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Effetti dazi, il porto di Los Angeles orfano dei cargo cinesi

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Crollo del numero dei container arrivati in quello che è il punto d’accesso dei prodotti cinesi che inondano gli Stati Uniti. Secondo Port Optimizer, l’arrivo programmato nell’hub californiano è passato dai 120 mila previsti ai 77 mila della prossima settimana
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NEW YORK - Questa volta sarà difficile che i tir in attesa al porto di Los Angeles possano fare pieno carico e ripartire. E se cala il traffico a Long Beach, ne risentirà tutta l’America. L’effetto della guerra commerciale lanciata da Donald Trump alla Cina comincia a produrre un primo risultato: il crollo del numero dei container arrivati in quello che è uno dei più trafficati porti americani e del mondo, e punto d’accesso dei prodotti cinesi che inondano gli Stati Uniti. Il 145 per cento di dazi imposto sui prodotti cinesi ha colpito le importazioni. Il calo degli affari è superiore al 35 per cento.

Secondo Port Optimizer, l’arrivo programmato di container nel porto californiano è passato dai 120 mila previsti ai 77 mila della prossima settimana. Ci vogliono mediamente trenta giorni perché una nave partita dalla Cina raggiunga la West Coast americana: questa finestra temporale spiega perché gli effetti della guerra commerciale ancora non si siano fatti sentire. L’inflazione è in via…

NEW YORK - Questa volta sarà difficile che i tir in attesa al porto di Los Angeles possano fare pieno carico e ripartire. E se cala il traffico a Long Beach, ne risentirà tutta l’America. L’effetto della guerra commerciale lanciata da Donald Trump alla Cina comincia a produrre un primo risultato: il crollo del numero dei container arrivati in quello che è uno dei più trafficati porti americani e del mondo, e punto d’accesso dei prodotti cinesi che inondano gli Stati Uniti. Il 145 per cento di dazi imposto sui prodotti cinesi ha colpito le importazioni. Il calo degli affari è superiore al 35 per cento.

Secondo Port Optimizer, l’arrivo programmato di container nel porto californiano è passato dai 120 mila previsti ai 77 mila della prossima settimana. Ci vogliono mediamente trenta giorni perché una nave partita dalla Cina raggiunga la West Coast americana: questa finestra temporale spiega perché gli effetti della guerra commerciale ancora non si siano fatti sentire. L’inflazione è in viaggio sulle rotte marittime e sta per arrivare.

Con l’inizio di maggio saranno trenta giorni dal Liberation Day, il giorno della liberazione dell’America annunciata da Trump. Ma anche quello in cui i costi dei prodotti, con il pagamento dei dazi, cominceranno a crescere e, in alcuni casi, a raddoppiare.

La politica fatta di annunci e ripensamenti messa in pratica dal presidente degli Stati Uniti ha colpito il commercio e ridotto gli investimenti e la gestione degli inventari, inclusa la programmazione dei nuovi ordini.

Secondo la World Trade Organization il commercio tra Stati Uniti e Cina potrebbe crollare fino all’80 per cento se i super dazi non verranno tolti nel breve periodo, mettendo a rischio importazioni ed esportazioni per migliaia di miliardi di dollari. Alcuni importatori stanno dirottando i prodotti in Canada, dove i dazi sono molto più bassi. Ma questo stratagemma non basterà. Gli esportatori americani hanno messo in conto di venire “colpiti duramente” dai dazi adottati dalla Cina per ritorsione. E a preoccupare è il fatto che Pechino non sembra avere nessuna fretta di arrendersi alle minacce del tycoon.

Il porto di Los Angeles è il più importante per il traffico con l’Asia, ma anche altri porti, come quello di Oakland, a nord della California, temono il drammatico impatto di questa tensione commeciale. In media, secondo le stime dell’agenzia di logistica globale Flexport, il calo generale del volume di affari può arrivare al 50 per cento. Secondo gli analisti, maggio sarà il mese che avvierà l’accelerazione della crisi e vedrà il licenziamento di migliaia di persone. Le grandi catene come Walmart e Target prevedono un calo dei cargo di almeno il 20 per cento nella seconda metà dell’anno. Entro i primi di giugno, la crisi potrebbe farsi sentire nelle tasche di milioni di americani e far scattare il conto alla rovescia della possibile recessione.

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