Kupchan: “Trump prepara l’opinione pubblica al flop dopo la promessa di pace in Ucraina in 24 ore”
dal nostro corrispondente Paolo Mastrolilli«Trump sta preparando l’opinione pubblica al fallimento della sua mediazione sull’Ucraina». Charles Kupchan, che aveva gestito questa crisi alla Casa Bianca quando Obama era presidente, spera ancora nella «possibilità un accordo», ma nello stesso tempo avverte che «gli Usa devono prepararsi alla possibilità che Putin lo rifiuti e la guerra duri ancora a lungo».
L’incontro in Vaticano fra Trump e Zelensky ha cambiato le cose?
«Penso sia stato potenzialmente un punto di svolta, soprattutto se lo si mette in relazione con l’accordo sui minerali. Ma sarei cauto nel trarre conclusioni affrettate, perché non è la prima volta che Trump parla della necessità di aumentare la pressione su Putin. Finora però sembrava decisamente orientato a favore della Russia, mentre adesso è più impegnato con l’Ucraina».
L’accordo sui minerali è la ragione di questa svolta?
«È importante per diverse ragioni. È il primo documento in cui l’amministrazione Trump articola il risultato che vorrebbe, impegnando…
«Trump sta preparando l’opinione pubblica al fallimento della sua mediazione sull’Ucraina». Charles Kupchan, che aveva gestito questa crisi alla Casa Bianca quando Obama era presidente, spera ancora nella «possibilità un accordo», ma nello stesso tempo avverte che «gli Usa devono prepararsi alla possibilità che Putin lo rifiuti e la guerra duri ancora a lungo».
L’incontro in Vaticano fra Trump e Zelensky ha cambiato le cose?
«Penso sia stato potenzialmente un punto di svolta, soprattutto se lo si mette in relazione con l’accordo sui minerali. Ma sarei cauto nel trarre conclusioni affrettate, perché non è la prima volta che Trump parla della necessità di aumentare la pressione su Putin. Finora però sembrava decisamente orientato a favore della Russia, mentre adesso è più impegnato con l’Ucraina».
L’accordo sui minerali è la ragione di questa svolta?
«È importante per diverse ragioni. È il primo documento in cui l’amministrazione Trump articola il risultato che vorrebbe, impegnandosi per un’Ucraina libera, sovrana e sicura. Ciò significa rifiutare le richieste massimaliste di Putin per Kiev smilitarizzata, “denazificata” e senza armi dall’Occidente. Poi Usa e Ucraina sono ora in allineamento strategico e Washington ha un interesse diretto a salvare Kiev. Infine, Trump ha sempre lamentato che la guerra faceva perdere soldi agli Stati Uniti, mentre ora potrà dire che verranno ripagati».
Il “New York Times” rivela che riprendono le forniture di Patriot.
«È molto importante, perché fino a pochi giorni fa non c’era alcun segnale che gli Usa avrebbero continuato a fornire armi all’Ucraina, e una delle carenze più gravi che Kiev deve affrontare è quella della difesa aerea».
Perché Trump dice che la pace potrebbe essere impossibile?
«A giudicare dal linguaggio usato, cerca di preparare l’opinione pubblica al fallimento, dopo aver detto che avrebbe chiuso la guerra in 24 ore. Penso abbia sottovalutato drasticamente quanto fosse difficile raggiungere un accordo, e soprattutto Putin, da cui finora non è venuto alcun segnale di una possibile rinuncia agli obiettivi massimalistici. Per quanto ne sappiamo, mira ancora alla sottomissione dell’Ucraina e così l’accordo è impossibile».
Trump minaccia di lasciare il negoziato per alzare la pressione?
«In parte, ma potrebbe anche essere un riflesso realistico della sua frustrazione. Credeva che una volta in carica avrebbe chiamato il suo migliore amico Vladimir, e Putin avrebbe chiuso l’accordo. Poi avrebbe fatto un po’ di pressione su Zelensky e la partita sarebbe finita. Non è così che funziona, è stato ingenuo».
E cosa dovrebbe fare ora?
«Questo negoziato non è andato bene perché è stato gestito molto male. Trump ha fatto la cosa giusta nel cercare di chiudere la guerra, parlare con Putin e incontrare i russi in Arabia, però doveva anche fare prima i compiti, sedendosi con europei e ucraini per elaborare un piano coerente e poi negoziare con Mosca. Invece ha iniziato facendo concessioni prima ancora di trattare, tipo il riconoscimento della Crimea o il “no” all’ingresso dell’Ucraina nella Nato. Sono errori da principiante. Ora può ancora correggersi e negoziare duramente con i russi. Se Mosca rifiuterà, gli Usa dovranno prepararsi ad una guerra lunga, chiedendo al Congresso più armi e soldi. Non credo però che sia già venuto il momento di rinunciare alla trattativa».
Perché?
«Putin vuole soggiogare l’Ucraina, ma tiene anche al rapporto con Trump. Ha interesse alla revoca delle sanzioni e alla riabilitazione internazionale. Poi magari più avanti invaderà di nuovo, per questo serve un accordo che dia garanzie a Kiev».
Inasprire le sanzioni su Mosca potrebbe servire?
«Potenzialmente. Però se arriviamo al punto in cui Trump è così frustrato da voler punire Putin, questo potrebbe significare la fine del negoziato, perché non credo che il capo del Cremlino accetti di fare marcia indietro sotto pressione, dimostrando che cede alla forza della Casa Bianca».