Il consigliere per la sicurezza nazionale Michael Waltz, al centro della bufera per il caso delle Chat di Signal, lascia l’incarico. Licenziato da Donald Trump con il suo vice, Alex Wong. Lo riportano i media Usa citando diverse fonti della casa Bianca. Cade così, dopo appena 100 giorni dall’Inaugurazione, la prima testa dell’amministrazione Trump.
Waltz aveva perso il favore del presidente e dei suoi alti consiglieri dopo che The Atlantic aveva rivelato, appunto, che un suo giornalista era stato aggiunto alla chat di gruppo. Il Wall Street Journal sottolinea che Trump si era rifiutato di licenziare Waltz immediatamente, ma in privato aveva espresso frustrazione per quello che era diventato uno dei primi grandi casi di imbarazzo per la sua amministrazione.
Secondo le fonti citate dalla testata, Waltz aveva in programma di recarsi martedì in Michigan per il comizio dei primi 100 giorni in carica di Trump, ma il presidente gli ha detto di non partecipare. Alti funzionari statunit…
Il consigliere per la sicurezza nazionale Michael Waltz, al centro della bufera per il caso delle Chat di Signal, lascia l’incarico. Licenziato da Donald Trump con il suo vice, Alex Wong. Lo riportano i media Usa citando diverse fonti della casa Bianca. Cade così, dopo appena 100 giorni dall’Inaugurazione, la prima testa dell’amministrazione Trump.
Waltz aveva perso il favore del presidente e dei suoi alti consiglieri dopo che The Atlantic aveva rivelato, appunto, che un suo giornalista era stato aggiunto alla chat di gruppo. Il Wall Street Journal sottolinea che Trump si era rifiutato di licenziare Waltz immediatamente, ma in privato aveva espresso frustrazione per quello che era diventato uno dei primi grandi casi di imbarazzo per la sua amministrazione.
Secondo le fonti citate dalla testata, Waltz aveva in programma di recarsi martedì in Michigan per il comizio dei primi 100 giorni in carica di Trump, ma il presidente gli ha detto di non partecipare. Alti funzionari statunitensi, citati dal Wall Street Journal, hanno riferito che Waltz era stato emarginato durante i dibattiti su decisioni chiave, in particolare l'avvio dei colloqui con l'Iran sul suo programma nucleare e la mediazione di un accordo di pace tra Russia e Ucraina.
In occasione del National Day of Prayer alla Casa Bianca, oggi il presidente Donald Trump ha elogiato pubblicamente vari membri del suo governo, iniziando con il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, che ha descritto come "straordinario" nel suo lavoro. Nessun riferimento invece a Waltz.
Il possibile successore
Il ruolo di Waltz è rimasto in sospeso dopo che all'inizio di questa settimana gli è stato comunicato chiaramente che il suo mandato alla guida del Consiglio per la Sicurezza Nazionale era giunto al termine. Per la sua sostituzione si era fatto il nome di Steve Witkoff, imprenditore immobiliare e amico del presidente Donald Trump e inviato speciale per le crisi internazionali, ma Trump ha poi annunciato che il suo posto verrà preso ad interim dal segretario di Stato Marco Rubio. E Waltz diventerà ambasciatore americano all’Onu.
Il caso della chat su Signal
Il caso, esploso lo scorso 15 marzo, fece il giro del mondo. Per un errore dello stesso Waltz, in una chat di Signal, dove si parlava del bombardamento di obiettivi Houthi nello Yemen tra i vertici della Sicurezza Usa, era stato inserito il direttore della rivista The Atlantic, Jeffrey Goldberg. "Il mondo ha scoperto poco prima delle 14 del 15 marzo che gli Stati Uniti stavano bombardando obiettivi Houthi in tutto lo Yemen. Io, invece, l'ho saputo due ora prima. E il motivo per cui l'ho saputo prima è che Pete Hegseth, il segretario alla Difesa, mi aveva inviato un sms con il piano di guerra alle 11.44. Il piano includeva informazioni precise su pacchetti di armi, obiettivi e tempistiche". Così Jeffrey Goldberg raccontò la vicenda incredibile che lo ha coinvolto quando il suo numero è apparso all'interno di una chat di gruppo su Signal altamente classificata tra il capo del Pentagono, il vice presidente americano JD Vance e altri funzionari di primo piano.
"Non può essere vero", ha raccontato di aver pensato il giornalista che ha ricostruito la storia a partire dall'11 marzo, quando ha ricevuto una richiesta di connettersi alla chat da parte “di un certo” Michael Waltz. Inizialmente dubbioso che si trattasse veramente del consigliere per la sicurezza americana, Goldberg ha accettato con riluttanza e ha scoperto di essere entrato in un gruppo chiamato “Houthi PC small group” di cui facevano parte i più alti funzionari del Pentagono e della sicurezza americana. Per giorni i membri della chat, ignari della presenza del direttore, si sono scambiati messaggi iperclassificati che includevano informazioni precise sui tempi degli attacchi, sulle armi che sarebbero state utilizzate, persino discussioni sul morale dei soldati, nonché nuove stoccate “all'Europa parassita". In pratica, non era solo un gruppo di pianificazione logistica ma un luogo di scambio sui processi decisionali attorno alle imminenti azioni militari.
Goldberg alla fine ha deciso di uscire dalla chat ed è stato soltanto dopo la pubblicazione del suo articolo, quasi dieci giorni dopo i fatti, che il portavoce del consiglio per la sicurezza nazionale, Brian Hughes, ha ammesso l'incredibile disguido.