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Israele, scontro tra il capo di Stato maggiore e il ministro Ben Gvir sugli aiuti a Gaza

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Il ministro della Sicurezza nazionale: “Non capisco perché dobbiamo dargli qualcosa (ai gazawi, ndr)”. Il generale Zamir lo attacca: “Queste idee ci mettono tutti a rischio”
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Scontro tra falco e più falco nel Consiglio di sicurezza israeliano che ha approvato la nuova offensiva su Gaza, denominata “Carri di Gedeone”. Da una parte il Capo di Stato maggiore, il generale Eyal Zamir, che ha illustrato il piano militare ai rappresentanti di governo, dall’altra Itamar Ben-Gvir, il ministro della Sicurezza nazionale e faro dell’estrema destra messianica. Il motivo del litigio non è stato il piano in sé, preparato dal generale Zamir e approvato all’unanimità nonostante apra uno scenario di incognite per il futuro della Striscia di Gaza, ma la questione degli aiuti umanitari.

Da due mesi, come è noto, Israele blocca ogni ingresso nella Striscia: non entra cibo, non entra acqua, non entrano carburante e medicinali. La popolazione è affamata e allo stremo, la comunità internazionale continua a lanciare appelli a Netanyahu rimasti finora inascoltati. Il Consiglio di sicurezza, presieduto dal premier, ieri ha discusso uno schema per la prossima distribuzione degli…

Scontro tra falco e più falco nel Consiglio di sicurezza israeliano che ha approvato la nuova offensiva su Gaza, denominata “Carri di Gedeone”. Da una parte il Capo di Stato maggiore, il generale Eyal Zamir, che ha illustrato il piano militare ai rappresentanti di governo, dall’altra Itamar Ben-Gvir, il ministro della Sicurezza nazionale e faro dell’estrema destra messianica. Il motivo del litigio non è stato il piano in sé, preparato dal generale Zamir e approvato all’unanimità nonostante apra uno scenario di incognite per il futuro della Striscia di Gaza, ma la questione degli aiuti umanitari.

Da due mesi, come è noto, Israele blocca ogni ingresso nella Striscia: non entra cibo, non entra acqua, non entrano carburante e medicinali. La popolazione è affamata e allo stremo, la comunità internazionale continua a lanciare appelli a Netanyahu rimasti finora inascoltati. Il Consiglio di sicurezza, presieduto dal premier, ieri ha discusso uno schema per la prossima distribuzione degli aiuti umanitari che si servirà di aziende private straniere per evitare ogni possibile interferenza di Hamas. Tutti si sono detti d’accordo, tranne uno, Ben-Gvir, che se ne è uscito così: “Non capisco perché dobbiamo dargli qualcosa (ai gazawi, ndr), hanno cibo a sufficienza. Dovremmo bombardare le riserve di cibo di Hamas”. A quel punto il Capo di Stato maggiore è sbottato: “Queste idee ci mettono tutti a rischio”.

La ricostruzione del dialogo a dir poco acceso è finita sui media israeliani, che hanno parlato con fonti presenti alla riunione di governo. Dopo il primo scambio tra i due, è intervenuto Netanyahu in difesa di Ben-Gvir, il cui sostegno è cruciale per tenere in piedi il governo. “I ministri hanno il diritto di esprimersi anche se le loro opinioni vanno contro quella degli ufficiali”. Ma il generale Zamir non ha fatto passi indietro e anzi si è scagliato contro tutta la rappresentanza. “Non sapete di cosa state parlando. Ci state mettendo tutti a rischio. C’è una legge internazionale al riguardo e siamo obbligati a rispettarla. Non possiamo affamare la Striscia di Gaza, le vostre dichiarazioni sono pericolose”.

Il punto, ripetiamo, sono gli aiuti umanitari. Il generale, comandante delle forze armate, sa bene che più i palestinesi saranno lasciati a morire di fame, e più aumenterà la rabbia verso chiunque, nella Striscia, indossi una divisa dello Stato ebraico. Oltretutto, il nuovo meccanismo prevede un possibile ruolo attivo delle truppe nel controllo della distribuzione. Netanyahu quindi ha ripreso di nuovo il generale: “Scusate, ogni ministro qui può esprimere opinioni. Se i ministri dicono cose che vanno contro la legge, è il dovere della procuratrice generale chiarire loro cosa impone la legge”.

La procuratrice era lì, presente, e a stare a quanto hanno riferito chi ha assistito allo scontro, ha precisato: “Secondo le norme, Israele è obbligato a permettere l’ingresso degli aiuti umanitari”. Ben-Gvir ha provato a replicare ancora (“Hanno cibo a sufficienza, non capisco. Da quando siamo obbligati a dare aiuti a chi ci combatte? Dove è scritto nelle leggi internazionali?”) ma l’ultima parola è stata del generale che ha fatto sapere che non ha intenzione di impiegare i suoi soldati nella distribuzione del cibo per non esporli a rischi. “E fine della storia”, ha aggiunto.

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