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Michael Waltz, il soldato che non si è voluto inginocchiare

(reuters)

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È considerato un “neocon sotto copertura”, vicino al vecchio partito. Ha avuto scontri duri con il capo dello staff Wiles
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NEW YORK – Michael Waltz è il tipo di uomo che porta la guerra nella carne e la politica come un vestito troppo stretto. Berretto Verde, quattro medaglie Bronze Star, al fronte in Afghanistan, ma anche un convertito al culto Maga del capo senza mai inginocchiarsi come gli altri.

Alla fine la decisione di Donald Trump di sbarazzarsi del suo consigliere sulla sicurezza nazionale non ha sorpreso. Quando Michael George Glen Waltz, 51 anni, nato in Florida a Boynton Beach da madre single, laureato in studi internazionali alla accademia militare della Virginia, era stato nominato da Trump, molti si erano chiesti quanto sarebbe durato e se avrebbe battuto il record di sopravvivenza del generale in pensione Michael Flynn, consigliere alla sicurezza nel primo mandato Trump, costretto alle dimissioni nel febbraio 2017, dopo appena tre settimane, per aver mentito sui suoi legami con diplomatici russi. Smentendo tutti i pronostici, Waltz ha resistito cento giorni, ma non ha superato il centunesim…

NEW YORK – Michael Waltz è il tipo di uomo che porta la guerra nella carne e la politica come un vestito troppo stretto. Berretto Verde, quattro medaglie Bronze Star, al fronte in Afghanistan, ma anche un convertito al culto Maga del capo senza mai inginocchiarsi come gli altri.

Alla fine la decisione di Donald Trump di sbarazzarsi del suo consigliere sulla sicurezza nazionale non ha sorpreso. Quando Michael George Glen Waltz, 51 anni, nato in Florida a Boynton Beach da madre single, laureato in studi internazionali alla accademia militare della Virginia, era stato nominato da Trump, molti si erano chiesti quanto sarebbe durato e se avrebbe battuto il record di sopravvivenza del generale in pensione Michael Flynn, consigliere alla sicurezza nel primo mandato Trump, costretto alle dimissioni nel febbraio 2017, dopo appena tre settimane, per aver mentito sui suoi legami con diplomatici russi. Smentendo tutti i pronostici, Waltz ha resistito cento giorni, ma non ha superato il centunesimo.

Nel mondo trumpiano era considerato un “neocon sotto copertura”, o un agente del “deep state”, lo Stato profondo e complottista, per via delle sue esperienze passate con l’establishment, prima al Pentagono e poi come assistente del vicepresisdente Dick Cheney, sotto la presidenza di George W. Bush.

In certi ambienti Maga essere stati vicini a Cheney e alla sua politica interventista equivale a un atto di eresia.

Durante la campagna delle primarie Repubblicane del 2016, Waltz era apparso in uno spot anti-Trump in cui lo aveva accusato di aver scansato la leva durante la guerra in Vietnam, e invitato gli elettori conservatori a «fermare subito» il tycoon prima che potesse cambiare per sempre l’anima dei partito. Come deputato della Florida, la sua prima reazione all’invasione russa dell’Ucraina, nel 2022, era stata accusare il presidente Vladimir Putin di «spregevoli crimini di guerra», tipo di critica che Trump si è sempre rifiutato di fare. In questi mesi, ha rivelato The Atlantic, Waltz ha avuto scontri duri con il capo dello staff, Susie Wiles. Lei lo considerava sprezzante e poco rispettoso e questo giudizio, visto il potere di Wiles, è risultato pari a una condanna.

Durante il periodo di transizione dopo le elezioni, Waltz è stato visto spesso a Mar-a-Lago, la residenza del tycoon in Florida, però mai al tavolo del futuro presidente. In un ambiente dove la prossimità fisica al leader è segno di potere, questa distanza indicava la sfiducia che circondava l’ex membro delle Forze speciali.

Il caso della chat di governo sulla piattaforma Signal in cui Waltz aveva inserito per errore un giornalista ha fatto scattare il conto alla rovescia del licenziamento, ma già da tempo il consigliere era finito nel mirino di blogger e attivisti di destra. Per settimane su Telegram e X gli utenti lo avevano dipinto come un traditore.

La sua esitazione nel dare al Pentagono “mano libera” nel condurre operazioni segrete aveva provocato la rivolta della base Maga. L’influencer Laura Loomer, molto ascoltata dal tycoon, aveva indicato una serie di persone “non fedeli” da cacciare. Waltz era visto come il “servo di due padroni” - Trump e il vecchio establishment - e un paradosso vivente: l’uomo dall’impeccabile storia militare, conservatore convinto, ma troppo istituzionale.

Se ha avuto la sensazione di essere a fine corsa, da buon soldato non lo ha fatto vedere. Martedì aveva firmato un articolo per elencare i “100 giorni di successo in materia di sicurezza nazionale”. E la mattina del licenziamento, ospite in tv a Fox & Friends, aveva detto di Trump: «Questa è la leadership nella sua forma migliore».

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