CHENNAI – Da ormai due giorni è una continua pioggia di droni tra India e Pakistan. E’ iniziata la rappresaglia di Islamabad, in questa pericolosa escalation tra le due potenze nucleari asiatiche. Con il calare del buio, forti esplosioni, bombardamenti e missili hanno colpito diversi villaggi e cittadine nella regione montana del Jammu, in India. Appena è scoppiato il caos, folle di commercianti e passanti sono fuggite nelle loro case, cercando di capire da dove arrivassero le scie e i bagliori rossi nel cielo, tra l’urlo delle sirene d’allarme. Il black out è subito totale. Poi anche a Baramulla, nel Kashmir, a Samba, e a Pathankor, nel Punjab. Cinque i settori colpiti, a pochi chilometri dal confine con il Pakistan, con le stesse scene di panico.
L’obiettivo è l’aeroporto di Jammu, in ritorsione ai bombardamenti con i droni indiani che poche ore prima avevano messo fuori uso l’aeroporto pachistano di Karachi e i radar della contraerea pakistana a Lahore. Delhi era trionfante: “Abbia…
CHENNAI – Da ormai due giorni è una continua pioggia di droni tra India e Pakistan. E’ iniziata la rappresaglia di Islamabad, in questa pericolosa escalation tra le due potenze nucleari asiatiche. Con il calare del buio, forti esplosioni, bombardamenti e missili hanno colpito diversi villaggi e cittadine nella regione montana del Jammu, in India. Appena è scoppiato il caos, folle di commercianti e passanti sono fuggite nelle loro case, cercando di capire da dove arrivassero le scie e i bagliori rossi nel cielo, tra l’urlo delle sirene d’allarme. Il black out è subito totale. Poi anche a Baramulla, nel Kashmir, a Samba, e a Pathankor, nel Punjab. Cinque i settori colpiti, a pochi chilometri dal confine con il Pakistan, con le stesse scene di panico.
L’obiettivo è l’aeroporto di Jammu, in ritorsione ai bombardamenti con i droni indiani che poche ore prima avevano messo fuori uso l’aeroporto pachistano di Karachi e i radar della contraerea pakistana a Lahore. Delhi era trionfante: “Abbiamo messo fuori uso i radar di difesa aerea.” Islamabad ha smentito, poiché in tutte le guerre, si sa, la prima vittima è la verità: “È solo un graffio. Il radar funziona.” L’attacco però è stato potente. Bilancio pakistano: un civile morto e quattro militari feriti.
Islamabad dichiara d’aver atterrato 25 droni durante l’attacco indiano di mercoledì notte. Uno persino sopra Rawalpindi, sede della fortezza/quartier generale dell’esercito pakistano. All’alba di giovedì, Delhi era riuscita a neutralizzare dozzine di droni e missili pachistani che avevano nel mirino 15 città “in zone militari” nel Jammu e Kashmir, ma anche nel Punjab, nel Gujarat e ad Amritsar. In serata non ce l’hanno più fatta. Bombe, droni e missili sono passati.
L’India ora è in fibrillazione. L’elettricità è respirabile tra i timori mescolati all’orgoglio di “aver inflitto un duro colpo al nemico”. Tanti hanno parenti arruolati nel secondo esercito più numeroso al mondo, con 1,45 milioni di militari. Come Anbarasu, autista Uber di Kanchipuram: “Mio fratello ha appena finito l’addestramento dei paracadutisti d’assalto a Goa. L’hanno trasferito subito in Kashmir, in guerra. Jai Hind! Viva l’India.”
Cresce l’angoscia, che si cerca di esorcizzare allenandosi per la guerra nelle scuole, tra i negozi e le strade nell’ampio raggio d’azione del nemico, nel nord indiano. In numerose città, gli scolari si proteggono sotto ai banchi da detriti immaginari da bombardamenti ora fin troppo immaginabili. Nei supermercati si simulano svenimenti per organizzare il trasporto a spalla di probabili feriti, nelle prove d’evacuazione. La guerra sta arrivando.
I black out temporanei in 250 distretti nel nord dell’India sono test dei “meccanismi di difesa civile,” per verificare come reagisce il sistema, valutando il livello di preparazione. Circolano liste d’emergenza di cibi di prima necessità, shampoo, dentifrici, kit di pronto soccorso e torce elettriche che, assieme ai flash dei telefoni, vanno usati con cautela “per non attirare i droni con una fuga di bagliori verso l’alto.”
Nelle stazioni e negli aeroporti c’è tensione, ma non panico, emerge una solidarietà bellica collettiva. Anche chi scrive, giovedì, è rimasto bloccato sei ore in un aeroporto indiano, tra proteste, rinvii, annunci contraddittori. Ma c’è più equilibrio del solito, poiché si compatta l’orgoglio nazionale.
In questo clima, India e Pakistan affrontano le lunghe notti disturbate dal ronzio dei droni, la morte dall’alto, i lugubri fuochi d’artificio. Per ora la de-escalation resta ben nascosta in quell’oscurità minacciosa e rombante, assieme alle due parole che indugiano nei retropensieri di tutti, qui in India: “guerra nucleare”.