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Carney frena Trump: “Il Canada non è in vendita”

(afp)

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Il nuovo premier canadese ricevuto dal tycoon alla Casa Bianca. Incontro teso su tariffe e sul 51° Stato ma senza liti in pubblico
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NEW YORK – La visita di ieri alla Casa Bianca del nuovo premier canadese Mark Carney è stata una lezione su come essere in disaccordo con Donald Trump, e ribadirlo con fermezza, senza litigarci in pubblico come l’ucraino Zelensky. Se ciò porterà ad un accordo per risolvere la guerra commerciale fra i due vicini, escludendo che Ottawa diventi la capitale del cinquantunesimo Stato Usa, e se offrirà un esempio da seguire anche agli altri Paesi colpiti dai dazi, resta invece tutto da vedere. Anche perché quando Carney ha riaffermato che «il Canada non è in vendita», Trump ha risposto così: «Mai dire mai».

La prima visita del nuovo premier, eletto in larga parte per la reazione degli elettori alla prepotenza del presidente americano, era…

NEW YORK – La visita di ieri alla Casa Bianca del nuovo premier canadese Mark Carney è stata una lezione su come essere in disaccordo con Donald Trump, e ribadirlo con fermezza, senza litigarci in pubblico come l’ucraino Zelensky. Se ciò porterà ad un accordo per risolvere la guerra commerciale fra i due vicini, escludendo che Ottawa diventi la capitale del cinquantunesimo Stato Usa, e se offrirà un esempio da seguire anche agli altri Paesi colpiti dai dazi, resta invece tutto da vedere. Anche perché quando Carney ha riaffermato che «il Canada non è in vendita», Trump ha risposto così: «Mai dire mai».

La prima visita del nuovo premier, eletto in larga parte per la reazione degli elettori alla prepotenza del presidente americano, era stata introdotta nel peggiore possibile dei modi. Infatti il segretario al Commercio Howard Lutnick, architetto dei dazi, durante un’intervista con Fox Business ha accusato l’alleato e vicino di essere «un regime socialista che si è nutrito dell’America per decenni». Nel frattempo, il capo della Casa Bianca ha dato questo benvenuto sul social Truth: «Non vedo l’ora di incontrare il nuovo primo ministro del Canada, Mark Carney, e desidero tanto lavorare con lui, ma non riesco a capire una semplice verità: perché l’America sovvenziona il Canada con 200 miliardi di dollari all’anno, oltre a fornirgli protezione militare gratuita e molte altre cose? Non abbiamo bisogno delle loro auto, della loro energia, non abbiamo bisogno del loro legname, non abbiamo bisogno di nulla di ciò che hanno, a parte la loro amicizia, che speriamo di mantenere sempre. Loro, d’altra parte, hanno bisogno di tutto da noi!». Le cose non stanno esattamente così, perché l’interscambio fra i due Paesi è di 2,7 miliardi di dollari di beni al giorno e il Canada è la prima destinazione per le esportazioni di 36 Stati americani. Inoltre produce il 60% del petrolio importato dagli Usa e l’85% dell’elettricità. È il primo fornitore di acciaio, alluminio e uranio, e possiede 34 minerali rari di cui il Pentagono ha bisogno per difendere il paese. È vero però che l’economia canadese dipende dalle esportazioni, che per il 77% vanno verso il confine meridionale. Una relazione complessa, dunque, che però fino ad ieri ha avvantaggiato ed è stata utile ad entrambi.

Una volta seduti davanti al caminetto dell’Ufficio Ovale, Trump si è congratulato con Carney per la vittoria: «Il suo partito stava perdendo. È stato uno dei più grandi ritorni politici della storia, quasi più grande del mio». Donald ha detto senza peli sulla lingua che non gli piaceva il predecessore Trudeau, ma il nuovo premier, ex governatore della Bank of England, è di un’altra pasta. Quindi ha assicurato che «voglio essere amico del Canada, al di là di tutto». Nello stesso tempo, però, ha ripetuto che «per i canadesi sarebbe un enorme vantaggio diventare parte degli Usa».

Carney non ha abbozzato, e usando una retorica familiare a Trump, gli ha risposto: «Nell’immobiliare, ci sono alcune cose che non sono mai in vendita. Avendo incontrato i proprietari del Canada in campagna elettorale, posso dire che non è in vendita e non lo sarà mai». I vantaggi, semmai, verranno dalla prosecuzione della “partnership” tra i due Paesi, incluso l’aumento degli investimenti nella difesa. Il capo della Casa Bianca non si è arrabbiato come con Zelensky, ma ha replicato: «Mai dire mai. Sarebbe un bel matrimonio. Lo dirà il tempo».

Quindi i due hanno discusso dei cambiamenti all’accordo commerciale Usmca col Messico. Trump ha detto che Carney non lo ha convinto a togliere i dazi del 25% già imposti, ripetendo che vuole costruire negli Usa le auto e gli altri beni importati dal Canada. Fa parte del negoziato, che dice si aprirà presto anche con la Cina, perché «non sta andando bene e vuole un accordo». Si vedrà ora se è l’inizio di una nuova fase nella strategia dei dazi.

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