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“Un governo provvisorio Usa per il dopoguerra a Gaza”

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Il piano americano, che ricorda l’Iraq post-Saddam, è ancora in fase di elaborazione ed è stato svelato dall’agenzia Reuters. L’inviato di Trump Witkoff ne parlerà all’Onu assieme a quello per far ripartire gli aiuti umanitari
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Tel Aviv - Aspettando Trump, arriva Trump. La visita del presidente americano in Medio Oriente inizierà solo tra cinque giorni, ma le intenzioni del tycoon per Gaza filtrano già in Israele. Per il dopoguerra gli Stati Uniti vogliono formare nella Striscia un governo provvisorio guidato da un funzionario americano, aperto al contributo di altri Paesi e composto da tecnocrati palestinesi. Il funzionario - riferisce la Reuters - supervisionerà Gaza «fino a quando non sarà del tutto smilitarizzata» e potrà poi trasferire il potere a un’amministrazione tutta palestinese. «La durata del governo di transizione dipenderà dalla situazione sul campo».

Il piano è allo studio preliminare e viene discusso ai massimi livelli. Non è detto che si concretizze…

Tel Aviv - Aspettando Trump, arriva Trump. La visita del presidente americano in Medio Oriente inizierà solo tra cinque giorni, ma le intenzioni del tycoon per Gaza filtrano già in Israele. Per il dopoguerra gli Stati Uniti vogliono formare nella Striscia un governo provvisorio guidato da un funzionario americano, aperto al contributo di altri Paesi e composto da tecnocrati palestinesi. Il funzionario - riferisce la Reuters - supervisionerà Gaza «fino a quando non sarà del tutto smilitarizzata» e potrà poi trasferire il potere a un’amministrazione tutta palestinese. «La durata del governo di transizione dipenderà dalla situazione sul campo».

Il piano è allo studio preliminare e viene discusso ai massimi livelli. Non è detto che si concretizzerà perché Israele si può mettere di traverso, ma sul tavolo del day after c’è questo. Il modello ricorda l’Iraq nel 2003, quando fu istituita un’autorità provvisoria della coalizione intervenuta contro Saddam Hussein: non esattamente un buon auspicio, visto che venne percepita dagli iracheni come occupante e portò a numerosi atti di guerriglia. A Gaza, nella prima fase, l’Autorità nazionale palestinese non sarà chiamata a partecipare al governo transitorio. Hamas verrà tagliata fuori del tutto.

Trump non si è ancora espresso su questo piano per il dopoguerra. Durante il giuramento di Steve Witkoff come suo inviato speciale in Medio Oriente, ha parlato di «un annuncio molto molto importante, il più grande che si possa fare» alla vigilia del suo viaggio in Arabia Saudita, Emirati e Qatar (nessuna tappa in Israele). Alcuni diplomatici ipotizzano che riguardi gli aiuti umanitari nella Striscia, interrotti dal blocco imposto più di due mesi fa da Israele che ha trascinato milioni di palestinesi sull’orlo della carestia, e in effetti Witkoff terrà un briefing al Consiglio di sicurezza dell’Onu per spiegare il piano Usa per Gaza, concentrandosi sul meccanismo di distribuzione di alimenti e acqua proposto insieme a Israele e respinto dalle Nazioni Unite e dalle organizzazioni umanitarie. «Sono in corso molte interlocuzioni, c’è una nuova proposta per il rilascio degli ostaggi e il cessate il fuoco, ne saprete di più entro 24 ore», ha detto il tycoon.

Aspettando Trump, dunque, Netanyahu raccoglie sdegno e reazioni negative al progetto di espandere l’occupazione militare a Gaza. A cominciare dal presidente francese Macron, che definisce «inaccettabile» il comportamento di Israele «che non rispetta il diritto umanitario e intende sfollare la popolazione civile». Lo spostamento forzato dei gazawi (2 milioni di persone) nella zona sud della Striscia, il controllo della razione di cibo che spetterà a ciascun capofamiglia e la selezione delle ong deputate alla distribuzione a Rafah dove è in corso l’allestimento dell’hub, sono i contestati pilastri su cui si regge la nuova strategia «per distruggere Hamas». Sarà messa in pratica se la visita di Trump si concluderà senza un accordo a Doha per la liberazione dei 59 rapiti, di cui 21 ancora vivi. Il conteggio fino a poco tempo era di 24 vivi, ma nelle ultime ore Netanyahu ha ammesso: «Tre forse sono morti».

È dunque una fase di attesa che però non ferma i bombardamenti. 89 morti a Gaza City nell’arco di una giornata: 15 uccisi un raid sulla scuola Al-Karama, altri 33 (tra cui diversi bambini) in un attacco a un ristorante. «La situazione è sempre più intollerabile, sono preoccupato dalla mancanza di aiuti», dice il premier britannico Keir Starmer. L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, ritiene che il governo di Israele «mira a infliggere ai palestinesi condizioni di vita sempre più incompatibili con la possibilità di continuare un’esistenza a Gaza come gruppo». Anche i ministri degli Esteri di Spagna, Islanda, Irlanda, Norvegia, Slovenia e Lussemburgo respingono la strategia di Netanyahu.

La posizione italiana è più articolata. «Sosteniamo il progetto egiziano per la ricostruzione di Gaza e la soluzione dei due popoli e due stati», dichiara il ministro degli Esteri Tajani. «Riconoscere lo Stato di Palestina oggi però non serve a niente. Le priorità sono il cessate il fuoco e far nascere lo Stato palestinese».

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