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Da Mosca cauta apertura a Trump: “Incontro con Putin necessario”

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Il Cremlino cerca di tenere i canali aperti con gli Usa ma prende tempo: il vertice non sarà nei prossimi giorni. Il tycoon torna ottimista
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MOSCA – «No, il presidente non ha in programma alcun viaggio in Medio Oriente per metà maggio». Il portavoce Dmitrij Peskov ha smentito l’ipotesi di un vertice tra Vladimir Putin e Donald Trump a margine della visita del presidente statunitense prevista la prossima settimana in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Ma non ha chiuso la porta. «Un incontro del genere è chiaramente sulla bocca di tutti e, per molti versi, pensiamo sia certamente necessario». Peskov ha però insistito che un eventuale faccia a faccia «deve essere preparato di conseguenza e richiede sforzi a vari livelli di esperti», inclusi «contatti continui» tra Mosca e Washington. «Ma finora non ci sono dettagli concreti al riguardo».

Anche Trump, tornando a Washington dal weekend in Florida, a chi gli chiedeva di un possibile vertice a Riad, ha risposto: «No, non ci abbiamo pensato». Salvo aggiungere di aver avuto «ottime discussioni» negli ultimi giorni. «Siamo in un buona posizione per trovare un accordo…

MOSCA – «No, il presidente non ha in programma alcun viaggio in Medio Oriente per metà maggio». Il portavoce Dmitrij Peskov ha smentito l’ipotesi di un vertice tra Vladimir Putin e Donald Trump a margine della visita del presidente statunitense prevista la prossima settimana in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Ma non ha chiuso la porta. «Un incontro del genere è chiaramente sulla bocca di tutti e, per molti versi, pensiamo sia certamente necessario». Peskov ha però insistito che un eventuale faccia a faccia «deve essere preparato di conseguenza e richiede sforzi a vari livelli di esperti», inclusi «contatti continui» tra Mosca e Washington. «Ma finora non ci sono dettagli concreti al riguardo».

Anche Trump, tornando a Washington dal weekend in Florida, a chi gli chiedeva di un possibile vertice a Riad, ha risposto: «No, non ci abbiamo pensato». Salvo aggiungere di aver avuto «ottime discussioni» negli ultimi giorni. «Siamo in un buona posizione per trovare un accordo. La Russia lo vuole, l’Ucraina lo vuole. Putin ha annunciato una tregua di tre giorni, non sembra granché, ma è molto se si considera da dove siamo partiti». Quasi una rettifica rispetto alla rassegnata dichiarazione a Nbc News di domenica: «Forse la pace non è possibile». E dopo una telefonata con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, l’unico che in tre anni sia riuscito a mediare tra Kiev e Mosca, Trump ha anche scritto sul social Truth di «non vedere l’ora di collaborare» con lui «per porre fine alla ridicola, ma mortale, guerra tra Russia e Ucraina, ORA!». Maiuscole ed esclamativo di chi non ha ancora gettato la spugna.

Stando al Moscow Times, nei mesi scorsi, Washington avrebbe premuto per anticipare il faccia a faccia tra Putin e Trump, mentre Mosca avrebbe preso tempo rischiando però che «Washington perdesse interesse». Nei piani, l’incontro «sulla bocca di tutti» doveva coronare un eventuale cessate-il-fuoco, ma, dato che i negoziati si sono incagliati sulle proposte e controproposte di tregue respinte da una parte o dall’altra, l’ipotesi sembra per ora accantonata, ma — Mosca spera — non archiviata.

Putin, ha fatto sapere Peskov, intanto si prepara a una settimana d’incontri. Una ventina di leader stranieri sono attesi alla parata che venerdì commemorerà 80 anni dal trionfo sovietico sul nazismo, dal cinese Xi Jinping e allo slovacco Fico. Alla lista ieri si sono aggiunti anche il presidente della Mongolia Ukhnaagiin Khürelsükh e il capo della giunta birmana Min Aung Hlaing. Di pari passo crescono le preoccupazioni per la sicurezza. Ieri quattro droni ucraini sono stati abbattuti alle porte di Mosca e, non a caso, sono iniziate interruzioni ai servizi di diversi operatori di telefonia mobile.

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