Spagna, ritorno alla normalità. Ma si apre lo scontro sulle rinnovabili
dal nostro inviato Claudio TitoVALENCIA – La Spagna è tornata alla normalità. Con un po’ di fatica, con diversi problemi in particolare nei trasporti pubblici e con una montagna di polemiche.
Durante la notte tra lunedì e martedì la fornitura di energia elettrica ha ripreso normalmente. E quindi tutti i servizi di connessione, dai telefonini a quelli commerciali, sono stati ristabiliti nella quasi totalità. Una coda dei problemi si è manifestata anche nella mattinata di ieri. Lunghe code nelle autostrade e il traffico ferroviario non pienamente ristabilito, in particolare per le linee locali. Le metropolitane sono state riattivate nelle grandi città nel pomeriggio. La paura di una nuova interruzione ha indotto ad aspettare prima di permettere ai cittadini di usufruire delle linee sotterranee.
Ma quello che l’Unione europea definisce il «peggior blackout degli ultimi venti anni» lascia sul terreno una quantità di detriti che difficilmente saranno smaltiti rapidamente. Anche perché non si conosce ancora con certezza …
VALENCIA – La Spagna è tornata alla normalità. Con un po’ di fatica, con diversi problemi in particolare nei trasporti pubblici e con una montagna di polemiche.
Durante la notte tra lunedì e martedì la fornitura di energia elettrica ha ripreso normalmente. E quindi tutti i servizi di connessione, dai telefonini a quelli commerciali, sono stati ristabiliti nella quasi totalità. Una coda dei problemi si è manifestata anche nella mattinata di ieri. Lunghe code nelle autostrade e il traffico ferroviario non pienamente ristabilito, in particolare per le linee locali. Le metropolitane sono state riattivate nelle grandi città nel pomeriggio. La paura di una nuova interruzione ha indotto ad aspettare prima di permettere ai cittadini di usufruire delle linee sotterranee.
Ma quello che l’Unione europea definisce il «peggior blackout degli ultimi venti anni» lascia sul terreno una quantità di detriti che difficilmente saranno smaltiti rapidamente. Anche perché non si conosce ancora con certezza le cause del blocco. La società che gestisce la rete elettrica spagnola, Red Electrica, esclude un attacco cyber. Anche se la magistratura spagnola ha invece aperto un’inchiesta proprio per verificare se si sia trattato di un attacco terroristico. Insomma qualche dubbio che la sicurezza sia stata penetrata da potenze straniere, ossia dalla Russia, permane.
Nello stesso tempo è stato smentito anche che sia intervenuto un eccezionale fenomeno atmosferico con un irregolare sbalzo di temperatura. Le attenzioni si concentrano dunque sulla produzione di energia elettrica da fonti alternative. In particolare quella solare. La cui distribuzione si sarebbe improvvisamente interrotta due volte in pochi secondi provocando un vero e proprio corto circuito. La Spagna, infatti, ormai produce oltre il 70% di elettricità da sorgenti rinnovabili e ha programmato l’addio alle centrali nucleari nel 2030. Tutte soluzioni che stanno provocando un duro scontro tra i socialisti del premier Sanchez e i popolari di Feijoo. «Ma sulle rinnovabili - ha ribadito il leader del Psoe - non si torna indietro».
Il governo di Madrid ha deciso di istituire una commissione di inchiesta per accertare le cause di un incidente che ha effettivamente messo in ginocchio almeno due Paesi dell’Ue per almeno 24 ore. Un’indagine che servirà non solo a individuare le responsabilità («gli operatori privati dovranno renderne conto») ma anche a fornire spiegazioni all’Unione europea. Una relazione dovrà motivare lo stato d’emergenza e le contromisure adottate per evitare che questo tipo di incidenti si ripeta. Di certo, ha ripetuto Sánchez, le origini del blackout non sono legate alla riduzione dell’apporto assicurato dalle centrali nucleari. Questo è infatti uno degli argomenti utilizzati dall’opposizione del Partito Popolare. «Chi collega questo incidente alla mancanza di energia nucleare – ha puntualizzato il premier spagnolo - mente spudoratamente o dimostra la propria ignoranza».
Eppure Feijóo per tutta la giornata di ieri ha attaccato alzo zero l’esecutivo iberico. «L’immagine che il governo sta dando della Spagna – ha detto intervenendo a margine del congresso del Ppe in svolgimento a Valencia – è come minimo deplorevole. È inadeguato». L’accusa è di non avere subito dichiarato l’emergenza nazionale. Ma sullo sfondo c’è la battaglia tipica tra centrosinistra e centrodestra sull’energia, sulle fonti rinnovabili e sul ruolo del Green Deal. E anche la speranza dei Popolari di tornare alle elezioni anticipate.
Mentre il periodo critico si sta esaurendo, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha fatto i complimenti agli spagnoli e ai portoghesi: «Vorrei elogiarli per la calma e la civiltà che hanno dimostrato nel mezzo di questo blackout così impegnativo». In effetti lunedì e martedì non si è assistito a scene di panico, a reazioni nervose o speculative. Ma probabilmente non è sufficiente a voltare pagina in modo rapido.