Missili sul Pakistan, India: “Così distruggiamo i terroristi”. La replica: “Uccisi i civili”
di Carlo PizzatiCHENNAI – L’operazione Sindoor ha colpito poco prima dell’alba del 7 maggio. Mentre nel Kashmir e nel Punjab pakistani, pur nell’ansia di un attacco previsto, la popolazione dormiva, almeno 24 missili indiani hanno colpito nove diverse località. Subito l’allarme dagli altoparlanti delle moschee ha invitato la popolazione a mettersi in salvo sulle montagne. È stato il più poderoso attacco dell’aviazione militare indiana al Pakistan negli ultimi cinquant’anni, esclusi i quattro conflitti combattuti tra le due potenze nucleari. Ed è la prima volta dalla guerra del 1971 che l’India colpisce il Punjab pakistano. Ci sarà un’escalation?
Più che l’inventario di morti e feriti, conta il controllo della narrativa. Pakistan e India forniscono versioni divergenti. Ieri a Delhi, il Foreign Secretary Vikram Misri ha elencato le centinaia di militari e civili uccisi negli ultimi decenni in assalti terroristici islamisti in India: il 2008 a Mumbai, il 2016 a Uri, il 2019 a Pulwama, e, due settimane f…
CHENNAI – L’operazione Sindoor ha colpito poco prima dell’alba del 7 maggio. Mentre nel Kashmir e nel Punjab pakistani, pur nell’ansia di un attacco previsto, la popolazione dormiva, almeno 24 missili indiani hanno colpito nove diverse località. Subito l’allarme dagli altoparlanti delle moschee ha invitato la popolazione a mettersi in salvo sulle montagne. È stato il più poderoso attacco dell’aviazione militare indiana al Pakistan negli ultimi cinquant’anni, esclusi i quattro conflitti combattuti tra le due potenze nucleari. Ed è la prima volta dalla guerra del 1971 che l’India colpisce il Punjab pakistano. Ci sarà un’escalation?
Più che l’inventario di morti e feriti, conta il controllo della narrativa. Pakistan e India forniscono versioni divergenti. Ieri a Delhi, il Foreign Secretary Vikram Misri ha elencato le centinaia di militari e civili uccisi negli ultimi decenni in assalti terroristici islamisti in India: il 2008 a Mumbai, il 2016 a Uri, il 2019 a Pulwama, e, due settimane fa, i 26 civili indù giustiziati a Pahalgam, nel Kashmir.
Missili indiani sul Pakistan: fuoco, palazzi sventrati e resti di guerra tra le macerie
Misri ha giustificato l’attacco come risposta all’attentato, che – secondo il governo di Narendra Modi, pur senza aver presentato prove – sarebbe stato orchestrato dal Pakistan. I bombardamenti “renderanno inoffensivi i campi di addestramento dei terroristi, prevenendo nuovi attacchi.” Gli obiettivi, per Delhi, erano basi di terroristi islamico: cinque nel Kashmir pakistano (compreso un presunto campo di Jaish-e-Mohammend viciono a Muzaffarabad) e quattro nel Punjab – quello che l’India dice essere un quartier generale del Jaish-e-Mohammed a Bahawalpur, e poi Muridke, Shakar Garh e Sialkot. Gli ufficiali indiani hanno prodotto una mappa con 21 presunti campi terroristici oltre frontiera.
Il Pakistan nega. Non si tratterebbe di campi di addestramento, ma di innocui villaggi dove sono stati uccisi 26 civili (lo stesso numero di indiani giustiziati il 22 aprile in Kashmir), con dozzine di feriti. Tra le vittime, però, dieci sono parenti di Masood Azhar, leader di Jaish-e-Mohammed. Questo gruppo, insieme a Lashkar-e-Taiba e Hizb-ul-Mujahideen, è ritenuto dagli indiani responsabile dell’ultimo attentato. Sono state colpite anche alcune moschee che, per i fedeli, “non c’entrano proprio nulla”.
Islamabad afferma d’aver abbattuto cinque jet indiani dell’operazione Sindoor. E nel Kashmir indiano confermano: tre caccia precipitati vicino a Srinagar; i piloti ricoverati d’urgenza. Il Pakistan ha reagito bombardando alcune abitazioni al confine indiano, uccidendo 15 civili.
Quanto dureranno questi sanguinosi battibecchi? Da una parte, l’India rabbiosa che voleva dimostrare come il “suo” Kashmir sia sicuro per i turisti, nonostante la repressione condotta con metodi antidemocratici contro i kashmiri cui è stato arbitrariamente revocato lo statuto speciale nel 2019. L’anno scorso erano arrivati 23 milioni di visitatori, rilanciando l’economia. Oggi quel sogno di normalità sembra svanire.
Dall’altra parte, c’è il Pakistan che nega coinvolgimenti nella strage di Pahalgam. E chiede di vedere le prove concrete, si appella all’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite che tutela il diritto all’autodifesa. Il premier Shehbaz Sharif ha ordinato all’aviazione pakistana di prepararsi a un contrattacco in risposta all’operazione Sindoor.
Mentre nella regione si sospendono oltre 500 voli, cresce la tensione e l’attesa per il contraccolpo da Islamabad, in quella che si preannuncia come una partita pericolosa che si spera possa essere disinnescata dalla diplomazia. Intanto, ci si aspetta un’altra lunga notte sul confine del Kashmir.
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