L’ultimo giorno di Gaza: la mobilitazione perché la festa dell’Europa sia dedicata ai palestinesi
di Gabriella ColarussoNon si può celebrare l’Europa, il suo patrimonio di pace, senza parlare di Gaza. “Senza il mondo Gaza muore. Ed è altrettanto vero che senza Gaza siamo noi a morire. Noi, italiani, europei, umani”, scrivono i firmatari dell’appello che ha lanciato una giornata di mobilitazione, il 9 maggio, festa della Ue, per rompere il silenzio su quello che accade nella Striscia. In rete con gli hashtag #ultimogiornodigaza e #gazalastday e nelle piazze dove sono state organizzate decine di manifestazioni, l’appello degli ideatori è a parlare del conflitto in corso, della catastrofe umanitaria e degli oltre 50mila palestinesi uccisi nelle operazioni militari dell’esercito israeliano avviate in risposta al massacro di Hamas del 7 ottobre.
I firmatari
“Per ripudiare l’Europa delle guerre antiche e contemporanee, per proteggere l’Europa di pace nata da un conflitto mondiale, esiste un solo modo: proteggere le regole, il diritto, e la giustizia internazionale”, scrivono i firmatari tra cui ci sono anche…
Non si può celebrare l’Europa, il suo patrimonio di pace, senza parlare di Gaza. “Senza il mondo Gaza muore. Ed è altrettanto vero che senza Gaza siamo noi a morire. Noi, italiani, europei, umani”, scrivono i firmatari dell’appello che ha lanciato una giornata di mobilitazione, il 9 maggio, festa della Ue, per rompere il silenzio su quello che accade nella Striscia. In rete con gli hashtag #ultimogiornodigaza e #gazalastday e nelle piazze dove sono state organizzate decine di manifestazioni, l’appello degli ideatori è a parlare del conflitto in corso, della catastrofe umanitaria e degli oltre 50mila palestinesi uccisi nelle operazioni militari dell’esercito israeliano avviate in risposta al massacro di Hamas del 7 ottobre.
I firmatari
“Per ripudiare l’Europa delle guerre antiche e contemporanee, per proteggere l’Europa di pace nata da un conflitto mondiale, esiste un solo modo: proteggere le regole, il diritto, e la giustizia internazionale”, scrivono i firmatari tra cui ci sono anche la giornalista e scrittrice Paola Caridi, lo storico dell’arte Tomaso Montanari, la scrittrice Claudia Durastanti. Alla mobilitazione hanno aderito anche organizzazioni come Amnesty e Arci.
La situazione a Gaza
Pochi giorni fa, il governo Netanyahu ha annunciato una nuova operazione militare contro la Striscia, per conquistarne ampie aree, creando delle cosiddette “zone cuscinetto” e sfollare la popolazione. Da più di due mesi, Israele ha bloccato l’ingresso degli aiuti, a Gaza non entra nulla, cibo, acqua pulita, medicine: i morti dall’inizio del conflitto sono più di 50mila. A fine aprile più di 80 cucine da campo sono state chiuse per mancanza di rifornimenti, le organizzazioni internazionali denunciano l’uso illegale della fame come arma di guerra, la popolazione muore di malnutrizione.
Gli israeliani accusano Hamas di rubare gli aiuti e di rivenderli per continuare a finanziare le proprie attività e il reclutamento di nuove leve, soprattutto tra gli adolescenti. Nelle mani del gruppo palestinese ci sono ancora 59 ostaggi israeliani, una ventina ancora vivi, secondo le stime dell’intelligence. Hamas aveva accettato di rilasciarli in cambio del ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia e di una tregua di cinque anni. Israele ha rifiutato. Chiede il disarmo completo dell’organizzazione. Netanyahu ha fatto capire chiaramente che l’obiettivo della “vittoria totale” su Hamas è più importante anche della liberazione degli ostaggi israeliani rimasti a Gaza. Nel mezzo ci sono i palestinesi che continuano a morire.