TEL AVIV – Aspettando Trump, il governo israeliano incassa sdegno e reazioni negative al Piano Netanyahu di espansione dell’occupazione militare a Gaza. A cominciare dal presidente francese Emmanuel Macron che, nella conferenza stampa congiunta con il nuovo cancelliere tedesco, definisce “inaccettabile” il comportamento di Israele “che non rispetta il diritto umanitario a Gaza e intende sfollare la popolazione civile”.
Lo spostamento dei gazawi (più di 2 milioni di persone) nella zona meridionale della Striscia, il controllo di cibo, acqua e medicine in ingresso e la selezione delle ong deputate a distribuire gli aiuti, sono i contestati pilastri su cui si regge il nuovo piano “per distruggere Hamas”, approvato domenica notte dal Consiglio di Sicurezza.
Sarà messo in pratica se la visita di Donald Trump in Medio Oriente, prevista per la prossima settimana, si concluderà senza un accordo a Doha per la liberazione dei 59 ostaggi, di cui 24 (Trump in realtà dice 21) sono ancora vivi…
TEL AVIV – Aspettando Trump, il governo israeliano incassa sdegno e reazioni negative al Piano Netanyahu di espansione dell’occupazione militare a Gaza. A cominciare dal presidente francese Emmanuel Macron che, nella conferenza stampa congiunta con il nuovo cancelliere tedesco, definisce “inaccettabile” il comportamento di Israele “che non rispetta il diritto umanitario a Gaza e intende sfollare la popolazione civile”.
Lo spostamento dei gazawi (più di 2 milioni di persone) nella zona meridionale della Striscia, il controllo di cibo, acqua e medicine in ingresso e la selezione delle ong deputate a distribuire gli aiuti, sono i contestati pilastri su cui si regge il nuovo piano “per distruggere Hamas”, approvato domenica notte dal Consiglio di Sicurezza.
Sarà messo in pratica se la visita di Donald Trump in Medio Oriente, prevista per la prossima settimana, si concluderà senza un accordo a Doha per la liberazione dei 59 ostaggi, di cui 24 (Trump in realtà dice 21) sono ancora vivi. Il presidente americano ha annunciato “un’importantissima novità” che, a quanto risulta da fonti diplomatiche, è legata proprio al meccanismo della distribuzione degli aiuti. Tema sul quale si è espressa anche Hamas attraverso Bassem Naeem, dell'ufficio politico, parlando della volontà di raggiungere con i mediatori un accordo parziale per la liberazione di alcuni ostaggi in cambio di alcuni giorni limitati in cui verrà consegnato cibo alla popolazione della Striscia.
È dunque una fase di attesa che però non ferma i bombardamenti. Lo dimostrano i 15 palestinesi uccisi oggi da un raid israeliano che ha colpito la scuola Al-Karama. “Dentro vi avevano trovato riparo gli sfollati nel quartiere di Tuffah, est di Gaza City”, spiega il portavoce della Difesa civile palestinese, Mahmud Bassial. In un altro attacco aereo ieri, nel campo Bureij, erano morte 33 persone.
Il blocco degli aiuti umanitari supera i due mesi ed è un altro elemento che attira la deplorazione internazionale su Netanyahu. “La situazione a Gaza è sempre più intollerabile, sono preoccupato dalla mancanza di aiuti”, questo è il premier britannico Keir Starmer, durante il question time alla Camera dei Comuni. L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, ritiene che il governo di Israele “mira a infliggere ai palestinesi condizioni di vita sempre più incompatibili con la possibilità di continuare un’esistenza a Gaza come gruppo”. Anche i ministri degli Esteri di Spagna, Islanda, Irlanda, Norvegia, Slovenia e Lussemburgo respingono il Piano, opponendosi “a qualsiasi cambiamento demografico o territoriale a Gaza”.
La posizione di Antonio Tajani è più articolata. “Sosteniamo il progetto egiziano per la ricostruzione di Gaza e la soluzione dei due popoli e due stati”, dichiara il ministro degli Esteri italiano. “Riconoscere lo Stato di Palestina oggi però non serve a niente, lo hanno fatto altri Paesi è non ha prodotto effetto. Le priorità sono arrivare al cessate il fuoco e far nascere lo Stato palestinese”.