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Carlo Carraro, Ipcc: “Rinnovabili meno care, blackout spagnolo provocato da tensioni sui prezzi”

Pannelli solari nella regione di Murcia
Pannelli solari nella regione di Murcia (reuters)

Intervista al professore di Economia Ambientale: “La Francia non ha mai voluto connessioni robuste con la penisola Iberica per difendere il nucleare dalle fonti energetiche più competitive”

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Sessanta euro, 110 euro e 180 euro. Sono i prezzi arrotondati per un megawattora di energia elettrica prodotta rispettivamente da eolico o solare, gas o carbone, e nucleare.

Se la causa primaria del blackout di lunedì in Spagna è stata di natura tecnica (forse uno sbalzo di tensione), anche la tensione fra i prezzi ha dato il suo contributo.

“Le energie rinnovabili oggi costano decisamente meno. Per questo molte centrali tradizionali e nucleari lunedì in Spagna erano spente. Non sono così potute intervenire per riportare equilibrio nella rete” spiega Carlo Carraro, professore di Economia ambientale all’università Ca’ Foscari di Venezia, membro dell’Ipcc (l’organismo dell’Onu incaricato di monitorare il cambiamento climatico) e del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici.

La ragione per cui al momento del blackout la Spagna produceva il 78% della sua energia con le rinnovabili è dunque economica?

“Si spiega con la differenza di prezzo. La Spagna ha saputo approfittare dell’economicità di sole e vento e produce una larga quota della sua elettricità con queste fonti. Non è chiaro perché l’Italia non faccia altrettanto”.

Uno squilibrio fra fonti rinnovabili e tradizionali però viene tirato in ballo all’indomani del blackout.

“Sarebbe come attribuire la colpa di un incidente all’auto anziché al guidatore. Sappiamo che le rinnovabili sono una fonte incostante, ma possiamo prendere delle precauzioni. Una rete europea veramente integrata sarebbe la prima misura da adottare. Poi si possono usare dispositivi che evitano il distacco simultaneo di tutti gli impianti rinnovabili, come è avvenuto in Spagna lunedì. Esistono dei meccanismi, sfruttati ad esempio in Germania, che scaglionano l’arresto dei vari impianti nell’arco di qualche minuto per evitare il collasso istantaneo della produzione”.

La rete europea integrata non esiste già?

“La connessione fra Spagna e Francia è molto ridotta. Ha una capacità pari al 2-3% della domanda spagnola, ben al di sotto di quanto sarebbe necessario. La Francia negli ultimi anni ha accuratamente evitato di connettersi davvero alla Spagna. Teme che le rinnovabili spagnole, con i loro prezzi ridotti, occupino anche il mercato francese, che invece è dominato dal nucleare, una fonte ben più costosa”.

Però più affidabile?

“Rinnovabili e fonti tradizionali sono come due automobili diverse che vanno guidate in modo diverso. Avere un mix energetico molto ricco di rinnovabili espone ai rischi delle oscillazioni di produzione. O si riesce ad aumentare la sua quota in modo da soddisfare la domanda anche quando sole e vento sono scarsi o si fa maggiormente ricorso ai sistemi di accumulo come le batterie”.

O si usano le fonti tradizionali per tamponare i deficit di produzione di sole e vento? Se ci fossero state centrali a gas o nucleari pronte a intervenire, il blackout in Spagna sarebbe stato evitato?

“L’elemento primo che ha scatenato il blackout è di natura tecnica ed è ancora ignoto. A quel punto però gli impianti rinnovabili si sono distaccati tutti insieme, anziché graduare nel tempo le loro disconnessioni. Molte centrali che usano fonti tradizionali non erano operative perché troppo costose rispetto alle rinnovabili. Se producono energia a un prezzo non competitivo, non gli si può certo domandare di restare accese”.

Gli si potrebbe domandare di restare accese con un ruolo di riserva?

“Vogliamo giustamente pagare il meno possibile la nostra elettricità e nei momenti di abbondanza le rinnovabili forniscono energia a un costo marginale pari a zero. Economicamente non ha senso mantenere accesa una centrale tradizionale, se le rinnovabili stanno producendo bene. Avrebbe senso invece rafforzare la connessione fra i Paesi europei. A quel punto anche il nucleare francese potrebbe rivelarsi utile ai paesi vicini, per bilanciare i momenti di calo di sole e vento”.

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