E’ un cambio radicale di strategia militare, che lascia perplessi gli stessi israeliani, allarma ulteriormente le organizzazioni umanitarie e si porta dietro mille incognite. Perché, per dirla con le parole di un ufficiale a conoscenza dei dettagli del nuovo piano denominato "Carri di Gedeone” e approvato dal Consiglio di sicurezza, si passa dai raid mirati “all’occupazione militare del territorio e al mantenimento della presenza israeliana a Gaza”.
Si apre così uno scenario che era stato evitato per tutto quest’anno e mezzo di guerra ad Hamas. E che ottiene il silenzio-assenso di Donald Trump, il quale da quando è tornato alla Casa Bianca ha approvato tutte le scelte di Netanyahu, comprese rompere la tregua e bloccare l’ingresso di cibo, acqua, medicinali e carburante destinati alla popolazione palestinese. "Agiremo se a Doha non sarà raggiunto un accordo per il rilascio degli ostaggi entro la metà di maggio, quando Trump visiterà la regione”, fanno sapere le autorità israeliane.
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E’ un cambio radicale di strategia militare, che lascia perplessi gli stessi israeliani, allarma ulteriormente le organizzazioni umanitarie e si porta dietro mille incognite. Perché, per dirla con le parole di un ufficiale a conoscenza dei dettagli del nuovo piano denominato "Carri di Gedeone” e approvato dal Consiglio di sicurezza, si passa dai raid mirati “all’occupazione militare del territorio e al mantenimento della presenza israeliana a Gaza”.
Si apre così uno scenario che era stato evitato per tutto quest’anno e mezzo di guerra ad Hamas. E che ottiene il silenzio-assenso di Donald Trump, il quale da quando è tornato alla Casa Bianca ha approvato tutte le scelte di Netanyahu, comprese rompere la tregua e bloccare l’ingresso di cibo, acqua, medicinali e carburante destinati alla popolazione palestinese. "Agiremo se a Doha non sarà raggiunto un accordo per il rilascio degli ostaggi entro la metà di maggio, quando Trump visiterà la regione”, fanno sapere le autorità israeliane.
Il piano di Netanyahu, illustrato dal capo di stato maggiore Eyal Zamir e approvato nella notte da tutti i ministri che fanno parte del Consiglio, in una prima fase prevede la conquista da parte dell’Israeli defence forces (Idf) di larghe parti della Striscia e l’espansione della zona cuscinetto che corre lungo i confini. Non più, o meglio, non solo più operazioni singole e temporanee per colpire la leadership politica del movimento islamista palestinese e le unità combattenti, quanto piuttosto la presenza continuativa delle truppe sul territorio con basi e check-point disseminati ovunque. Tre, al momento, sono le divisioni israeliane a Gaza. “Comunque non toccheremo le zone dove si sospetta siano detenuti gli ostaggi”, precisa una fonte dell’Idf. “La conquista delle aree, che non riguarderà l'intera Striscia, porterà a attività intensiva di bonifica dei tunnel”.
Un mese fa il governo israeliano aveva annunciato per la prima volta l’intenzione di inglobare un’intera città, Rafah, nella security zone e di ampliare fino al corridoio Morag l’area dove nessun palestinese può entrare o vivere. Calcolata tutta insieme, inclusi la terra a ridosso del recinto e il corridoio Netzarim, la zona cuscinetto copriva allora quasi il 20 per cento della Striscia.
Netanyahu intende allargarla ulteriormente per spingere la popolazione palestinese (2 milioni di persone allo stremo, affamate dal blocco imposto da Israele) a concentrarsi nel centro-sud della Striscia, tra Deir Al Balah e Khan Yunis. Secondo il premier dello Stato ebraico, il controllo del territorio e della distribuzione degli aiuti umanitari, “ci permetterà di raggiungere entrambi gli obiettivi della guerra, che sono la distruzione di Hamas e il ritorno degli ostaggi”.
Le famiglie dei rapiti la pensano esattamente al contrario, ritengono che Netanyahu, tra territorio e ostaggi, abbia definitivamente scelto per il primo a scapito dei secondi. La trattativa di Doha è in stallo da settimane. A quanto risulta, però, il piano non sarà messo in pratica subito per due motivi.
Intanto perché Netanyahu aspetta di vedere quali effetti avrà la visita istituzionale di Trump nella regione (Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar) tra una decina di giorni. E poi, per occupare militarmente l’intera Striscia di Gaza ha bisogno del ritorno in servizio di decine di migliaia di riservisti che già nelle settimane scorse si sono lamentati per la rottura delle tregua e la ripresa dei bombardamenti nelle stesse zone dove già avevano già combattuto.
Non a caso poche ore prima della riunione del Consiglio di sicurezza israeliano, lo Stato maggiore delle forze armate ha cominciato a emettere migliaia di ordini di richiamo in servizio per i riservisti che andranno a sostituire i soldati ora posizionati in Cisgiordania e al confine nord col Libano. E che si apprestano a spostarsi a Gaza per il nuovo piano: l’occupazione della maggior parte della Striscia.