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I gioielli sacri del Buddha all’asta ad Hong Kong, l’India protesta: “Restituiteci i manufatti”

Foto: Profilo Instagram Sotheby's 
I tesori sono stati messi in vendita da tre discendenti del britannico che fece la straordinaria scoperta nel villaggio indiano di Piprahwa nel 1898. Ministero della Cultura di New Delhi: “La loro vendita viola le leggi indiane, le norme internazionali e le convenzioni delle Nazioni Unite”
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PECHINO – Quell’asta non s’ha da fare. Il governo indiano protesta e chiede che i gioielli legati alle spoglie del Buddha - che dovrebbero andare all’asta domani, 7 maggio, da Sotheby’s a Hong Kong - vengano restituiti all’India, dove furono rinvenuti più di un secolo fa da un funzionario coloniale britannico.

“Chiediamo a Sotheby's Hong Kong di ritirare immediatamente i reperti dall'asta e di collaborare con le autorità indiane per restituire questi manufatti sacri al loro legittimo proprietario”, dice il Ministero della Cultura di New Delhi.

I tesori - che includono ametiste, granati, coralli, cristallo di rocca - sono stati messi in vendita da tre discendenti di William Claxton Peppé, ingegnere britannico che fece la straordinaria scoperta nel villaggio di Piprahwa nel 1898.

PECHINO – Quell’asta non s’ha da fare. Il governo indiano protesta e chiede che i gioielli legati alle spoglie del Buddha - che dovrebbero andare all’asta domani, 7 maggio, da Sotheby’s a Hong Kong - vengano restituiti all’India, dove furono rinvenuti più di un secolo fa da un funzionario coloniale britannico.

“Chiediamo a Sotheby's Hong Kong di ritirare immediatamente i reperti dall'asta e di collaborare con le autorità indiane per restituire questi manufatti sacri al loro legittimo proprietario”, dice il Ministero della Cultura di New Delhi.

I tesori - che includono ametiste, granati, coralli, cristallo di rocca - sono stati messi in vendita da tre discendenti di William Claxton Peppé, ingegnere britannico che fece la straordinaria scoperta nel villaggio di Piprahwa nel 1898.

In una lettera pubblicata su Instagram si legge che “il Ministero della Cultura del governo indiano ha emesso una diffida legale nei confronti di Sotheby's Hong Kong e del sig. Chris Peppé, erede di William Claxton Peppé, chiedendo l'immediata sospensione dell'asta e la restituzione all’India. Sotheby's ha risposto alla diffida legale assicurando che la questione sarà seguita con la massima attenzione. Queste sacre reliquie, rinvenute nel 1898 nello Stupa di Piprahwa (Uttar Pradesh), fanno parte del patrimonio spirituale e culturale dell'India e della comunità buddista mondiale. La loro vendita viola le leggi indiane, le norme internazionali e le convenzioni delle Nazioni Unite”.

Come ricorda il Guardian, le gemme “in origine erano state sepolte in un monumento funerario, uno stupa, a Piprahwa, nell'attuale Uttar Pradesh, in India, intorno al 240-200 a.C., quando furono mischiate con alcune delle ceneri del Buddha, morto intorno al 480 a.C. La corona britannica rivendicò il ritrovamento di Peppé in base all'Indian Treasure Trove Act del 1878”. Sul sito di Sotheby’s si legge che “la maggior parte delle gemme fu inviata al Museo Indiano di Calcutta, ma Peppé ottenne dal governo il permesso di conservare i “duplicati”, che costituivano circa un quinto del ritrovamento totale”.

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