Il Pakistan: “Entro 24-36 ore l’India ci attaccherà. Risponderemo”
di Carlo PizzatiCHENNAI - La guerra potrebbe iniziare a breve. Massima allerta a Islamabad per quello che il ministro dell'Informazione pachistano assicura essere un attacco imminente, per quanto a suo dire "ingiustificato", da parte dell'India. Sta per arrivare la vendetta per la strage di Pahalgam di una settimana fa in cui quattro attentatori islamici, tre dei quali identificati, hanno freddato 26 turisti indù nel Kashmir.
"Secondo nostre fonti attendibili di intelligence – twitta il ministro Atuallah Tarar su X – l'attacco militare indiano avverrà entro 24, massimo 36 ore. Le conseguenze saranno catastrofiche". Entro venerdì, dunque, comincia la guerra, così le fonti pachistane. "Qualsiasi gesto di aggressione avrà una controrisposta decisiva. L'India sarà pienamente responsabile per qualsiasi seria conseguenza nella regione".
A Islamabad il linguaggio è quello dell’apocalisse. Il ministro della Difesa di Islamabad, Khawaja Muhammad Asif, lo va dicendo da due giorni: "L'attacco è imminente. Ma u…
CHENNAI - La guerra potrebbe iniziare a breve. Massima allerta a Islamabad per quello che il ministro dell'Informazione pachistano assicura essere un attacco imminente, per quanto a suo dire "ingiustificato", da parte dell'India. Sta per arrivare la vendetta per la strage di Pahalgam di una settimana fa in cui quattro attentatori islamici, tre dei quali identificati, hanno freddato 26 turisti indù nel Kashmir.
"Secondo nostre fonti attendibili di intelligence – twitta il ministro Atuallah Tarar su X – l'attacco militare indiano avverrà entro 24, massimo 36 ore. Le conseguenze saranno catastrofiche". Entro venerdì, dunque, comincia la guerra, così le fonti pachistane. "Qualsiasi gesto di aggressione avrà una controrisposta decisiva. L'India sarà pienamente responsabile per qualsiasi seria conseguenza nella regione".
A Islamabad il linguaggio è quello dell’apocalisse. Il ministro della Difesa di Islamabad, Khawaja Muhammad Asif, lo va dicendo da due giorni: "L'attacco è imminente. Ma useremo le nostre armi nucleari solo di fronte a una minaccia diretta alla nostra esistenza". Non si scherza, quindi. Ma per ora volano solo parole e avvertimenti da parte pachistana, allarmi che potrebbero avere come obiettivo la richiesta sempre più disperata di un “salvagente” internazionale di rappacificazione dell'ultima ora tra le due potenze nucleari asiatiche.
A Delhi si stringono i ranghi. Mercoledì pomeriggio, ora indiana, il premier Narendra Modi ha ricevuto nella sua residenza il Comitato di gabinetto per la sicurezza. L’ordine è netto: "Piena libertà operativa alle forze armate" di determinare modalità, bersagli e tempistica di risposta all'attentato.
Nel frattempo, da Washington, il segretario di Stato americano Marco Rubio promette che parlerà urgentemente con le controparti per invitarle alla de-escalation, ad abbassare i toni e le intenzioni per trovare "una soluzione responsabile". Difficile venga ascoltato, in questo momento.
In India si muove qualcosa. Modi sta ricomponendo le sue squadre d'attacco. Sembrano movimenti che preparano al peggio. Il premier ha dato ordine di riattivare il Comitato consultivo per la sicurezza nazionale, nominando un nuovo direttore a guida di questo gruppo operativo di sette esperti che non fanno parte del governo, ma che hanno grande esperienza sul campo. Tra questi ci sono molti alti ufficiali delle forze armate e dei servizi civili, ex comandanti d'aviazione, esercito e marina.
Si discute di obiettivi. L'India si limiterà a colpire basi o presunti covi del Lashkar-e-Taiba (LeT), il gruppo islamista imputato – non ufficialmente – dell’attacco? O, come negli attacchi chirurgici in risposta all'attentato di Pulwama nel 2019, colpirà oltre la Linea di Controllo nelle zone pachistane fuori dal Kashmir sul versante pachistano, come a Balakot? L'India ha intelligence "granulare" sui bersagli di alto livello dell'LeT? Oppure si accontenterebbe di un attacco simbolico che causa pochi danni ma dà l'impressione d’aver ripristinato la deterrenza? L'India è già pronta all'inevitabile risposta del Pakistan?
E poi c'è sempre l'opzione dell'assassinio mirato. Secondo un rapporto del Washington Post, l'Ala di ricerca e analisi, l'intelligence indiano, dal 2021 ha assassinato una mezza dozzina di "obiettivi" non solo in Pakistan ma anche all'estero, come alcuni separatisti Sikh in Canada. Potrebbe esserci qualche sorpresa diversa da una bomba che arriva da un caccia nei cieli. Qualcosa di più subdolo, ma al contempo inquietante.
Intanto il Kashmir scivola nello stordimento delle contraddizioni. Tra gli operatori turistici che l'anno scorso hanno finalmente tirato un sospiro di sollievo grazie a un record di 23 milioni di visite in un settore che dà lavoro al 90 % della popolazione, c'è stato un crollo quasi totale, con appena il 10 % delle prenotazioni confermate. “Andare per sfidare la paura o restare a casa per non diventare bersaglio?”, si chiedono i nazionalisti indiani. Un dilemma che sa di trappola.
Oltre confine, la stessa ansia. L’India minaccia la sospensione dell'Accordo della valle dell'Indo per la condivisione delle acque di sei fiumi da cui dipende l'80 % dell'agricoltura pachistana. "Possono allagarci o affamarci con la siccità", avverte un agricoltore pachistano. Una settimana fa, come a prova generale, Delhi ha aperto le dighe, causando un’alluvione lampo e lo sfollamento di centinaia di civili. Nelle foreste del Kashmir, intanto, proseguono le "battute di caccia" per cercare i responsabili. Più di 2000 i kashmiri fermati, più di 10 le case fatte brillare nelle perquisizioni (per paura di trovare trappole dinamitarde, questa la spiegazione ufficiale).
Ma per ora nessuna novità sulla cattura dei quattro terroristi che, nella valletta di Pahalgam, chiedevano ai turisti indiani di recitare un passo del Corano in arabo, e chi non ci riusciva riceveva una pallottola in testa.