GERUSALEMME – Una giornata ad alta tensione dentro e fuori la Knesset, mentre si delineavano sempre più chiari i contorni della nuova offensiva che Israele è pronta a sferrare a Gaza. Centinaia di persone si sono radunate a Gerusalemme davanti alla Knesset, il parlamento israeliano, chiedendo un accordo con Hamas per ottenere il rilascio degli ostaggi ancora detenuti nella Striscia. La protesta è esplosa quando i leader politici e militari hanno confermato l’operazione a Gaza, che potrebbe mettere in pericolo gli ostaggi ancora in vita — 24 secondo le stime delle autorità. Familiari dei rapiti e decine di manifestanti hanno bloccato le strade che portano agli uffici del governo, sono iniziati scontri con la polizia, a dimostrazione del clima sempre più pesante che sta vivendo il Paese.
Nel corso di una discussione infuocata alla Commissione Affari Costituzionali, Einav Zangauker, madre di Matan, 24 anni, rapito dal Kibbutz Nir Oz, ha ricordato che migliaia di riservisti chiamati …
GERUSALEMME – Una giornata ad alta tensione dentro e fuori la Knesset, mentre si delineavano sempre più chiari i contorni della nuova offensiva che Israele è pronta a sferrare a Gaza. Centinaia di persone si sono radunate a Gerusalemme davanti alla Knesset, il parlamento israeliano, chiedendo un accordo con Hamas per ottenere il rilascio degli ostaggi ancora detenuti nella Striscia. La protesta è esplosa quando i leader politici e militari hanno confermato l’operazione a Gaza, che potrebbe mettere in pericolo gli ostaggi ancora in vita — 24 secondo le stime delle autorità. Familiari dei rapiti e decine di manifestanti hanno bloccato le strade che portano agli uffici del governo, sono iniziati scontri con la polizia, a dimostrazione del clima sempre più pesante che sta vivendo il Paese.
Nel corso di una discussione infuocata alla Commissione Affari Costituzionali, Einav Zangauker, madre di Matan, 24 anni, rapito dal Kibbutz Nir Oz, ha ricordato che migliaia di riservisti chiamati per combattere a Gaza «si stanno chiedendo se sia giusto presentarsi in servizio». Ed è stata accusata di incoraggiare la diserzione dal capo della commissione, il parlamentare del Partito Sionista Religioso Simcha Rothman, che l’ha invitata a lasciare l’incontro.
«Il governo ha deciso di inviare soldati eroici e coraggiosi in un’operazione che comporterà l’uccisione di ostaggi e morti tra i soldati», è l’intervento durissimo di Zangauker, che da ex elettrice del Likud e del premier Benjamin Netanyahu, è diventata uno dei simboli della lotta contro il governo. «Pensate che la gente se ne starà in silenzio? Ci sono famiglie che non hanno la minima informazione di dove si trova il corpo dei loro cari? E a quale scopo? L’occupazione? Netanyahu sta cambiando gli obiettivi della guerra, tutto secondo considerazioni politiche, tutto secondo interessi», ha attaccato. Facendo riferimento alle parole del Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, che ha espresso la sua soddisfazione per l’intenzione di Israele di occupare Gaza.
Intanto il Forum delle famiglie degli ostaggi ha lanciato quello che ha definito un “allarme rosso”. «L’espansione delle operazioni militari espone ogni ostaggio a gravi rischi», è il comunicato pubblicato dal gruppo. «Per tante famiglie non ci sarà vittoria senza il ritorno dei propri cari, vivi e defunti — è la protesta delle associazioni — Il popolo israeliano si è espresso chiaramente: oltre il 70% ritiene che il rilascio degli ostaggi sia la nostra massima priorità. Questo schiacciante consenso pubblico riflette i valori fondamentali della nostra nazione. Imploriamo chi prende le nostre decisioni: date la priorità agli ostaggi».
Alcune centinaia di manifestanti si erano radunati prima davanti all’ufficio di Netanyahu a Gerusalemme, poi sono stati dispersi e hanno marciato verso la Knesset, tra loro diversi familiari di ostaggi. Più tardi sono esplosi gli scontri con la polizia: una persona è stata arrestata.
A criticare la strategia del governo sono stati anche esponenti dell’opposizione. «Per oltre un anno e mezzo non si è registrato alcun progresso nel sostituire il regime di Hamas», ha affermato il leader del partito Unità Nazionale Benny Gantz, sottolineando come il ritorno degli ostaggi debba essere la priorità. «Questa non è una guerra per la sicurezza, ma per il controllo», ha dichiarato Avigdor Liberman di Yisrael Beytenu, accusando Netanyahu di essere disposto a qualsiasi cosa per mantenere il potere. «Anche a costo della vita di ostaggi e soldati israeliani».