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Cartarescu: “La mia Romania vota per non tornare sotto l’ala russa”

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Il più importante scrittore del Paese ragiona sulla sfida elettorale per le presidenziali, dopo quelle annullate a dicembre
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BERLINO – Mircea Cartarescu è il maggior scrittore contemporaneo rumeno, candidato quest’anno allo Strega europeo con Theodoros (Il Saggiatore). Intervistato da Repubblica, l’autore dello stralunato e geniale Solenoide parla dell’enorme importanza delle elezioni presidenziali di domani in Romania.

Quando il candidato di estrema destra Calin Georgescu ha vinto il primo turno delle presidenziali a novembre, l’exploit è stato il risultato di una campagna russa sui social, ma anche di un’ondata nazionalista. Come spiega il successo di un politico apertamente nostalgico del fascismo?

«Georgescu era uno sconosciuto fino al giorno del primo turno. La sera prima, i sondaggi lo davano al 2%. Al mattino, il conteggio lo ha dato vincente con quasi il 30%. Ciò non può accadere in un normale processo democratico. Le indagini hanno dimostrato che c’era stata una martellante campagna a suo favore sui social media, finanziata e organizzata da uno Stato straniero e sostenuta da veterani dell’esercit…

BERLINO – Mircea Cartarescu è il maggior scrittore contemporaneo rumeno, candidato quest’anno allo Strega europeo con Theodoros (Il Saggiatore). Intervistato da Repubblica, l’autore dello stralunato e geniale Solenoide parla dell’enorme importanza delle elezioni presidenziali di domani in Romania.

Quando il candidato di estrema destra Calin Georgescu ha vinto il primo turno delle presidenziali a novembre, l’exploit è stato il risultato di una campagna russa sui social, ma anche di un’ondata nazionalista. Come spiega il successo di un politico apertamente nostalgico del fascismo?

«Georgescu era uno sconosciuto fino al giorno del primo turno. La sera prima, i sondaggi lo davano al 2%. Al mattino, il conteggio lo ha dato vincente con quasi il 30%. Ciò non può accadere in un normale processo democratico. Le indagini hanno dimostrato che c’era stata una martellante campagna a suo favore sui social media, finanziata e organizzata da uno Stato straniero e sostenuta da veterani dell’esercito romeno e mercenari. Una parte della popolazione è caduta nella trappola. Le immagini false, le teorie del complotto e gli slogan nazionalisti associati a Georgescu li hanno stregati più dei valori europei degli altri candidati».

Quel voto è stato annullato dalla Corte costituzionale. Ma ora la destra è di nuovo in vantaggio. Lei pensa che la propaganda “legionaria” dei neofascisti sia ormai sdoganata, nella popolazione romena?

«Non credo. Tradizionalmente, la Romania è molto orgogliosa di essere un Paese democratico ed europeo. La maggioranza dei romeni condivide gli ideali dell’Ue. La memoria della Guardia di ferro è sempre stata sotterranea e priva di un risvolto politico negli ultimi decenni. Ancora oggi i partiti estremisti non si associano al movimento legionario degli anni ‘30 e ‘40: si dichiarano solo nazionalisti e sovranisti. In realtà, il mio Paese è ora vittima di enormi pressioni sia da parte della Russia che degli Stati Uniti, volte a costringerlo a rinunciare al suo destino europeo e a rientrare sotto l’influenza della Russia».

Leggendo le opere di Herta Mueller ci si rende conto di quanto la Romania abbia sofferto sotto il regime stalinista. Perché tante persone simpatizzano con Putin?

«Sono pochi i romeni che simpatizzano davvero con la Russia di Putin. I romeni sono sempre stati anti-russi. Ma è vero che molti concittadini provano nostalgia per il periodo comunista perché non l’hanno vissuto direttamente. Sono passati 35 anni dalla rivoluzione romena. E i giovani tendono ad avere simpatie di sinistra: l’esperienza comunista non gli sembra così spaventosa. Il comunismo di Ceausescu non era stalinista, come negli anni ‘50, ma nazionalista. Non è la simpatia per la Russia, ma il nazionalismo la vera eredità del periodo comunista».

Quali errori hanno commesso i partiti centristi per rendere così popolari quelli populisti e di destra?

«Negli ultimi dieci anni la Romania è stata governata da un’alleanza tra il Partito socialdemocratico e il Partito liberale. Sono stati talmente corrotti e arroganti da provocare un’ondata di rabbia nella popolazione. Questo spiega in parte il voto a favore degli estremisti. Tuttavia, questi partiti “centristi” sono ancora pro-europei e democratici. La necessità di un cambiamento politico è assolutamente legittima oggi, ma sostituirli con partiti estremisti peggiorerebbe la situazione. Il “sistema” deve essere riformato, ma non distrutto a favore della destra».

I sondaggi suggeriscono che un altro populista di destra filo-Trump potrebbe vincere il primo turno, George Simion. Come lo descriverebbe? Simpatizza per Georgia Meloni e fa parte della sua stessa famiglia politica nella Ue, pensa si somiglino?

«Aur è un partito sovranista e nazionalista. E Simion è un populista senza una chiara ideologia. È “persona non grata” in Moldavia e Ucraina, con un passato oscuro, proprio come Georgescu. In realtà è il piano B della destra, dopo il fallimento di Georgescu. Ma anche se vincesse il primo turno non credo vincerebbe il secondo.
In Romania c’è una tradizione: al secondo turno gli elettori pro-democrazia si recano alle urne in massa e di solito prevalgono».

Quali errori ha commesso la Ue con la Romania?

«La Ue è stata una grande opportunità per il mio Paese. Tutto è cambiato dal 2008, quando siamo diventati membri della Ue. Da allora, la Romania ha conosciuto
un periodo di prosperità senza precedenti. Ma la guerra ibrida decennale della Russia ha presentato l’Europa come “la nuova Urss” e i romeni come “schiavi della Ue”. Una propaganda continua che ha influenzato l’opinione dei miei concittadini. Spero che l’Unione non lo consenta più, perché rischia di ritrovarsi con una nuova Ungheria dentro i propri confini».

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