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Scontro Russia-Ucraina sulla parata a Mosca: “Kiev sparirà se provoca”

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Zelensky e la festa del 9 maggio: “A rischio i leader in Piazza Rossa”. Il Cremlino: “È un nazista”. E Medvedev: “Risposta dura alle minacce”
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MOSCA – Persino gli eleganti negozi e café che circondano gli Stagni del Patriarca, il quartiere art nouveau dell’élite moscovita, hanno ricoperto le vetrine di nastri nero-arancio e poster in bianco e nero dei soldati dell’Armata Rossa che entrano a Berlino. Stendardi rossi costeggiano ponti, piazze e viali. Per celebrare l’ottantesimo anniversario del trionfo sovietico sul nazismo, non c’è angolo di Mosca che non sia stato tappezzato dalla parola Pobeda, “Vittoria”, in un sottinteso intreccio tra l’annuale rito della nostalgia per il glorioso passato e la retorica del presente sulla “denazificazione” dell’odierna Ucraina, tra la Grande Guerra Patriottica contro il Terzo Reich e l’Operazione militare speciale contro Kiev.

I cellulari si levano a riprendere i carri armati e i sistemi antimissilistici che rullano sull’asfalto per le prove della parata militare che si terrà il 9 maggio. I turisti cinesi assiepati alle transenne presidiate da minacciosi agenti armati e in mimetica d…

MOSCA – Persino gli eleganti negozi e café che circondano gli Stagni del Patriarca, il quartiere art nouveau dell’élite moscovita, hanno ricoperto le vetrine di nastri nero-arancio e poster in bianco e nero dei soldati dell’Armata Rossa che entrano a Berlino. Stendardi rossi costeggiano ponti, piazze e viali. Per celebrare l’ottantesimo anniversario del trionfo sovietico sul nazismo, non c’è angolo di Mosca che non sia stato tappezzato dalla parola Pobeda, “Vittoria”, in un sottinteso intreccio tra l’annuale rito della nostalgia per il glorioso passato e la retorica del presente sulla “denazificazione” dell’odierna Ucraina, tra la Grande Guerra Patriottica contro il Terzo Reich e l’Operazione militare speciale contro Kiev.

I cellulari si levano a riprendere i carri armati e i sistemi antimissilistici che rullano sull’asfalto per le prove della parata militare che si terrà il 9 maggio. I turisti cinesi assiepati alle transenne presidiate da minacciosi agenti armati e in mimetica della Rosgvardija strepitano e urlano quando appare un’unità dell’Esercito Popolare di Liberazione. Venerdì più di dieci reparti militari di Paesi “amici” prenderanno parte alla sfilata commemorativa in Piazza Rossa. E in tribuna, accanto a Vladimir Putin e ai pochi veterani pluridecorati superstiti, ci saranno una ventina di leader stranieri. Per questo la provocazione di Volodymyr Zelensky, «Non garantiremo la loro sicurezza», alle autorità russe proprio non va giù.

Il presidente russo aveva proposto una tregua dall’8 al 10 maggio proprio in occasione delle commemorazioni della fine della Seconda Guerra Mondiale che si terranno anche in Europa. Una mossa non solo inutile, ma anche opportunistica, a detta di Zelensky, «una messa in scena teatrale» mirata a «creare un’atmosfera piacevole... affinché gli ospiti di Putin si sentano a loro agio e al sicuro». «È impossibile raggiungere un accordo su qualsiasi cosa in tre, cinque o sette giorni. Siamo onesti. Non sembra una cosa seria. Nessuno aiuterà Putin nel suo gioco», dice il presidente ucraino respingendo ogni «responsabilità di ciò che accadrà» perché Mosca potrebbe organizzare provocazioni per poi incolpare Kiev. «Sconsigliamo di visitare la Federazione Russa per motivi di sicurezza», avverte. «Se lo fate, è una vostra decisione personale».

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Nonostante le sanzioni e il mandato d’arresto internazionale contro Putin, quest’anno in Piazza Rossa ci saranno il cinese Xi Jinping, ospite d’onore, lo slovacco Fico, unico esponente Ue, il serbo Vucic, Dodik della Republika Srpska, il brasiliano Lula, il venezuelano Maduro, il cubano Diaz-Canel, il vietnamita To Lam, il palestinese Mahmoud Abbas e il burkinabé Traoré, oltre ai fedeli satrapi dell’area post-sovietica, dall’alleato bielorusso Aleksandr Lukashenko a Gunba, neo-leader della separatista Abkhazia che la Russia è tra i pochi Paesi a riconoscere. Benché Washington e Mosca non confermino la presenza del segretario di Stato americano Marco Rubio ventilata dalla tv della Difesa Zvezda, l’elenco basta perché Mosca risponda con un fuoco di fila alle parole di Zelensky.

L’ex presidente e premier Dmitrij Medvedev, oggi numero due del Consiglio di Sicurezza, come al solito non va per il sottile: «Nel caso di una vera provocazione nel Giorno della Vittoria, nessuno può garantire che Kiev arriverà al 10 maggio». La portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova tuona contro quella che definisce una «minaccia diretta ai leader mondiali… e all’incolumità fisica dei veterani che parteciperanno alle parate e alle celebrazioni di questo giorno sacro». Il portavoce del Cremlino convoca in fretta e furia un briefing con la stampa. «L’iniziativa russa di un cessate il fuoco mirava a testare la disponibilità di Kiev a trovare soluzioni per una pace sostenibile a lungo termine. Ci aspettiamo dichiarazioni non ambigue, ma definitive e, soprattutto, azioni volte alla de-escalation durante le festività», si augura. Toni più pacati, ma non manca la stilettata. Il rifiuto ucraino della tregua, dice, «dimostra chiaramente che la base ideologica dell’attuale regime di Kiev è il neonazismo».

Lo scontro a distanza riecheggia anche tra i moscoviti che si sono radunati per le prove lungo il Bulvarnoe koltsò, l’anello dei Boulevard che cinge il centro della capitale. Il ventunenne Sergej — «niente cognome» — con la fidanzata si ferma a guardare un cartellone che accosta un soldato sovietico e una odierna bimba russa, entrambi con una colomba in mano. «Radici nel passato, ali nel futuro», recita lo slogan. «Ma — commenta amaro Sergej — mai che si parli di pace».

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