NEW YORK – L’arcivescovo Timothy Broglio, presidente della Conferenza episcopale americana, ne è sicuro: «Le divergenze che esistevano con l’amministrazione Trump continueranno, anche se Leone XIV agirà come pastore, con una visione globale».
Cosa prova per l’elezione del primo papa americano?
«Sono molto contento, non unicamente per la nazionalità, ma piuttosto per la persona. Negli incontri che ho avuto con lui si è sempre mostrato molto disponibile. Cerca di agevolare il dialogo e risolvere i problemi. Sono contento che i cardinali abbiano pensato a lui e gli auguro ogni bene per il suo ministero».
Com’è di persona?
«Molto gentile e semplice. È molto intelligente, ma anche molto alla mano. Studia a fondo le questioni. L’ho incontrato come presidente della Conferenza episcopale, poi abbiamo avuto contatti durante il sinodo. L’ho trovato sempre molto interessante e molto interessato alla persona con cui stava parlando».
NEW YORK – L’arcivescovo Timothy Broglio, presidente della Conferenza episcopale americana, ne è sicuro: «Le divergenze che esistevano con l’amministrazione Trump continueranno, anche se Leone XIV agirà come pastore, con una visione globale».
Cosa prova per l’elezione del primo papa americano?
«Sono molto contento, non unicamente per la nazionalità, ma piuttosto per la persona. Negli incontri che ho avuto con lui si è sempre mostrato molto disponibile. Cerca di agevolare il dialogo e risolvere i problemi. Sono contento che i cardinali abbiano pensato a lui e gli auguro ogni bene per il suo ministero».
Com’è di persona?
«Molto gentile e semplice. È molto intelligente, ma anche molto alla mano. Studia a fondo le questioni. L’ho incontrato come presidente della Conferenza episcopale, poi abbiamo avuto contatti durante il sinodo. L’ho trovato sempre molto interessante e molto interessato alla persona con cui stava parlando».
Dal punto di vista teologico cosa si aspetta?
«Bisogna vedere cosa pensa lui. Credo sarà un uomo di Chiesa, nel cercare di compiere la missione che gli è stata affidata».
Lo vede in continuità con Francesco?
«Ovviamente il vescovo di Roma è sempre in continuità, però allo stesso tempo avrà la sua visione e darà la propria impronta».
Come sarà il rapporto con l’amministrazione Trump?
«Sono sicuro che sarà un uomo del Vangelo e della Chiesa. Questo ovviamente lo metterà in conflitto con il governo attuale su alcune questioni, soprattutto quella delle migrazioni e degli aiuti internazionali. Però il papa parla sempre come pastore e presumo cercherà di mettere tutto in un contesto più globale».
Francesco aveva scritto una dura lettera ai vescovi sui migranti.
«Questo certamente. Presumo che Leone XIV avesse avuto un ruolo nella preparazione di quella lettera».
Alle ultime elezioni i cattolici americani hanno votato in maggioranza per Trump. Il papa americano potrà influenzarli?
«Credo che lo ascolteranno con molto interesse. Molti hanno votato Trump per non votare Harris, e questo è anche un elemento da tenere in considerazione. Anche io sono d’accordo con alcune cose che il presidente ha fatto, ma sono a disagio con molte altre. Credo che il Santo Padre potrà parlare delle cose sostanziali e non di quelle accidentali. Questo sarà il suo grande dono».
Trump aveva auspicato che fosse eletto papa il cardinale di New York Timothy Dolan, forse perché lo vedeva più affine alle sue posizioni. Leone XIV va nella direzione opposta?
«Conosco il cardinale Dolan da più di cinquant’anni e sono sicuro che anche lui abbia grandi difficoltà rispetto ad alcune prese di posizione del presidente. Non penso che l’elezione del papa sia da valutare a favore o contro qualcuno».
Però alla vigilia si discuteva molto del bivio nella scelta tra un conservatore o un progressista.
«Questo è un dibattito interessante, ma non sono convinto che la distinzione fra conservatori e liberal sia così rilevante, anche perché non credo che un uomo come Prevost possa essere definito così semplicemente. Certamente era stato scelto da Francesco per essere a capo del dicastero per i vescovi, e quindi Bergoglio lo vedeva come un uomo che condivide un po’ la sua visione».