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La lettera della ministra dell’Istruzione ad Harvard piena di strafalcioni: e diventa un caso

Il presidente Trump con la ministra Linda McMahon 

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Linda Mac Mahon, scelta da Trump pur non avendo alcun titolo, ha inviato all’università una lettera in cui la accusa di antisemitismo. Il documento arriva sulla rete con moltissime correzioni a penna rossa. E diventa virale
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New York - La ministra dell’Istruzione Linda McMahon ha inviato al presidente dell’università di Harvard, Alan Garber, una dura lettera formale in cui ha accusato i vertici non solo di aver favorito l’antisemitismo tra gli studenti ma di aver “ridicolizzato l’istruzione universitaria americana”. Nel giro di poche ore, però, la lettera si è trasformata in un clamoroso autogol e per un motivo imbarazzante: era zeppa di strafalcioni grammaticali, errori di sintassi e punteggiatura.

McMahon, diventata ministra senza nessuna esperienza precedente, essendo stata a capo di un impero del wrestling e dopo aver millantato in passato una laurea idonea per insegnare, è finita da accusatrice ad accusata. Su X è apparsa una foto di due pagine della lettera in carta intestata, firmata dalla ministra e segnata da decine di correzioni in rosso.

All’inizio quelle correzioni erano state attribuite alla stessa Università. In realtà le cose non stanno esattamente così. La lettera inviata da McMahon – que…

New York - La ministra dell’Istruzione Linda McMahon ha inviato al presidente dell’università di Harvard, Alan Garber, una dura lettera formale in cui ha accusato i vertici non solo di aver favorito l’antisemitismo tra gli studenti ma di aver “ridicolizzato l’istruzione universitaria americana”. Nel giro di poche ore, però, la lettera si è trasformata in un clamoroso autogol e per un motivo imbarazzante: era zeppa di strafalcioni grammaticali, errori di sintassi e punteggiatura.

McMahon, diventata ministra senza nessuna esperienza precedente, essendo stata a capo di un impero del wrestling e dopo aver millantato in passato una laurea idonea per insegnare, è finita da accusatrice ad accusata. Su X è apparsa una foto di due pagine della lettera in carta intestata, firmata dalla ministra e segnata da decine di correzioni in rosso.

All’inizio quelle correzioni erano state attribuite alla stessa Università. In realtà le cose non stanno esattamente così. La lettera inviata da McMahon – questa la ricostruzione del sito di factchecking Snopes –è autentica. Ma non c’è prova alcuna che le correzioni a penna rossa siano state fatte da funzionari di Harvard. L’ipotesi più accreditata è che le correzioni siano opera di un anonimo utente di X, che ha poi ripostato la lettera nella versione rivisitata per evidenziare gli errori della ministra.

L’università del Massachusetts è da tempo nel mirino del presidente Donald Trump, che ha bloccato oltre due miliardi di dollari di finanziamenti pubblici e tolto lo status di esenzione fiscale per oltre 52 miliardi.

L’odio mostrato verso la più antica università americana, secondo moltissimi utenti, ha messo in luce la frustrazione di chi in quell’università probabilmente non sarebbe mai riuscito a entrare. La crociata trumpiana è stata definita la “vendetta degli ignoranti”.

La lettera sgrammaticata è diventata così virale da generare in poche ore più di quattro milioni di interazioni. Molti gli spunti, a cui si sono aggiunte le annotazioni degli utenti, che hanno sottolineato altri errori: dall’uso esagerato delle maiuscole all’errata trascrizione, forse voluta, dei Democratici, chiamati in modo dispregiativo “democrat” anziché “democratic”, o l’uso di “sistemico” al posto di “sistematico”.

Nel testo appare un “molto” infilato nel mezzo di un passaggio di cui si è perso il senso. Molte frasi sono apparse troppo lunghe e senza virgole. E là dove le virgole sono state messe, erano nella posizione sbagliata. Tra gli errori segnalati anche il cattivo accordo tra soggetto e verbo, l’uso improprio di tempi verbali, frasi che non avevano un senso compiuto e parole scritte trumpianamente tutte in maiuscolo, poco in linea con una lettera istituzionale. In sole due pagine sono stati annotati più di una trentina di errori, più che sufficienti per prendere un giudizio negativo.

Sui social gli utenti si sono chiesti se una lettera scritta così male fosse frutto di un troll. Non lo era: il documento è stato pubblicato dal Washington Post e da The Harvard Crimsom e confermato dall’università. E gli errori erano tutti reali.

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