✕

Canada, rimonta liberale: la vittoria di Carney contro le ingerenze Usa

(afp)

Ascolta l'audio

Il partito del premier cannibalizza le formazioni minori e sfiora la maggioranza assoluta. Il leader conservatore perde anche il seggio
2 minuti di lettura

OTTAWA – Siete pronti a costruire un Canada più forte?»: il neopremier Mark Carney pone la domanda tutt’altro che retorica alle due del mattino di martedì, quando scioglie finalmente le riserve e pronuncia il discorso della vittoria. Certa. Ma, con diversi collegi dove il risultato è determinato da una manciata di voti e bisogna ricontare, non ancora chiara sulla misura.

L’ombra lunga di Donald Trump, con le pretese espansionistiche e i dazi al 25 per cento su componenti d’auto, acciaio e alluminio ad aggravare la già difficile situazione economica canadese, fa volare il Partito liberale fino a pochi mesi fa destinato all’estinzione: che ora invece guadagna 11 punti. «La Casa Bianca rilancia la sinistra», sintetizza efficacemente il Financial Times. Ma provoca pure un terremoto politico che l’economista chiamato a guidare il Paese dovrà gestire. I Conservatori, che a gennaio guidavano i sondaggi con 24 punti di vantaggio sul partito di governo che ieri si è invece assicurato il quart…

OTTAWA – Siete pronti a costruire un Canada più forte?»: il neopremier Mark Carney pone la domanda tutt’altro che retorica alle due del mattino di martedì, quando scioglie finalmente le riserve e pronuncia il discorso della vittoria. Certa. Ma, con diversi collegi dove il risultato è determinato da una manciata di voti e bisogna ricontare, non ancora chiara sulla misura.

L’ombra lunga di Donald Trump, con le pretese espansionistiche e i dazi al 25 per cento su componenti d’auto, acciaio e alluminio ad aggravare la già difficile situazione economica canadese, fa volare il Partito liberale fino a pochi mesi fa destinato all’estinzione: che ora invece guadagna 11 punti. «La Casa Bianca rilancia la sinistra», sintetizza efficacemente il Financial Times. Ma provoca pure un terremoto politico che l’economista chiamato a guidare il Paese dovrà gestire. I Conservatori, che a gennaio guidavano i sondaggi con 24 punti di vantaggio sul partito di governo che ieri si è invece assicurato il quarto mandato, escono sconfitti dal voto: ma crescono anch’essi del 7,6%, proprio mentre il loro leader Pierre Poilievre perde clamorosamente il distretto elettorale di Carleton, sobborgo rurale di Ottawa, conquistato sette volte di fila negli ultimi 20 anni.

Per restare alla guida dell’opposizione, dovrà chiedere a un collega di cedergli il seggio: e dovrà comunque vincerlo, affrontando un’elezione speciale, sempre che i lunghi coltelli del suo partito – dove i mugugni per non aver risposto con vigore alle minacce di Trump erano già iniziati – non lo affondino prima. «Di fronte alle minacce americane anteporrò il Canada alle lotte partitiche», ha promesso martedì, tra i fischi dei suoi.

La sfida tra Liberali e Conservatori, trasformatasi in scontro ideologico fra due blocchi in un Paese non bipartico, devasta i partiti minori. Scompaiono i verdi, aggrappati a un unico seggio. S’inabissa la sinistra del New Democratic Party a lungo alleata di Trudeau: giù dell’11,6 e ferma a 7 deputati, lontano cioè dalla soglia di 12 necessaria a essere riconosciuti come “partito” e poter entrare nel governo. Pure il suo carismatico leader, il sikh Jagmeet Singh dall’inconfondibile turbante colorato, perde il suo seggio: e nella notte annuncia le dimissioni. Calano di misura (l’1,3) pure gli indipendentisti del Bloc Québécois: ma con 23 seggi cantano ugualmente vittoria, destinati a far da ago della bilancia di future alleanze. Se lo spoglio ancora in corso non darà come sembra la maggioranza assoluta di 172 seggi a Carney, a ora fermo a 168, toccherà iniziare un balletto di alleanze e negoziati, affidandosi ad avversari “volenterosi” per governare.

Il risultato mostra un Paese profondamente diviso: tra est e ovest, aree urbane e rurali, giovani – che hanno preferito i Conservatori - e anziani. Il premier, insomma, vince ma inizia in salita. Dovrà trovare presto la ricetta di rinnovamento, consapevole che il modello economico di profonda dipendenza dal vicino americano non funziona più. Lo conferma pure un rapporto dell’Ocse, secondo cui il Canada rischia di ritrovarsi presto fanalino di coda in termini di crescita del Pil. Il premier Liberale ostenta sicurezza: «Il futuro del Canada è da scrivere. Abbiamo già superato lo shock del voltafaccia americano. Lavoriamo a rafforzare le relazioni con partner asiatici ed europei».

I leader internazionali, in effetti, hanno reagito con soddisfazione alla sua vittoria: «I legami tra Ue e Canada sono forti e lo saranno di più», afferma la presidente della Commissione europea von der Leyen, sottolineando i «valori democratici condivisi». Il britannico Starmer parla di «legami rafforzati» col Paese membro del Commonwealth. Il francese Macron esulta su X: «Non vediamo l’ora di lavorare col Canada e sostenerci a vicenda». E pure il premier indiano modi esprime apprezzamento, «impaziente di rafforzare la partnership», mentre la Cina si dice «pronta a sviluppare nuove relazioni».

«Trovare nuovi alleati e integrare meglio il mercato canadese è vitale», conferma il politologo André Lecours: «Ma ora Carney dovrà trattare con Trump e fare concessioni impopolari. Siamo prigionieri della geografia: non possiamo ancora sopravvivere senza gli Usa».

Leggi i commenti