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L’economista ucraino: “L’accordo sulle terre rare non ci tratta come una colonia Usa”

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Intervista a Volodymyr Landa del think tank Centre for Economic Strategy di Kiev: “Restano alcune incognite: per esempio quale sarà il meccanismo per dirimere eventuali controversie e chi sarà l’arbitro”
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KIEV – «Dopo la rottura dello Studio Ovale tra Trump e Zelensky, la firma dell’accordo sui minerali e le terre rare «potrebbe essere un primo passo importante per un dialogo costruttivo tra Usa e Ucraina nei negoziati», dice Volodymyr Landa, economista senior del think tank Centre for Economic Strategy di Kiev.

Nella prima bozza gli americani chiedevano la restituzione di 300 miliardi di aiuti militari e finanziari dati a Kiev durante la guerra. Questa clausola non c’è più: hanno vinto gli ucraini?

«Dovremo aspettare i dettagli definitivi, ma da quello che sappiamo finora le “linee rosse” per l’Ucraina non sono state superate. La prima era la restituzione degli aiuti militari e finanziari, richiesta che sembrerebbe essere stata cancellata. Nella nuova bozza, solo i futuri aiuti potranno essere contabilizzati come contributo al fondo di gestione delle risorse minerarie ucraine. La seconda è che la gestione del fondo non è più sbilanciato ma diviso al 50% in maniera paritaria tra U…

KIEV – «Dopo la rottura dello Studio Ovale tra Trump e Zelensky, la firma dell’accordo sui minerali e le terre rare «potrebbe essere un primo passo importante per un dialogo costruttivo tra Usa e Ucraina nei negoziati», dice Volodymyr Landa, economista senior del think tank Centre for Economic Strategy di Kiev.

Nella prima bozza gli americani chiedevano la restituzione di 300 miliardi di aiuti militari e finanziari dati a Kiev durante la guerra. Questa clausola non c’è più: hanno vinto gli ucraini?

«Dovremo aspettare i dettagli definitivi, ma da quello che sappiamo finora le “linee rosse” per l’Ucraina non sono state superate. La prima era la restituzione degli aiuti militari e finanziari, richiesta che sembrerebbe essere stata cancellata. Nella nuova bozza, solo i futuri aiuti potranno essere contabilizzati come contributo al fondo di gestione delle risorse minerarie ucraine. La seconda è che la gestione del fondo non è più sbilanciato ma diviso al 50% in maniera paritaria tra Usa e Ucraina. Restano alcune incognite: per esempio quale sarà il meccanismo per dirimere eventuali controversie, chi è l’arbitro».

Dunque un passo avanti nei rapporti Washington e Kiev?

«L’amministrazione americana finora non ha ottenuto molti risultati sul piano della politica estera, con questo accordo Trump potrà rivendicare un obiettivo raggiunto. Dal punto di vista ucraino, dopo la rottura di Washington si riprende un dialogo costruttivo. Se l’accordo è come è stato descritto, non è più un accordo coloniale, ma è un accordo commerciale da cui sia gli americani che gli ucraini hanno da guadagnare ed è l’unico modo per farlo funzionare nei prossimi decenni, altrimenti fallirebbe dopo poco».

Non ci sono garanzie esplicite di sicurezza ma si afferma una partnership strategica a sostegno dello “sviluppo e della sicurezza” ucraini. Un buon risultato per Kiev?

«Certamente gli ucraini avrebbero voluto garanzie di sicurezza esplicite e dirette già in questo accordo, ma è un compromesso, che potrà anche essere migliorato in futuro. Il fatto che ci siano delle misure per garantire la sicurezza delle aziende americane che lavoreranno in Ucraina riduce la possibilità di attacchi russi nel futuro. È probabile che le garanzie militari vere e proprie arriveranno nell’intesa con gli europei se verrà raggiunta. L’Estonia ha già detto per esempio che è pronta a inviare truppe in Ucraina. La Ue deve avere più iniziativa, ma sembra che non sia ancora pronta».

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