L’importanza di chiamarsi Leone: dallo scisma di Lutero alla svolta sugli operai
di Agostino Paravicini BaglianiÈ un indubbio desiderio di continuità con la tradizione. La scelta del nome da parte del Papa si distingue tuttavia da quella di alcuni suoi successori immediati.
Albino Luciani aveva scelto due nomi di papi – Giovanni e Paolo – che ricordavano i due papi che avevano aperto e continuato il Concilio Vaticano II, Giovanni XXIII e Paolo VI. Karol Woytila decise di chiamarsi Giovanni Paolo II, riprendendo il doppio nome del suo predecessore, forse anche in omaggio a un papa deceduto soltanto dopo trentatre giorni di pontificato.
I due papi più recenti – Benedetto XVI e Francesco – hanno scelto ambedue, ed è la prima volta nella storia del papato, due nomi di santi fra i più importanti nella storia del cristianesimo: Josef Ratzinger ha scelto san Benedetto, la cui Regola monastica ha svolto un ruolo deciso nella creazione dell’Europa cristiana da Carlomagno in poi; Jorge Bergoglio il nome di Francesco, un santo del XIII secolo che forse parla di più al mondo di oggi, per il suo intram…
È un indubbio desiderio di continuità con la tradizione. La scelta del nome da parte del Papa si distingue tuttavia da quella di alcuni suoi successori immediati.
Albino Luciani aveva scelto due nomi di papi – Giovanni e Paolo – che ricordavano i due papi che avevano aperto e continuato il Concilio Vaticano II, Giovanni XXIII e Paolo VI. Karol Woytila decise di chiamarsi Giovanni Paolo II, riprendendo il doppio nome del suo predecessore, forse anche in omaggio a un papa deceduto soltanto dopo trentatre giorni di pontificato.
I due papi più recenti – Benedetto XVI e Francesco – hanno scelto ambedue, ed è la prima volta nella storia del papato, due nomi di santi fra i più importanti nella storia del cristianesimo: Josef Ratzinger ha scelto san Benedetto, la cui Regola monastica ha svolto un ruolo deciso nella creazione dell’Europa cristiana da Carlomagno in poi; Jorge Bergoglio il nome di Francesco, un santo del XIII secolo che forse parla di più al mondo di oggi, per il suo intramontabile dialogo con la povertà, ma anche con la pace e con l’Islam. Due nomi che corrispondono a due scelte programmatiche fra le più evidenti nella storia del papato.
Ma perché Leone? Il pensiero si rivolge spontaneamente all’ultimo papa che ha portato questo nome, Vincenzo Gioacchino Pecci, nato il 2 marzo 1810 a Carpineto Romano e morto a Roma il 20 luglio 1903, dopo Pio IX (1846-1878) il papa dal pontificato più più lungo della storia, durato ben ventisette anni.
Il riferimento a Leone XIII assume un significato profondo, perché questo papa ha lasciato un’impronta di altissimo valore nella storia del papato contemporaneo, soprattutto con la pubblicazione dell’enciclica “Rerum novarum” (15 maggio 1891): il documento papale tra Otto e Novecento che più di ogni altro nasce da una profonda presa di coscienza della Chiesa dei problemi del mondo del lavoro sorti con l’industrializzazione della seconda metà dell’Ottocento.
Con questa enciclica papa Pecci offrì al mondo cattolico un’inedita e in larga misura inattesa prospettiva di dialogo con lo Stato liberale, con la società borghese e con il socialismo nascente. La sua elezione apparve provvidenziale ai cattolici liberali che individuavano in lui un pontefice in grado di comprendere «i grandi problemi» e «la situazione reale del mondo nel quale noi viviamo», come disse allora un cardinale di grande prestigio, Dupanloup.
Il nome Leone è un nome forte di papa. Leone I (440-461), noto per i suoi interventi nelle controverse cristologiche del V secolo – anche Leone XIV si è riferito più volte a Cristo nel suo discorso inaugurale – è il primo, e dopo Gregorio I (590-604), l’unico papa al quale la storia ha conferito il titolo di «Magno».
Leone IX (1049-1054), alsaziano e legato alla famiglia imperiale, fu il papa che ha dato il via, in modo determinante, al grande programma riformatore del papato dell’XI secolo, tradizionalmente definito come Riforma gregoriana.
Il fiorentino Giovanni Medici, papa Leone X dal 1513 al 1521, merita forse una menzione a parte. Leone X è infatti il papa che ha scomunicato Martin Lutero (1483-1546) con la bolla “Decet Romanum Pontificem” promulgata il 3 gennaio 1521. Il papa aveva dapprima emanato la bolla “Exsurge Domine”, con la quale dava a Lutero sessanta giorni di tempo per ritrattare, pena la scomunica. Per tutta risposta Lutero, il 10 dicembre 1520, diede pubblicamente fuoco a volumi di diritto canonico, nonché alla stessa bolla papale. Anche Martin Lutero è stato un religioso membro dell’ordine agostiniano prima di prendere polemicamente le distanze da Roma.
Robert Francis Prevost, un papa che nel suo discorso di apertura ha richiamato la sua appartenenza al suo ordine agostiniano, oltre che alla grande importanza che esso ha svolto sul piano teologico, può non sapere che Leone X ha scomunicato Martin Lutero? Forse un giorno ne sapremo di più. Forse però anche questo è un segnale che ci viene dal nuovo Papa con la scelta del suo nome, a prima vista insolito, nel senso della presa di coscienza di un possibile dialogo tra cristiani e tra religioni: forse tramite una rinnovata riflessione teologica, di cui, non a caso, il nuovo Papa ha sottolineato l’importanza.