Canada, dalle elezioni una risposta a Trump: vincono i liberali di Carney. “Qui decidiamo noi”
dalla nostra inviata Anna LombardiOTTAWA – «Siete pronti a lavorare per il Canada? Costruiremo un nuovo Paese basato sui nostri tre principali valori: umiltà, ambizione, unità». L’ombra lunga di Donald Trump fa volare il partito Liberale guidato dall’ex governatore della Banca del Canada Mark Carney, l’economista di 60 anni che a marzo ha preso in corsa le redini del governo del dimissionario Justin Trudeau diventando il 24esimo premier.
La scommessa di Carney
Dopo appena due settimane ha indetto nuove elezioni, in cerca di un mandato forte per affrontare i dazi e le minacce di quel Trump, che anche ieri, a urne aperte, ha parlato del Canada come «51esima stella». Esasperando gli elettori e, di fatto, decretando definitivamente la fine del principale sfidante, Pierre Poili…
OTTAWA – «Siete pronti a lavorare per il Canada? Costruiremo un nuovo Paese basato sui nostri tre principali valori: umiltà, ambizione, unità». L’ombra lunga di Donald Trump fa volare il partito Liberale guidato dall’ex governatore della Banca del Canada Mark Carney, l’economista di 60 anni che a marzo ha preso in corsa le redini del governo del dimissionario Justin Trudeau diventando il 24esimo premier.
La scommessa di Carney
Dopo appena due settimane ha indetto nuove elezioni, in cerca di un mandato forte per affrontare i dazi e le minacce di quel Trump, che anche ieri, a urne aperte, ha parlato del Canada come «51esima stella». Esasperando gli elettori e, di fatto, decretando definitivamente la fine del principale sfidante, Pierre Poilievre, leader della destra populista dalla retorica cosi simile a quella Maga.
Una scommessa vinta solo in parte: quasi certamente il suo sarà un governo di minoranza che per mantenersi avrà bisogno di alleanze. E Carney, che appare molto tardi – quando sono quasi le due del mattino - sul palco del TD Place Arena di Ottawa dove per tutta la sera lo hanno aspettato i suoi fan, sembra esserne ben consapevole: «Dobbiamo avere l’umiltà di lavorare in team e in partnership con tutti». Ricordando che è nelle difficoltà che si vede la leadership: «Responsabilità è essere preparato per il peggio non per il meglio».
Nella battaglia, ne è certo, troverà alleati anche fra gli avversari politici: «L’America vuole la nostra acqua, le nostre risorse. Trump vuole spezzarci e dividerci finché non cederemo. Ma questo non succederà mai». Il leader del partito conservatore Pierre Poilievre, ha d’altronde appena ammesso la sconfitta, promettendo di lavorare con il governo liberale per contrastare la guerra commerciale e le minacce di annessione di Trump. «Metteremo sempre il Canada al primo posto» ha detto ai suoi sostenitori: «Lavoreremo col premier e con l'obiettivo comune di difendere gli interessi del Canada e ottenere un nuovo accordo commerciale che lasci alle spalle i dazi e proteggerà la nostra sovranità».
L’effetto Trump che ha danneggiato i conservatori
E pensare che nell’ultimo anno, in cima ai sondaggi c’era sempre stato proprio il bellicoso Poilievre: a gennaio in vantaggio addirittura di 24 punti grazie ai duri attacchi contro Trudeau, a cui imputava il crescente costo della vita e degli alloggi, l’eccessiva immigrazione, la controversa tassa sulle emissioni. Poi, le dimissioni del Liberal per 10 anni alla guida del Paese, la sostituzione in corsa con Carney e le provocazioni di The Donald hanno cambiato le cose. Mettendo in difficoltà i conservatori la cui retorica è tragicamente simile a quella Maga su temi come immigrazione e sicurezza. In breve, il vantaggio di Poilievre è evaporato. Ma alla fine i risultati sono stati addirittura migliori delle ultime previsioni: nelle ore precedenti al voto i sondaggi mostravano infatti i due partiti pericolosamente vicini, con i Liberal in vantaggio di appena 3 punti dunque in pieno margine d’errore.
Dal trionfo alla vittoria
l partito guidato da Carney, invece, è stato dato in ampio vantaggio all’inizio dello spoglio. Un’incoronazione arrivata relativamente presto: dopo la chiusura dei seggi di Ontario e Quebec e le proiezioni delle 22 (le 4 in Italia) che hanno proiettato il partito Liberale vincitore col 50,7 a un seggio dalla maggioranza assoluta, mentre gli avversari restavano fermi al 38,8. L’applauso, fra i sostenitori del partito raccolti nella TD Place Arena di Ottawa è arrivata pochi minuto dopo: quando le principali tv, Ctv e Cbc hanno dichiarato i Liberal vincenti: è il loro quarto mandato consecutivo di governo.
Poi, però, la notte si è fatta straordinariamente lunga.
I Liberal, sì, hanno vinto: ma nella notte, quando mancano ancora una manciata di seggi per otterenere la maggioranza assoluta e il premier parla senza sapere se l’avrà o se sarà costretto a fare alleanze.
Non importa, dice: «Siamo ambiziosi: è tempo di essere coraggiosi e uniti. Abbiamo già affrontato momenti storici di svolta e questo è uno di quelli. Noi siamo sempre stati dalla parte di democrazia e libertà e lo saremo anche stavolta». Poi si fa cupo: «La relazione di fiducia con gli Stati Uniti è finita. È una tragedia e anche la nuova realtà. Superato lo choc andremo oltre. Prendendoci cura gli uni degli altri. Questo è il Canada, decidiamo noi cosa ci succede».
Le difficoltà di trovare un alleato di governo
Certo, il problema di come governare è reale. perché con la gara che si è trasformata in una corsa a due, uno scontro fra blocchi e i partiti minori che sono praticamente scomparsi. I verdi hanno vinto un unico seggio. Ed è andata malissimo al New Democratic Party che pure ha lungamente governato con Trudeau, e non ha raggiunto i 12 deputati necessari a essere considerato “partito” all’interno del Parlamento. Di conseguenza non potrà partecipare al governo. Passano di misura la soglia gli indipendentisti del Bloc Québécois sia pure con perdite molto importanti, ma non sono gli alleati più naturali dei Liberal.
Insomma, potrebbe finire che per governare il premier dovrà cercare deputati avversari “volenterosi”. Di fatto un mandato che inizia in salita.
Carney, comunque ostenta sicurezza: «Quando incontrerò Trump, sarà per discutre il futuro delle relazioni fra due nazioni sovrane. Nel frattempo, lavoreremo a rafforzare le relazioni con partner in Asia ed Europa. Il futuro è tutto da scrivere».
In realtò il risultato mostra comunque un Paese profondamente diviso: tra est e ovest, aree urbane e rurali, giovani e anziani. Di sicuro il Canada cerca in Carney una ricetta di rinnovamento: consapevole che il modello portato avanti finora non funziona più. Lo dice un rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, secondo cui a lungo termine il Canada sarà fanalino di coda in termini di crescita del Pil.
La ricetta di Carney si basa su una ritrovata unità: «Uniti nelle nostre differenze abbiamo costruito una nazione. Oggi affrontiamo una crisi che non abbiamo creato. Ebbene lo faremo difendendo chi siamo. Costruiamo un futuro indipendente per la nostra grande nazione. Il Canada è forte e libero e lo sarà per sempre»