Wadephul: “Con me agli Esteri Berlino leader nel sostegno a Kiev”
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO – Johann Wadephul sarà il prossimo ministro degli Esteri tedesco. E a margine del minicongresso della Cdu che ha dato il via libera al contratto di coalizione e ha presentato i ministri cristianodemocratici del governo di Friedrich Merz, accetta di parlarci dei rapporti della Germania nel negoziato sull’Ucraina, ma anche del funambolismo di Meloni e dei rapporti con Trump.
Come cambierà la politica estera tedesca? La Cdu esprimerà sia il cancelliere sia il ministro degli Esteri per la prima volta in 60 anni. E alla cancelleria ci sarà un Consiglio per la sicurezza. Come cambierà ad esempio il rapporto con l’Ucraina?
«Noi vediamo il nostro ruolo molto chiaramente al fianco dell’Ucraina. Già quando eravamo all’opposizione abbiamo sempre spinto per un ruolo maggiore di guida della Germania nel sostegno a Kiev. E abbiamo sempre sottolineato che l’Ucraina deve avere un ruolo sovrano nei negoziati per la pace».
Niente “Diktatfrieden”, niente “pace imposta” a Kiev, insomma?
«Esatto.…
BERLINO – Johann Wadephul sarà il prossimo ministro degli Esteri tedesco. E a margine del minicongresso della Cdu che ha dato il via libera al contratto di coalizione e ha presentato i ministri cristianodemocratici del governo di Friedrich Merz, accetta di parlarci dei rapporti della Germania nel negoziato sull’Ucraina, ma anche del funambolismo di Meloni e dei rapporti con Trump.
Come cambierà la politica estera tedesca? La Cdu esprimerà sia il cancelliere sia il ministro degli Esteri per la prima volta in 60 anni. E alla cancelleria ci sarà un Consiglio per la sicurezza. Come cambierà ad esempio il rapporto con l’Ucraina?
«Noi vediamo il nostro ruolo molto chiaramente al fianco dell’Ucraina. Già quando eravamo all’opposizione abbiamo sempre spinto per un ruolo maggiore di guida della Germania nel sostegno a Kiev. E abbiamo sempre sottolineato che l’Ucraina deve avere un ruolo sovrano nei negoziati per la pace».
Niente “Diktatfrieden”, niente “pace imposta” a Kiev, insomma?
«Esatto. Dopo che l’abbiamo sempre sostenuto dai banchi dell’opposizione, questa sarà la nostra linea di governo. Nelle scorse settimane sono andato a Parigi, Varsavia, Roma e Londra e ho potuto fare primi colloqui con i miei futuri omologhi. Ho capito che anche i partner europei vogliono che assumiamo quel ruolo, quella leadership. Quanto al Consiglio per la sicurezza, è semplice: noi vogliamo fare una politica estera coerente».
Fornirete i missili Taurus all’Ucraina? O la Spd ve lo impedirà?
«È presto per parlarne: il lavoro del governo comincerà la prossima settimana. Ma dopo l’ottimo dialogo nel negoziato per la definizione del contratto di coalizione sono molto fiducioso che lavoreremo benissimo con la Spd. Non siamo euforici, certo. Ma un governo può anche lavorare bene affidandosi al pragmatismo e alla sobrietà».
Di recente lei ha incontrato a Roma il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Com’è andata? E come valuta il ruolo di Giorgia Meloni e i suoi funambolismi tra l’Europa e Donald Trump?
«L’Italia è uno stretto alleato della Germania. Antonio Tajani è un amico politico e un collega del Ppe. Ed è sempre stato un garante dell’affidabilità dell’Italia, sia in Europa sia nella Nato. Anche stavolta è così. E penso che in questa fase la premier Giorgia Meloni abbia assunto un ruolo importante di pontiere con gli Stati Uniti di Trump. Lo fa in modo affidabile e coordinandosi con Bruxelles e con le cancellerie europee. Di questo siamo contenti. E in futuro vogliamo approfondire il rapporto con l’Italia: ecco perché sono andato a Roma».
Come valuta il colloquio in Vaticano tra Volodymyr Zelensky e Trump? Può essere una svolta o è un ballon d’essai?
«Può darsi che sia una svolta, come ha detto Merz».
Che però ha aggiunto: «Domani le cose potrebbero cambiare»…
«Infatti. Ma intanto è un segnale di speranza. E noi ci metteremo d’impegno per trasformarlo in una svolta. L’importante è che ci siano dei colloqui. E non che una delle parti butti un documento sul tavolo e dica basta, finita lì. Il negoziato per la pace è un processo. E bisogna convergere sui punti in comune parlandosi. Noi europei dobbiamo facilitare i colloqui».
La Russia ha annunciato un cessate il fuoco. Lei ci crede?
«Adesso dovremmo sfruttare ogni opportunità per andare avanti nei negoziati. Dunque, è una buona notizia. Ma nessuno è naïf e pensa che sia già il punto di caduta di un negoziato».
Cosa pensa di Trump, come tratterete con lui?
«Siamo da sempre un partito transatlantico e cercheremo di mettere ogni impegno nel rinsaldare i rapporti transatlantici e nel ricostruire la fiducia tra noi per essere più forti, insieme».