Inghilterra, Farage trionfa nelle elezioni locali. E il brexiter strappa al Labour un altro seggio
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA – “Adesso non ride più nessuno di me”. Già. Tutti dovranno fare i conti con Nigel Farage, se mai servisse una conferma dopo la Brexit. Perché il suo nuovo partito Reform UK ha trionfato alle elezioni amministrative del 1 maggio, che si sono tenute nel cuore e al nord dell’Inghilterra. Farage ha spazzato via tutti, conquistando circa la metà dei 1641 seggi comunali a disposizione, contro gli oltre 400 dei Liberal democratici, i circa 300 dei tories e il centinaio scarso del Labour al governo.
Non solo. Reform UK ha piazzato anche suoi sindaci in due regioni chiave, come Hull & East Yorkshire e Greater Lincolnshire con l’ex tory Andrea Jenkins che ha già chiesto di spostare tutti i migranti e richiedenti asilo, dagli hotel “alle tende in strada”. Ha conquistato per la prima volta il controllo di sette consigli comunali su 23: Derbyshire, Durham, Lancashire, Lincolnshire, Nottinghamshire, Staffordshire e il Kent dove continuano a sbarcare i migranti dalla Manica. E ha strappa…
LONDRA – “Adesso non ride più nessuno di me”. Già. Tutti dovranno fare i conti con Nigel Farage, se mai servisse una conferma dopo la Brexit. Perché il suo nuovo partito Reform UK ha trionfato alle elezioni amministrative del 1 maggio, che si sono tenute nel cuore e al nord dell’Inghilterra. Farage ha spazzato via tutti, conquistando circa la metà dei 1641 seggi comunali a disposizione, contro gli oltre 400 dei Liberal democratici, i circa 300 dei tories e il centinaio scarso del Labour al governo.
Non solo. Reform UK ha piazzato anche suoi sindaci in due regioni chiave, come Hull & East Yorkshire e Greater Lincolnshire con l’ex tory Andrea Jenkins che ha già chiesto di spostare tutti i migranti e richiedenti asilo, dagli hotel “alle tende in strada”. Ha conquistato per la prima volta il controllo di sette consigli comunali su 23: Derbyshire, Durham, Lancashire, Lincolnshire, Nottinghamshire, Staffordshire e il Kent dove continuano a sbarcare i migranti dalla Manica. E ha strappato al partito del primo ministro Starmer, seppur per soli sei voti, anche l’elezione suppletiva di Runcorn, area operaia e working class fuori Manchester, per il sesto seggio di Reform a Westminster. Starmer, di recente, ha provato a mostrarsi più duro su immigrazione e sicurezza. Ma il suo messaggio non ha attecchito: “Abbiamo capito la sconfitta, reagiremo”.
Runcorn è una circoscrizione molto operaia/working class, saldamente in mano al Labour fino a qualche mese fa, con una maggioranza monstre. Ma poi il deputato del partito al governo, Mike Amesbury, dopo “aver bevuto sei-sette pinte di birra a stomaco vuoto” (parole sue), ha picchiato violentemente in strada un residente locale che lo aveva provocato in piena notte e si è dovuto dimettere. Ora, il suo posto sarà preso dalla nuova parlamentare di Reform ed ex magistrata Sarah Pochin, che in queste ore sta festeggiando la vittoria proprio con Farage, da lei definito “il nostro prossimo primo ministro britannico!”.
La vittoria di Farage a Runcorn (ma non solo, come vedremo) è un pesante campanello d’allarme per il Labour e tutta la politica tradizionale britannica. Ed è significativa per diversi motivi. Innanzitutto, nel sistema uninominale secco, Reform ha sbaragliato tutti. Solo lo scorso luglio, alle elezioni generali, il Labour e il suo candidato Amesbury avevano ottenuto il 52,9% dei voti. Ora, neanche un anno dopo, sono crollati al 38,70%. Reform UK, invece, è salito dal 18% al 38,72%, sbaragliando anche i conservatori, crollati dal 16% al 7,17% in pochi mesi.
Insomma, Farage e Reform UK hanno conquistato il loro sesto seggio a Westminster – anche se ora sono 5 dopo la cacciata di Rupert Lowe, uno ancora più reazionario del leader. E sono ufficialmente una minaccia seria al Labour e al governo di Keir Starmer, ma anche allo status quo del sistema politico britannico. Che sinora si è basato su due partiti principali, i laburisti e i tories, “ma che ora è motivo di delusione per molti”, come spiega Luke Tryl dell’istituto More in Common. E come aggiunge il direttore politico dell’agenzia Ipsos, Keiran Pedley, “Farage ha guadagnato voti in molte aree del Paese, sottraendo consenso al Labour. Il suo fiato sul collo di Starmer è già evidente”.
Ma ci sono altri dati inquietanti per il primo ministro e per il partito conservatore di Kemi Badenoch, prima leader nera tory sempre più in bilico. Si è votato in aree prevalentemente conservatrici, con scarsa presenza laburista. “I tories sono finiti, siamo noi la vera opposizione”, giubila Farage. La Bbc ha pubblicato una proiezione scientifica, calcolando il voto complessivo dei partiti se si fosse votato su scala nazionale. I risultati sono spaventosi per “l’establishment”, come lo chiama Farage: Reform al 30% (+28% rispetto all’anno scorso), Labour 20% (-14%), Lib-Dem 17% (stabile) e i conservatori sprofondati al 15% (-10%), seguiti dai Verdi a 11. Secondo un’analisi di SkyNews, i due partiti tradizionali Labour e Tory stavolta hanno raccattato un misero 40% totale dei voti. Nel 2021 fu il 67%.
Insomma, Farage, compare fraterno di Trump, sta cavalcando con enorme successo lo zeitgeist mondiale populista, anti-migranti, anti-woke e anti-politicamente corretto. A lui tutto questo riesce straordinariamente bene da anni, ma ora è convinto di avere le carte per entrare a Downing Street, nonostante il sistema uninominale secco lo abbia sempre penalizzato. In vista del voto nel 2029, o prima, Starmer deve solo sperare che Reform e i tories non facciano un patto di desistenza, che spazzerebbe via il Labour. Ma Farage ne è convinto: “Non ci serve allearci con i moribondi conservatori. Vinceremo da soli”.