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Incendio sui monti a ovest di Gerusalemme, Hamas ne approfitta: “Bruciate tutto”

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Il rogo che sta devastando la parte centrale dello Stato ebraico è partito dalla foresta sulle colline di Mesilat Zion ed è alimentato da forti venti
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Israele brucia e Hamas soffia sul fuoco. Lo Stato ebraico sta affrontando quello che probabilmente è il più grande incendio della sua storia, con le fiamme che avvolgono le colline attorno a Gerusalemme e costringono almeno 7 mila israeliani a lasciare le case. A centinaia abbandonano le auto mentre viaggiano tra Gerusalemme a Tel Aviv: la gente fugge a piedi sull’autostrada tra colonne di fumo e fiamme che lambiscono la via di collegamento più importante, adesso paralizzata come l’intera regione centrale di un Paese che si sta chiedendo se il primo fuoco sia stato appiccato dalla mano di qualcuno o sia invece conseguenza dello Sharav, l’ondata anomala di caldo secco. Benjamin Netanyahu intanto lancia l’allarme: “Il vento da ovest può facilmente spingere il fuoco verso i quartieri alla periferia di Gerusalemme e persino verso la città stessa".

L’incendio divampa intorno alle 9.30 di mattina a Mesilat Zion, a ovest di Gerusalemme. Se l’origine è ancora incerta, chiarissimo è invece il…

Israele brucia e Hamas soffia sul fuoco. Lo Stato ebraico sta affrontando quello che probabilmente è il più grande incendio della sua storia, con le fiamme che avvolgono le colline attorno a Gerusalemme e costringono almeno 7 mila israeliani a lasciare le case. A centinaia abbandonano le auto mentre viaggiano tra Gerusalemme a Tel Aviv: la gente fugge a piedi sull’autostrada tra colonne di fumo e fiamme che lambiscono la via di collegamento più importante, adesso paralizzata come l’intera regione centrale di un Paese che si sta chiedendo se il primo fuoco sia stato appiccato dalla mano di qualcuno o sia invece conseguenza dello Sharav, l’ondata anomala di caldo secco. Benjamin Netanyahu intanto lancia l’allarme: “Il vento da ovest può facilmente spingere il fuoco verso i quartieri alla periferia di Gerusalemme e persino verso la città stessa".

L’incendio divampa intorno alle 9.30 di mattina a Mesilat Zion, a ovest di Gerusalemme. Se l’origine è ancora incerta, chiarissimo è invece il tentativo di Hamas di approfittare del momento. «Bruciate tutto quel che potete, boschi, foreste e case dei coloni — si legge su un canale Telegram vicino al movimento islamista intorno alle 2.30 del pomeriggio — in nome di Gaza che attende la vendetta dei liberi». È una chiamata ai palestinesi della Cisgiordania. Ne seguiranno altre nel pomeriggio, appelli a «cogliere questi fuochi e ad alimentarli». Messaggi simili appaiono sui social network, divengono meme incitanti a una sorta di jihad dei roghi. Ma Hamas, ufficialmente, tace.

Il governo Netanyahu dichiara lo stato di emergenza nazionale. La situazione non è affatto sotto controllo, nonostante le 163 squadre di pompieri impiegate e l’uso, per la prima volta, di un aereo Super Hercules decollato dalla base di Tel Nof per lo spegnimento delle zone boschive di Neve Shalom, Latrun, Canada Park e, come detto, Mesilat Zion. Dozzine gli intossicati dal fumo, nessuna vittima, per adesso. Sono i venti torridi e secchi che soffiano a 70-90 chilometri all’ora a rendere incontrollabili le fiamme, con temperature che per colpa del fenomeno atmosferico chiamato Sharav sono passate dai 23 gradi di martedì ai 35 di ieri, con picchi di 39 gradi. «Siamo nel mezzo di un enorme incendio, forse il più vasto di sempre nel nostro Stato», spiega il capo dei pompieri di Gerusalemme, Shmulik Friedman. «Siamo ben lontani dal domarlo».

L’ospedale psichiatrico di Eitanim, 104 pazienti, viene evacuato. L’emittente più seguita, Channel 12, annuncia in diretta durante il telegiornale che lo studio di Neve Ilan deve essere abbandonato e che le trasmissioni vengono trasferite a una struttura alternativa. Anche questo non è mai successo nella storia di Israele che in queste ore sta celebrando Yom Hazikaron, la data in cui ricorda i soldati caduti nelle guerre e le vittime di attacchi terroristici, e si sta preparando al 77esimo anniversario del Giorno dell’Indipendenza. Tutti gli eventi per Yom Hazikaron sono annullati.

Il ministro degli Esteri israeliano chiede aiuto alla comunità internazionale. Squadre di vigili del fuoco arriveranno in supporto da Grecia, Cipro, Croazia, Bulgaria e anche Italia, ma non prima di questa mattina per via delle limitazioni notturne di volo dei Canadair. Anche l’Autorità nazionale palestinese offre assistenza, le autorità israeliane però non hanno ancora comunicato se accettano l’aiuto dell’Anp.

La polizia ha aperto un’indagine sulle cause del rogo e sta cercando di individuare piromani che possano aver aderito all’appello dei sostenitori di Hamas. Un 50enne, residente a Gerusalemme Est, viene preso con addosso un accendino, cotone e materiale infiammabili mentre tenta di dare fuoco a della sterpaglia. I media riportano altri due fermi.

Partecipa all’inchiesta anche lo Shin Bet, il servizio segreto che si occupa di antiterrorismo, e questo dimostra quanto il governo israeliano prenda sul serio un possibile (ma finora non dimostrato) coinvolgimento di Hamas. Da alcuni utenti sui social network gli incendi sono definiti da alcuni utenti «Fiamme del diluvio», in assonanza al nome dato al massacro del 7 ottobre del 2023. Si chiamava «Diluvio Al-Aqsa».

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