solide, siamo destinati a essere partner”, dice Yehor Cherniev, 40 anni, che guida la delegazione ucraina all’assemblea della Nato e nel parlamento nazionale è il vicepresidente del comitato per la sicurezza nazionale. L’Ucraina negozierà, assicura, tenendo fede a un principio: «Non cederemo sulla nostra sovranità né in politica interna né in politica estera e di difesa».
C’è chi ha definito “storico” l’incontro in Vaticano tra Zelensky e Trump. È stato un punto di svolta?
«Vedremo presto le conseguenze di questo incontro nelle azioni concrete che verranno adottate nel processo di pace. Ma entrambe le parti si sono dichiarate estremamente soddisfatte, il che ci dà motivo per un cauto ottimismo».
Dopo lo scontro di febbraio alla Casa Bianca, gli Stati Uniti e l’Ucraina ora sono più vicini?
«Kiev e Washington sono destinati a essere partner perché l’Ucraina, in quanto parte dell’Europa e Paese con uno degli eserciti più forti al mondo, è un attore importante nella regione. E gli Stati Uniti sono l’alleato che ci fornisce supporto in aree critiche. Il formato dell’incontro in Vaticano e i commenti delle parti dopo la conversazione dimostrano che le nostre relazioni rimangono solide».
Gli americani offrono ai russi di riconoscere loro la sovranità sulla Crimea e chiedono a voi di riconoscere di fatto il controllo russo sui territori occupati. È un compromesso accettabile per l’Ucraina?
«Ci rendiamo conto che al momento non siamo fisicamente in grado di liberare i territori occupati, ma non intendiamo cederli legalmente né riconoscerli come russi. Questo contraddice sia la nostra Costituzione che i documenti internazionali, come la Carta delle Nazioni Unite, le Dichiarazioni Onu del 1970 e del 1981, l’Atto finale di Helsinki del 1975, nonché altre norme di diritto internazionale».
Il sindaco di Kiev, Klitschko, ha affermato che l’Ucraina dovrà cedere alcuni territori, in via temporanea. Ha detto quello che anche altri pensano?
«Noi non stiamo prendendo in considerazione opzioni per il riconoscimento de jure dei territori occupati come russi».
Quali sono le vostre condizioni non negoziabili per arrivare a un accordo di pace? L’adesione alla Nato è una di queste?
«Le nostre condizioni, che non sono soggette a modifiche, sono la piena preservazione della sovranità in politica interna ed estera e nella difesa nonché la salvaguardia dell’integrità territoriale sul piano giuridico. Per quanto attiene alla nostra aspirazione di entrare nella Nato, si tratta di una questione che riguarda esclusivamente la nostra sovranità e nessuno può limitare il nostro desiderio di aderire a determinate alleanze. L’ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza dipenderà esclusivamente dalla posizione degli altri stati membri».
A Londra e Parigi si lavora a una missione militare in Ucraina per garantire la pace una volta raggiunto il cessate il fuoco. È possibile senza il supporto degli Stati Uniti?
«Vorremmo che i Paesi europei mostrassero maggiore determinazione in questa direzione perché si tratta innanzitutto di una questione di sicurezza europea. Tuttavia i nostri partner europei sono riluttanti a intraprendere una simile missione senza le garanzie degli Stati Uniti. Il lavoro è in corso e tutto può ancora cambiare».
Pensa che riuscirete a convincere Trump a offrire l’ombrello americano?
«Cercheremo di avere il suo supporto, stiamo negoziando su questo con gli americani e gli europei».