Intervista a Merz: “La fine della guerra è la nostra grande sfida. Subito stretta sui migranti”
di Jan Philipp BurgardIl primo giorno da cancelliere federale ha portato Friedrich Merz (CDU) subito all’estero: dopo la visita al presidente francese Emmanuel Macron a Parigi, nel pomeriggio si è recato a Varsavia dal premier polacco Donald Tusk. Durante il volo ha concesso a Welt Tv un’intervista esclusiva.
Ha detto di voler aprire un nuovo capitolo delle relazioni franco-tedesche. Quali sono, per lei personalmente, le tre priorità principali su cui lavorare?
«La priorità numero uno resta fornire un contributo europeo affinché la guerra in Ucraina si concluda il prima possibile. È la sfida più grande che l’Europa affronta al momento attuale: questa terribile guerra, che dura ormai da oltre tre anni. Ma non ci troviamo solo di fronte a una crisi e a questa guerra: a tutto ciò sono connesse anche grandi opportunità. Una delle maggiori è quella di rafforzare la competitività dell’industria europea. Siamo grandi Stati membri dell’Unione Europea. Vogliamo impegnarci assieme in Europa affinché la burocrazia eu…
Il primo giorno da cancelliere federale ha portato Friedrich Merz (CDU) subito all’estero: dopo la visita al presidente francese Emmanuel Macron a Parigi, nel pomeriggio si è recato a Varsavia dal premier polacco Donald Tusk. Durante il volo ha concesso a Welt Tv un’intervista esclusiva.
Ha detto di voler aprire un nuovo capitolo delle relazioni franco-tedesche. Quali sono, per lei personalmente, le tre priorità principali su cui lavorare?
«La priorità numero uno resta fornire un contributo europeo affinché la guerra in Ucraina si concluda il prima possibile. È la sfida più grande che l’Europa affronta al momento attuale: questa terribile guerra, che dura ormai da oltre tre anni. Ma non ci troviamo solo di fronte a una crisi e a questa guerra: a tutto ciò sono connesse anche grandi opportunità. Una delle maggiori è quella di rafforzare la competitività dell’industria europea. Siamo grandi Stati membri dell’Unione Europea. Vogliamo impegnarci assieme in Europa affinché la burocrazia europea venga ridotta in maniera sistematica. Il terzo grande tema è naturalmente la capacità di difesa in seno alla Nato, alla luce dei cambiamenti che ora osserviamo anche da parte di Washington nei rapporti transatlantici. L’Europa deve diventare molto più autonoma».
Ci sarà una partecipazione tedesca allo scudo nucleare francese?
«La Francia ha offerto già da molti anni alla Germania la possibilità di discuterne. C’era già stata un’offerta da parte di Charles de Gaulle negli anni Sessanta. Io ho ripreso questa idea e ho detto: “Sì, possiamo parlarne, con la consapevolezza che a lungo termine non saremo in grado di sostituire con le nostre sole forze in Europa lo scudo nucleare, la protezione nucleare fornita dagli Stati Uniti nell’ambito dell’Alleanza Atlantica”».
La tappa successiva è stata in Polonia. Anche questo è un importante Paese vicino e partner, sia nel sostegno all’Ucraina, sia riguardo alla questione migratoria.
«Ho affrontato la questione dei migranti con il primo ministro polacco Donald Tusk. E anche con Emmanuel Macron. Siamo concordi sul fatto che noi membri dell’Unione Europea dobbiamo compiere un grande sforzo congiunto per ridurre la migrazione irregolare verso l’Europa. E sappiamo che i controlli alle frontiere interne possono essere solo una soluzione temporanea. Ma sono necessari, finché abbiamo una migrazione irregolare così elevata nell’Ue. E la Germania, nel centro dell’Europa. è uno dei Paesi più colpiti».
Trump si considera un dealmaker. Al momento non ragiona tanto in termini transatlantici quanto transazionali. Lei cosa può offrirgli per dissuaderlo dai dazi, che danneggiano pesantemente l’economia tedesca?
«In Europa condividiamo la convinzione che i dazi danneggino davvero tutte le parti in causa e non portino un reale vantaggio a nessuno. Le relazioni tra potenze economiche non sono un gioco a somma zero. Se le condizioni sono buone, tutti possono trarne vantaggio. Ed è proprio ciò che cercherò di spiegare a Trump».
Alcuni rappresentanti del governo americano hanno criticato la classificazione dell’AfD da parte dell’Ufficio per la salvaguardia della Costituzione come partito di estrema destra….
«Lo dirò sempre ai rappresentanti del governo americano, ovunque li incontri, che noi, almeno in massima parte, e in ogni caso per quanto mi riguarda, ci siamo tenuti fuori dalla campagna elettorale americana in questi ultimi anni. Noi non ci siamo schierati in maniera unilaterale a favore di uno dei candidati. E chiedo che, a parti invertite, loro rispettino lo stesso principio. Siamo democrazie funzionanti».
Lei ha dichiarato che Trump ha il nostro pieno sostegno se l’obiettivo è porre fine alle uccisioni in Ucraina. In concreto significa che lei sarebbe disposto anche a inviare soldati tedeschi in Ucraina?
«Al momento la questione non si pone. Siamo ancora lontani da un cessate il fuoco, e ancora più lontani da un accordo di pace. L’importante ora è che davvero, come annunciato dal governo russo, nel prossimo fine settimana ci sia un cessate il fuoco. Spero tanto che possa essere prolungato anche oltre il weekend. Ma questo dipende esclusivamente dal governo russo. Gli americani sono molto attivi in questo senso. Noi li sosteniamo. E poi bisognerà vedere come evolveranno le cose. È fondamentale che cessino le uccisioni in Ucraina. Tutto ciò che seguirà sarà un tema che noi in Europa dobbiamo affrontare, con l’Ucraina, ma anche naturalmente con il governo americano».
In che altro modo si potrebbero definire le garanzie di sicurezza o le attività di sorveglianza di una eventuale pace?
«Potremmo naturalmente continuare a fornire ulteriore sostegno, anche molto deciso, all’esercito ucraino, equipaggiarlo massicciamente, con l’aiuto degli Stati Uniti, in un grande sforzo congiunto europeo. Esiste tutto un ventaglio di possibilità per fare in modo di garantire un cessate il fuoco e che un successivo accordo di pace sia realmente rispettato».
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