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Incendi a Gerusalemme, la testimonianza: “Di corsa con una bimba per fuggire dal fuoco”

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Adel Kadmi stava andando a nord dalla sorella quando l’autista del pullman su cui viaggiava con sua figlia le ha fatte scendere
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GERUSALEMME – Per Adel Kadmi ieri doveva essere una giornata speciale. Per la prima volta la giovane donna, che un mese fa ha dato alla luce una bimba, aveva deciso di andare da Gerusalemme, dove vive con la famiglia, in visita alla sorella a Safed, nel nord di Israele, portando con sé la piccola. A un certo punto, dal finestrino del pullman su cui viaggiavano, Kadmi ha notato qualcosa di strano. «Abbiamo visto il fumo ancora prima di immetterci nel traffico, ma non sapevamo che avrebbe raggiunto anche noi», ha raccontato a Ynet. Pochi minuti dopo, il mezzo si è ritrovato bloccato, l’aria irrespirabile.

«Non sapevamo cosa stesse succedendo. Improvvisamente, tutti gli automobilisti davanti a noi sono scesi dalle loro macchine e l’autista dell’autobus ci ha detto di correre. Sono andata in panico», ha detto ancora Kadmi, che però con il pensiero fisso di mettere in salvo la sua bambina e l’aiuto degli altri passeggeri è riuscita a scendere. Per ritrovarsi vicinissima al fuoco. Nel …

GERUSALEMME – Per Adel Kadmi ieri doveva essere una giornata speciale. Per la prima volta la giovane donna, che un mese fa ha dato alla luce una bimba, aveva deciso di andare da Gerusalemme, dove vive con la famiglia, in visita alla sorella a Safed, nel nord di Israele, portando con sé la piccola. A un certo punto, dal finestrino del pullman su cui viaggiavano, Kadmi ha notato qualcosa di strano. «Abbiamo visto il fumo ancora prima di immetterci nel traffico, ma non sapevamo che avrebbe raggiunto anche noi», ha raccontato a Ynet. Pochi minuti dopo, il mezzo si è ritrovato bloccato, l’aria irrespirabile.

«Non sapevamo cosa stesse succedendo. Improvvisamente, tutti gli automobilisti davanti a noi sono scesi dalle loro macchine e l’autista dell’autobus ci ha detto di correre. Sono andata in panico», ha detto ancora Kadmi, che però con il pensiero fisso di mettere in salvo la sua bambina e l’aiuto degli altri passeggeri è riuscita a scendere. Per ritrovarsi vicinissima al fuoco. Nel giro di pochi minuti, non le è rimasto altro che mettersi a scappare con la neonata in braccio.

«Abbiamo corso per circa quindici minuti, senza fermarci», ha concluso. Poi finalmente dei poliziotti e la squadra di emergenza del Magen David Adom sono riusciti a portare mamma e bimba all’ospedale Shamir vicino a Tel Aviv, dove i medici hanno rilevato una lieve intossicazione: «Mia figlia sta bene, ma è stato spaventoso».

Sono centinaia le persone che hanno dovuto abbandonare macchine e borse per scappare dal fuoco, con incendi che nell’area di Gerusalemme hanno pochi precedenti. Anche i servizi di soccorso sono rimasti sorpresi dalla loro intensità.

«Eravamo bloccati sull’autostrada 1. Non appena abbiamo visto il fuoco diffondersi sulla strada siamo scesi dai veicoli e abbiamo cercato di evacuare le persone il più velocemente possibile», la testimonianza di Tal Wolitz, portavoce dei vigili del fuoco. «È un incendio storico», ha aggiunto. «Per via dei forti venti si stanno aprendo sempre più focolai».

In serata, erano nove gli epicentri del fuoco ancora attivi, con una decina di villaggi evacuati, compreso Neve Shalom, iconico villaggio cooperativo fondato da israeliani ebrei e arabi, che vivono fianco a fianco sulle colline vicino a Gerusalemme.

«Abbiamo sentito odore di fuoco e WhatsApp ha iniziato lentamente a riempirsi di messaggi che segnalavano un incendio», ha raccontato ad Haaretz Nader Bagdasar, residente della comunità. «Mezz’ora dopo, le sirene hanno suonato per chiamarci all’evacuazione». Bagdasar e sua moglie hanno svegliato i tre bambini. «Un po’ di vestiti, un portatile, un iPad e siamo venuti via». Bagdasar ha sottolineato che non è la prima volta che il villaggio è costretto a evacuare per la minaccia del fuoco, ma questa volta la situazione sembra più seria.

«Sono molto preoccupato per la nostra casa e le nostre proprietà, ma la cosa più importante è che nessuno si sia fatto male», ha detto.

Nonostante la giornata drammatica, infatti, si sono registrati solo pochi feriti, nessuno in modo grave. Mentre il Paese aspettava che nella notte il vento cessasse, per permettere agli operatori di spegnere gli incendi.

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