OTTAWA – L’uomo cui i canadesi hanno deciso di affidare il futuro del loro Paese è un economista che prima d’ora non aveva mai fatto politica attiva. Ma che col voto di stanotte ha ottenuto quell’incoronazione popolare necessaria a trattare con l’ingombrante vicino Donald Trump e tentar di frenare il suo ricatto espansionistico e fare di nuovo il “Canada Strong”, forte: secondo il semplicissimo slogan su cui ha basato la campagna.
Mark Carney confermato premier
Mark Carney, 60 anni, è dunque riuscito nella sfida lanciata appena cinque settimane fa. Il partito Liberal canadese di cui era diventato leader in corsa a metà marzo - dopo le dimissioni di quel Justin Trudeau che aveva guidato il paese per 10 anni, sopravvivendo a scandali e crisi - ha vinto le elezioni e torna al governo per il quarto mandato consecutivo.
Sì, l’ex governatore della Banca del Canada – che fu pure il primo non britan…
OTTAWA – L’uomo cui i canadesi hanno deciso di affidare il futuro del loro Paese è un economista che prima d’ora non aveva mai fatto politica attiva. Ma che col voto di stanotte ha ottenuto quell’incoronazione popolare necessaria a trattare con l’ingombrante vicino Donald Trump e tentar di frenare il suo ricatto espansionistico e fare di nuovo il “Canada Strong”, forte: secondo il semplicissimo slogan su cui ha basato la campagna.
Mark Carney confermato premier
Mark Carney, 60 anni, è dunque riuscito nella sfida lanciata appena cinque settimane fa. Il partito Liberal canadese di cui era diventato leader in corsa a metà marzo - dopo le dimissioni di quel Justin Trudeau che aveva guidato il paese per 10 anni, sopravvivendo a scandali e crisi - ha vinto le elezioni e torna al governo per il quarto mandato consecutivo.
Sì, l’ex governatore della Banca del Canada – che fu pure il primo non britannico a guidare la Banca d’Inghilterra nel pieno della Brexit – ha vinto la sua scommessa. Ha vinto e potrebbe anche ottenere la maggioranza assoluta. Ha pieno mandato per tentare di risolvere i problemi di un Canada alle prese col folle aumento del costo della vita che, per dirne solo una, ha case inaccessibili ai giovani. Ma soprattutto può riposizionare il Paese e affrontare la minaccia americana: i dazi al 25 per cento su componenti d’auto, acciaio e alluminio, certo.
Ma anche le minacce tutt’altro che velate d’annessione: “Sarete la 51esima stella”, ha ribadito infatti The Donald anche ieri, postando, a urne ancora aperte un post provocatorio che ha molto irritato gli elettori: “Eleggete chi ha la forza di dimezzarvi le tasse, incrementare il potere militare, quadruplicare il valore delle vostre industrie”. Un modo per proiettare tutta la sua ombra sinistra su un voto che non lo riguarda, quasi che in gara ci fosse stato anche lui.
“Sono l’uomo giusto per tempi di crisi molto più di quanto lo sia per tempi di pace”, ha sottolineato Carney anche ieri, arrivando intorno a mezzanotte alla TD Place Arena, lo stadio indoor alla periferia sud di Ottawa, proprio ai margini del suo collegio elettorale di Nepean. Finalmente sorridente dopo giorni di grande tensione, era d’altronde già stato capace di risollevare le sorti del suo partito, soffiando la vittoria al leader dei conservatori Pierre Poilievre (15 più giovane e già rieletto sette volte) che pure per un anno aveva dominato i sondaggi distanziando i Liberal di ben 24 punti: salvo poi perderne 30 nelle recenti cinque settimane di campagna: la sua retorica “Canada first” troppo simile a quella di Trump.
Infatti gli indecisi lo hanno abbandonato. Mentre molti elettori di partiti minori hanno preferito votare con la testa e non col cuore, preferendo – almeno per questa volta - il banchiere: convinti che le minacce di Trump vadano prese sul serio e in gioco c’è la stessa sopravvivenza del Paese. O quanto meno un sistema di valori fatto d’accoglienza e integrazione.
Marc Carney: un giocatore di hockey diventato premier
Che storia, quella di Carney. Nonostante abbia girato il mondo e fatto carriera in posti difficili come New York, Londra e Tokyo, è nato in una remota cittadina canadese chiamata Fort Smith, nell’estremo Nord-Ovest. Origini modeste, è figlio di un preside di liceo che è riuscito a studiare ad Harvard grazie a una borsa di studio. In quell’università fu campione dello sport più amato del suo paese: l’hockey su ghiaccio. E proprio una metafora sportiva, «elbows up», in alto i gomiti - in onore della tecnica di difesa aggressiva di un campione di hockey, del passato, Gordie Howe – è diventato uno dei principali slogan della campagna.
Dopo la laurea, ha conseguito il dottorato di ricerca in economia a Oxford: dove ha scritto una tesi sul come la concorrenza interna può rendere un’economia più competitiva a livello nazionale. Studio che gli sarà utile nella futura missione di semplificare il commercio interno della federazione, necessario per affrontare i dazi americani (ha già ottenuto l’impegno formale di tutti i leader provinciali di appunto abbattere le barrire interne, un tema di cui si discuteva da anni).
Dopo aver lavorato nel settore privato, nel 2003, è entrato alla Banca del Canada come vicegovernatore, diventando governatore nel 2007: pochi mesi prima del crollo dei mercati globali, che fece sprofondare anche il suo Paese in una profonda recessione. All’epoca la sua gestione venne molto elogiata: mantenne i tassi d’interesse bassi, dopo averli tagliati drasticamente, permettendo così alle aziende di continuare a investire. Stesso approccio mantenuto anche a Londra, una volta chiamato a governare la Banca d’Inghilterra.
Carney & Trump: un passato da primo mandato
Proprio quelle esperienze hanno convinto i canadesi che Carney è “l’uomo della provvidenza”, l’unico che in questo momento può tener testa a The Donald: giacché parla la lingua dell’economia che il tycoon meglio comprende. I due si sono già incrociati in passato: Carney era ospite fisso degli incontri del G20 durante la prima amministrazione Trump. All’epoca i loro rapporti erano cordiali e anche di recente hanno avuto conversazioni civili. Si sono già sentiti al telefono, promettendosi collaborazione reciproca.
Alle offensive della Casa Bianca, il canadese ha però risposto senza mezze misure, paragonando il presidente Usa addirittura al cattivo dei libri di Harry Potter: “I commenti ridicoli e offensivi del presidente Usa mi fanno pensare che farà la fine di Voldemort”. Il suo interesse per la politica è recente, benché i Liberal lo corteggiassero da anni. Nel 2012 rispose addirittura sprezzante a chi glielo chiedeva “Vuol sapere perché non faccio il clown in un circo?”.
Ora però è arrivato il suo momento: “So gestire le crisi: in questa situazione serve esperienza e capacità di negoziazione”. E pazienza se spesso in campagna elettorale è sembrato poco a suo agio, goffo nei comizi e verboso nei dibattiti. I canadesi oggi, hanno scelto di credere in lui.