✕

L’Idf bombarda Sana’a. Tregua separata tra Stati Uniti e Houthi

Ascolta l'audio

Distrutto l’aeroporto, poi Trump annuncia: “I ribelli si arrendono”. Gli yemeniti: “Stop agli attacchi nel Mar Rosso, non contro Israele”
2 minuti di lettura

Mentre Israele scatena una campagna di attacchi contro gli Houthi, distruggendo anche l’aeroporto internazionale di Sana’a, Donald Trump annuncia a sorpresa la fine delle ostilità con il movimento fondamentalista yemenita: «Si sono arresi, non combatteranno più – ha dichiarato durante la conferenza stampa con il premier canadese Carney -. Hanno detto “per favore non bombardateci e noi smetteremo di attaccare le vostre navi”. Io rispetto queste parole e interromperemo le nostre azioni».

Poco dopo, il ministero degli Esteri dell’Oman ha confermato: «Grazie alla nostra mediazione, Usa e Houthi hanno deciso il cessate il fuoco». Il portavoce dei miliziani sciiti ha però definito «imprecise» le parole di Trump e ribadito la linea tenuta dal 7 ottobre 2023 in appoggio ad Hamas: «Non prenderemo di mira le navi americane ma non fermeremo le incursioni nel Mar Rosso e contro Israele finché non sarà terminata l’aggressione a Gaza». Anzi, la tregua viene propagandata come «una spaccatura ne…

Mentre Israele scatena una campagna di attacchi contro gli Houthi, distruggendo anche l’aeroporto internazionale di Sana’a, Donald Trump annuncia a sorpresa la fine delle ostilità con il movimento fondamentalista yemenita: «Si sono arresi, non combatteranno più – ha dichiarato durante la conferenza stampa con il premier canadese Carney -. Hanno detto “per favore non bombardateci e noi smetteremo di attaccare le vostre navi”. Io rispetto queste parole e interromperemo le nostre azioni».

Poco dopo, il ministero degli Esteri dell’Oman ha confermato: «Grazie alla nostra mediazione, Usa e Houthi hanno deciso il cessate il fuoco». Il portavoce dei miliziani sciiti ha però definito «imprecise» le parole di Trump e ribadito la linea tenuta dal 7 ottobre 2023 in appoggio ad Hamas: «Non prenderemo di mira le navi americane ma non fermeremo le incursioni nel Mar Rosso e contro Israele finché non sarà terminata l’aggressione a Gaza». Anzi, la tregua viene propagandata come «una spaccatura nel sostegno statunitense allo Stato ebraico».

Secondo fonti militari citate dalla Cnn,il Pentagono ha già sospeso l’operazione “Rough Riders”: la prima iniziativa bellica di Trump, ordinata lo scorso 15 marzo senza consultare gli alleati. Da allora le squadriglie di due portaerei e sei superbombardieri stealth B2 hanno colpito quasi mille obiettivi in territorio yemenita.

Secondo i media, la notizia è stata accolta con stupore e irritazione dal governo israeliano, ignaro della tregua negoziata da Washington. Lunedì un missile balistico lanciato dagli Houthi è riuscito a superare il doppio scudo difensivo israeliano e americano, esplodendo nei viali dell’aeroporto internazionale di Tel Aviv a pochi metri dal terminal. Dopo poche ore è scattata la rappresaglia, culminata ieri pomeriggio con il raid contro l’aeroporto di Sana’a: un jet Ilyushin da trasporto è stato carbonizzato; inceneriti i depositi di carburante; messe fuori uso tutte le piste, il terminal passeggeri e la torre di controllo. La popolazione era stata preavvertita da Israele con un comunicato che invitava ad abbandonare l’infrastruttura. Il ministro della Difesa Katz l’ha definito «un segnale alla piovra iraniana, che ha la responsabilità per gli assalti lanciati dallo Yemen contro il nostro Paese». «Ho detto molte volte – ha aggiunto il premier Netanyahu - che il sangue ricadrà sulla testa di chiunque attacchi Israele». Immediata la replica degli Houthi: «Hanno superato una linea rossa, adesso si aspettino la nostra risposta».

Non è chiaro se l’azione diplomatica americana sia parte di un più largo negoziato con l’Iran, con il prossimo incontro previsto domenica proprio in Oman. Oppure se punta a separare il movimento fondamentalista yemenita dalla Repubblica islamica, approfondendo l’isolamento di Teheran che ha già visto decimare gli hezbollah libanesi e scomparire il regime alleato di Damasco. Già in passato gli Houthi hanno assunto posizioni autonome rispetto alla teocrazia iraniana, avviando relazioni dirette con le altre formazioni armate sciite in Iraq. La campagna di aggressioni contro la navigazione civile nel Mar Rosso è stata inizialmente diretta contro le navi considerate legate a Israele, per poi alzare il tiro contro tutti i mercantili occidentali. Questo ha provocato l’intervento di una flotta europea per scortare il traffico commerciale, mentre Stati Uniti e Gran Bretagna hanno iniziato a colpire le strutture militari yemenite. Scontri che si sono interrotti durante le tregue a Gaza e hanno vissuto una sostanziale pausa dall’inizio dell’anno fino all’operazione voluta da Trump in marzo.

Per Israele lo Yemen sta diventando il quarto fronte di guerra: già otto volte l’aviazione ha colpito le installazioni degli Houthi, distanti quasi duemila chilometri. Oltre a Gaza, le forze armate sono schierate in Libano, dove mantengono cinque caposaldi e continuano a colpire Hezbollah, e nella Siria meridionale, dove hanno occupato una fascia sul confine e distrutto tutte le installazioni militari sostenendo la resistenza della comunità drusa contro le nuove autorità di Damasco.

Leggi i commenti